Daniela Zambrano: La poesia ad occhi chiusi

Nota di lettura e scelta poesie di Maurizio Rossi

Ad/ occhi /chiusi / si osserva /molto meglio /il mondo” : la frammentazione della frase poetica rafforza il concetto e sottolinea l’accuratezza dell’osservazione che anima la poetica della Zambrano.

Nell’apparente gioco di parole delle poesie, non c’è manomissione, come direbbe Gianrico Carofiglio, un abuso o stravolgimento di significato; ma l’esempio di come sia ricco il nostro linguaggio e con quanta cura occorra esprimersi per comunicare le proprie visioni ed esperienze. “Ad occhi/ chi/ potrebbe dire di conoscere /il mondo/ di averlo esplorato come si fa/ coi sogni che ci esplodono dentro?”

Non è importante neppure sapere se gli occhi siano chiusi o aperti; quando i sogni esplodono dentro e le ossa si ossidano, l’aspetto, il viso, o l’atteggiamento, non si ossida, teso com’è a conservare una forma che forse coincide, o magari si adatta, alla sostanza.

Non è più tempo di volare, ma di assommare in fila indiana, come formiche, i giorni; di tessere una tela come un ragno, accorgendosi, ad un certo punto, di essere più simile alla bestia sola/ che alla pianta/ con il sole. Anche il sole, in fondo, in tutto il suo splendore è solo.

La poesia della Zambrano è una continua variazione, come si direbbe in musica, di una coscienza che si confonde, si intreccia, si rivela e si nasconde“cercando un sogno dove dimorare, cercando soglie da attraversare”; variazione che trasforma, perché tutto resti, così com’è, mutevole.


Ora che ho piedi appesi al chiodo

il volo s’è reso al suolo

nel suo liso vestitino di raso.

La vita qui è tutta

di formica in formica in fila indiana

di ragno che tesse per Maman la tela

di scarafaggio + scarafaggio

su Lucy in the sky la sera.

Mano che affondava nella piega

bocca che mangiava rideva

qui un tempo c’era


DI UN’ESTATE

Di essere stata rozza

volgare

me ne avvidi secoli dopo

più simile alla bestia sola

che alla pianta

con il sole

In quel tempo buio

non c’era luce

di notte

che non fosse la luna.

Calava il sonno

senza tedio o gioia

Non mi rammarico

di allora

irta di spine

della fame atavica

delle donne cattive

Ero semplice creatura

nell’immobilità apparente

non un libro a indicarmi

il modo d’essere cosciente

solo la terra e la casa

che poi sono la stessa cosa

Nessuna rima

da baciare

nessun letto di sposa

con lenzuola bianche

purezza

ma odore acre d’umiltà

e d’un giaciglio

per me stessa e una rosa


Fare le parole

parole origami

scrivere tra le pieghe

mami” e poi “m’ami?”

Fare le parole

modellandone il finale

in luogo del male

fare il mare


Daniela Zambrano (1980) vive e lavora a Milano come artista, attivista e insegnante. È autrice di poesie, canzoni, saggi, cortometraggi. È autrice e performer dello spettacolo musico-teatrale di poesia E venne tutto il paese …, in scena dal febbraio 2023.

Collabora con personalità del teatro e della letteratura per la messa in scena di performance, come Hiroshima mon amour, progetto ideato e performato in occasione della presentazione del libro Il mondo come progetto Manhattan di Jean Marc Royer, il 16 maggio 2024 a Piano Terra, Milano.

Poesie scelte (Transeuropa, 2023) è la sua prima silloge.