Vivere nel tempo, percepirne le variazioni, i movimenti, le bellezze (rare) e il degrado (dilagante): sono azioni alle quali la poesia di Lorenzo Poggi ha dischiuso i suoi versi fin dagli inizi.
Il cammino tracciato nelle raccolte precedenti prosegue nelle poesie scritte tra il 2019 e il 2021 – quindi anche durante la pandemia, come testimoniano numerosi testi – e riunite nel volume che reca il titolo Del nostro tempo. L’io poetico, la cui presenza è chiaramente rintracciabile nelle composizioni, si riconosce dunque parte di una comunità di umani che condivide l’esistenza sul pianeta Terra in un determinato momento storico. La sua testimonianza si distingue, tuttavia, per l’attenzione costante a ciò che è dentro, così come a ciò che è fuori dal sé, sia che si tratti, in questo secondo caso, di evoluzioni e involuzioni (Alla corte dei miracoli, p. 75, Andando al “Maximo”, p. 76, Il partito del rancore, p. 81, Sale dai palazzi il fumo dei mugugni, p. 90) della civiltà, sia che ci si rivolga alle manifestazioni, silenziose (L’appuntamento, p. 37; Passeggiando tra eucalipti, p. 43) e parlanti (Il crepitio dell’autunno, p. 21), della natura.
Della pluridirezionalità dello sguardo sono prova evidente i titoli delle sezioni, in numero di quattro, come i movimenti di una sinfonia: Guardarsi dentro, Guardare fuori, Pensieri, Del nostro tempo.
Esse hanno in comune, pur nel variare del punto di vista, della focalizzazione scelti di movimento in movimento, alcune caratteristiche della scrittura poetica di Poggi: il dire chiaro, con una efficace alternanza di descrizione e di narrazione, alternanza espressa con un ricorso frequente sia alle figure retoriche dell’anafora, dell’allitterazione, della similitudine, sia a determinati tempi (il passato prossimo, soprattutto) e modi verbali (l’infinito, in particolare).
Ecco che, proprio partendo da tali ‘costanti’ nella poesia di Lorenzo Poggi, è possibile tracciare le vie “del nostro tempo” che il poeta individua tra i versi e con i versi.
Risalendo dall’ultima alla prima delle caratteristiche menzionate, vale a dire dalla frequenza d’uso del modo infinito, si può affermare, leggendo i versi, per esempio, di Balbettare sostanza (p. 14) e di Tra le crepe del tempo (p. 71), che l’infinito concorra efficacemente a disegnare un inventario delle fenomenologie umane, delle individuali così come delle collettive.
Il tempo verbale del passato prossimo ricorre ogni qualvolta il poeta rende conto delle proprie azioni, scelta ribelle, risposta sovente intenzionalmente inattuale all’intorpidimento o al soffocamento totale della ragione (a p. 84 c’è un testo che ha un titolo inequivocabile a questo proposito: Le ferie della ragione), come avviene nei testi Controvoglia (p. 16), Lungo il Tevere (p. 38), Passeggiata (p. 44), Pensieri (p. 65).
Le ricorrenti similitudini illustrano, con immagini che si offrono alla pronta comprensione, l’andamento visivo della poesia di Lorenzo Poggi. Talvolta le allitterazioni che le accompagnano o le seguono affiancano all’andamento visivo il procedere sonoro. In Assenza, la terzina iniziale presenta in rapida successione un verbo al passato prossimo, una similitudine e un’allitterazione, rispettivamente al primo, al secondo e al terzo verso: «Per giorni ho cullato questa musica dentro/ come un’amaca/ appollaiata tra festoni fruscianti.» (p. 13).
Con evidenza perfino maggiore rispetto alla similitudine, l’anafora, figura retorica frequente nelle poesie del volume Del nostro tempo, si assume il compito di evidenziare e ribadire concetti e fenomeni: «Pensieri che non toccano terra/ pensieri senza radici/ pensieri senza promesse di tronco/ pensieri come foglie d’autunno.» (Pensieri, p. 65). Le tre terzine in metri liberi del componimento A volte iniziano tutte con le stesse parole del titolo: «A volte m’incanto in un canto,/ quando mi sveglio/ non so più uscirne.// A volte mi fermo dove passa un ruscello,/ a lui vorrei chiedere/ dove ha imparato a cantare.// A volte le sento le voci di dentro,/ sono cori di luci antiche,/ lampadari di cristallo di rocca.» (p. 55).
Il dire chiaro della poesia di Lorenzo Poggi (dire chiaro non privo di richiami letterari, piuttosto lasciati tra le righe che strombazzati) è qualità costante nel variare dei temi, che comprendono, oltre a quelli menzionati in precedenza, un altro ‘universale’ della poesia: la ricerca della parola. Qui essa si manifesta come mescolanza originale di timidezza e irruenza in Alla pagina bianca (p. 11), come volontà di tuffare la propria mano nell’acqua, sostanza liquida, pur nella consapevolezza della fugacità di qualsiasi traccia ivi lasciata (Parole di prua, p. 42), come attesa paziente e solitaria nel tempo ostile (Il tempo del silenzio, p. 62), come rincorsa perenne di una purezza che non si lascia catturare, rinchiudere, cristallizzare (Pura parola, p. 66).
Lorenzo Poggi, Del nostro tempo. Poesie (2019-2021). Prefazione di Lorenzo Spurio, Edizioni Progetto Cultura 2024