Normale, consueto, naturale, quotidiano, secondo quanto stabilito: tanti sinonimi di ”ordinario” che qualifica il “diario” – già di per sé ordinario, e dunque lo rafforza – che forma questa raccolta di poesie. E così, lo svolgersi piano e apparentemente semplice del verso, d’improvviso si accende di una luce diversa, si eleva di un’ottava sopra la frequenza sonora del canto; proprio come succede nell’ordinario dei giorni.
Non facile, certo, né scontato, poiché l’ ispirazione manca, o a volte non viene colta e sfugge, e non resta che disegnare “il fiore della mancata ispirazione”.
L’Autrice compie un percorso non di ricerca del sé insieme a ricerca della poesia, quanto una ricerca dell’una dentro l’altra, in una “scatola” in cui vorrebbe entrare “tutto un mondo”; tra pensieri “bianchi, squadrati”; capriole in mezzo ai libri-spessore in cui “gli uomini di cultura del passato…sopravvivono”; tra “dubbi che scrocchiano”; “il taciuto” che contiene “gran parte dell’inespresso”; tra la “calma di cui mi vorrei nutrire” e lo “spirito da maratoneta” per affrontare la vita, come le diceva il padre.
Così, Ginevra può attraversare “i giorni dei moscerini”; “farsi aprire un bell’ombrello/ dentro il cervello”; fare una “poesia scapricciata”; mettere a tacere la memoria e godere del mondo matto: perché essere “donna adulta” per una “nata senza unghie” vuol dire “smettere di vivere come scolaretta” ma anche impilare i pensieri “bianchi,squadrati… per costruire un grattacielo… altissimo nel cielo” dove non c’è bello e pronto, ma viene generato il paradiso multicolore e carico di frutti, che farà “cadere luce calda sui nostri corpi”.
Per questo nell’ordinario, con il fare, con la speranza umana, nasce la Poesia.
Roma
Roma città mia,
dai denti neri, sampietrini sconnessi.
La chiesa di sguincio di fronte casa,
sopra al Tevere ha una delle tante
cupole, tutte le tette della città.
I turisti ti mangiano,
piano piano,
e sputano le tue ossa ai nostri piedi.
Tanto,
dopotutto,
chissenefrega.
Autoritratto
Un giorno,
m’incontrerò
e sarà
l’incedere affaticato di un gigante di donna;
i crucci
attorcigliati, riccioli
presi e infilati
uno ad uno
in una lunga collana rossa rossa.
Rosario di grande fortuna.
Lettera a mia madre
Non stringere le dita sul mio collo bianco.
A te torno, a te penso.
Penso ai nostri pomeriggi di pace, di silenziosa comprensione,
solidarietà, giochi e racconti di tempi andati.
Siamo figli, siamo frecce, falchi, siamo treni lanciati in corsa.
E siamo specchi con i piedi.
Così ti porto riflessa in me.
Ovunque vada.
Gallura
Niente premura,
sono in Gallura,
del continente
non mi frega niente.
Qui la vita
procede così,
non torno a Roma
fino a quel dì.
La piroetta
La vita per i cuori tristi
è un paesaggio chiuso. Così mi dico. Giovane donna
anch’io
in viaggio verso l’ignoto.
E vorrei
vivere un lasso di tempo vuoto
sordo
per il mio cuore altalenante.
E tornare
danzante
in una piroetta magica
con occhi schiariti
e ciglia festose con brillantini
d’argento.
Pagina bianca
Pagina bianca,
vuota.
Chiesa silenziosa.
Solitudini
e consolazione.
Siedo
a testa china.
Si scrive e si prega
prima per sé.
Confessione.
Prendono vita
le parole scritte.
Parole e pentimenti.
La preghiera
è nata.
Ed è un verso:
ti prego, stammi accanto.
Ginevra Lilli, Diario ordinario, Marco Saya Ed. Milano, 2014
Ginevra Lilli, poetessa e artista, vive e lavora a Roma, dove è nata nel 1972. Laura Lilli, sua madre adottiva, scrittrice, poeta e critico letterario per il quotidiano la Repubblica, scomparsa nel 2014, è stata la sua maestra di vita e di scrittura. Ginevra Lilli ha studiato giornalismo e oltre a scrivere poesie, disegna, fotografa e realizza ‘montaggi’ concettuali tra testi poetici e immagini, mettendo in relazione queste tre forme di espressione. Ha esposto i suoi lavori in due mostre a Roma. Diario ordinario è stato segnalato al Premio internazionale di Letteratura Città di Como – Edizione 2015.
Maurizio Rossi