Controvento: così Francesco Curto intitola la nuova antologia di versi, seconda parte del volumetto che raccoglie Testi e testimonianze sulla sua poesia.
L’autore ha da tempo la consuetudine di riunire (con la solidale e competente collaborazione di Sandro Allegrini) la serie di attestati che critici, lettori, amici gli consegnano, a complemento di un libro pubblicato. In questo caso, il libro a cui si allega l’opuscolo è Suoni diversi, opera in cui, come si legge nel giudizio del premio FulgineaMente assegnato a Curto nel 2024 (per la sezione “Poesia”, presidente di giuria Maria Grazia Calandrone), si apprezza«la capacità di interpretare con immagini nitide e parole nette istanze forti che si declinano in atti di denuncia delle diseguaglianze in cui emerge la volontà di raccontare un mondo di reietti senza voce a cui Curto, con i suoi versi, vuole restituire dignità».
L’antologia Controvento riassume, nella selezione dei componimenti, oltre cinquanta anni di elaborazione poetica: dalla silloge di Liriche, dell’autore ancora adolescente (1968), fino a Versi sfusi (2021). Curto si è abituato, con cadenza regolare, a lasciare il segno, consegnando alle stampe volumi in cui, di volta in volta, accanto ai nuovi inediti, recupera e riordina poesie delle precedenti raccolte, in sequenza anche differente (quindi con effetti diVersi, titolo non a caso del libro del 2014). A conferma della propria coerenza e fedeltà a certi temi e tematiche, che lo rappresentano distinguendolo in maniera identitaria.
Operazione che significa anche, come ha ben scritto Anna Maria Trepaoli, essere «refrattari a un destino d’inaccettabile soluzione nell’effimero. Ma il cuore e la poesia fanno quadrato di fronte alla voragine del buio». Curto ha fermato il tempo, perché forse appunto la scrittura, quella poetica in special modo, ha questa virtù di sospenderne il corso in quell’attimo, in quell’istante in cui lo trascrive, convertendo la voce della parola nel segno grafico: «Io l’ho fermato il tempo / impigliato fin dentro i miei pensieri / sopra un foglio bianco / l’ho fatto prigioniero».
Ecco, anche in questa antologia ultima in data, i testi-matrice, gli ‘incunaboli’ della sua poesia e poetica, segni e segnali inconfondibili della sua voce e del suo mondo, di un vissuto autentico che trascende quindi in universo simbolico dall’infanzia all’età adulta.
Ecco, in apertura, Le nostre donne e Vecchi al sole: tornano le figurazioni ancestrali di uomini e donne del borgo nativo, Acri; si ravviva la memoria del quartiere in cui è cresciuto da bambino e ragazzo: Padìa, con il culmine della torre solitaria e antica («La collina ove dorme la torre ha il suo vento / e il grido dei cani che all’ombra vi fanno l’amore») e la “colonna sonora” del vento, il vento furioso che risale imperversando dal fiume Mucone («Dalla valle abbuiata ove dorme il Mucone / s’alza un tepore di vento che ruba i tormenti»).
Ed ecco, infine, la prospettiva dell’avvenire, con la dedica al nipote Lorenzo: «Ti lascio Lorenzo un sacco di parole […] / Ti lascio purtroppo gli arsenali di morte / che con l’odio abbiamo costruito […] / Ti prego di non farti prendere / dalla violenza del potere ma coltiva / il dissenso e lotta sempre con la parola». Qui si addensa il Curto “controvento”, nella coltivazione del dissenso e nella lotta con la parola, e questo messaggio consegna alla giovane vita del figlio di Marta sua figlia. «Ti lascio la mia fantasia in libertà / e il pensiero che non possono imprigionare / ogni giorno tentano di catturarti la mente / tu puoi cambiare strada e il mondo […] / Ti lascio un sacco pesante di parole / e una vita da costruire con i tuoi sogni / ti lascio questi versi sfusi impastati / col vento e il lievito della speranza per il futuro».
Sulla copertina del libro, una bellissima opera grafica, il disegno a china dell’amica artista poeta Serena Cavallini, intitolato appunto Controvento: un albero d’ulivo, il tronco spaccato e inclinato dall’energia del vento, a cui però resiste con tenacia nel tempo. Icona perfetta del poeta e della poesia.
Francesco Curto, Testi e testimonianze. Antologia Controvento, Perugia, Morlacchi, 2026
Francesco Curto è nato ad Acri (Cosenza) nel 1949; dal 1968 vive a Perugia. La sua opera è raccolta in Poesie 1968-2018 (a cura di Luigi M. Reale, Foligno, Bibliotheca Umbra, 2019) e Versi sfusi (a cura di Sandro Allegrini, Perugia, Morlacchi, 2022). Ha pubblicato anche il romanzo Il bivio (Perugia, Era Nuova, 2003).