Con il lapis* #54: Silvia Rosa, L’ombra dell’infanzia

a cura di Anna Maria Curci

 

Con il lapis* #54: Silvia Rosa, L’ombra dell’infanzia. Postfazione di Franca Alaimo, Italic Pequod 2025

Che non ti venga in mente di scrivere o di disegnare

per davvero quando sei immersa nel brodo caldo della

scuola popolare. Se ti chiedono di disegnare la tua famiglia,

per non sbagliare disegna quella che vorresti, non quella reale.

Non dare forma ai tuoi incubi, piuttosto usa colori pastello

per ritrarre scene bucoliche di verdeggianti prati e libellule,

alberi e fiori, bimbe sorridenti con vestine azzurre e viola.

Se la maestra ti chiede che cosa rappresentano, rispondi:

le mie giornate estive, di cui ho tanta nostalgia adesso

che fa freddo (non capirà, non capiscono mai). Scrivi

temi in cui narri vaghi episodi di rassicuranti domeniche,

trascorse come ci si aspetterebbe, se non fossero vere.

(p. 52)

Il settimo dei dieci testi che compongono il Decalogo di sopravvivenza per bambine sotto scacco in L’ombra dell’infanzia di Silvia Rosa raduna una serie di esortazioni rivolte a un tu che già nella fanciullezza deve imparare a difendersi da intromissioni di un mondo adulto dal quale non solo si è ricevuta la ferita primigenia, il trauma che ha spezzato l’esistenza in un prima e in un dopo l’oltraggio, la violenza tra le mura domestiche, ma dal quale si sono avute, per colmo di malizia, ripetute prove di complice indifferenza e di omertosa complicità. A chi tra gli adulti, «nel brodo caldo della/ scuola popolare», si arroga il diritto di decifrare il mondo segreto dei bambini attraverso i loro disegni, occorre opporre l’astuzia della ragione, che si realizzerà con le sembianze di una strategia diversiva e tranquillizzante, quella stessa strategia che i potenti del mondo adulto adottano indiscriminatamente e con una pervicacia programmatica: fornire una versione edulcorata e idilliaca di situazioni e contesti, che metta la sordina a qualsiasi inquietudine, a qualsiasi critica, a qualsiasi sospetto.

Nel Decalogo di sopravvivenza per bambine sotto scacco emergono altresì, per contrasto, desideri, sogni, aspirazioni, ricerca di conforto. Nel testo sopra riportato, i paesaggi bucolici, i «colori pastello», fanno emergere, per contrasto, il sogno di un loro ritorno a rappresentare una realtà, quale essa era prima del trauma, della violenza, dell’abuso subiti.

I colori, naturali, immaginati, brillanti, opachi, ricorrono in L’ombra dell’infanzia di Silvia Rosa e la loro valenza varia sensibilmente di testo in testo, grazie alla loro collocazione, alla loro combinazione e alla sapienza compositiva dell’autrice. Nel componimento a p. 16, per esempio, fa capolino, la «azzurrità» che richiama la «Bläue» di Georg Trakl e che anche qui amplia l’orizzonte, sia del sogno, sia dell’incubo. Il colore può essere ‘sporco’, come avviene nel caso dell’aggettivo «rugginoso», sempre a p. 16, oppure un bianco ripetuto in maniera martellante e rivelatrice di un inganno (p. 19) o, ancora, al superlativo che fa riecheggiare la voce bambina, riportata con il corsivo: «neranerrissima» (p. 22). 

Tra le strategie di sopravvivenza («Quando sei al cospetto dell’Orco non ti ribellare,/ è inutile, dilaterai il tempo», p. 53) e gli affetti che accompagnano la resistenza all’oltraggio, appaiono due elementi fondamentali nella raccolta di Silvia Rosa: da una parte la forza delle fiabe, dall’altra gli animali, domestici (come la tartaruga Maria, a p. 68) e non (la libellula e la lucertola, per esempio). 

A proposito delle fiabe – e viene da pensare al titolo originale del celebre volume di Bruno Bettelheim, tradotto in italiano come Il mondo incantato: “Kinder brauchen Märchen”, vale a dire: “I bambini hanno bisogno delle fiabe” – Silvia Rosa riporta, nella Nota dell’autrice, due titoli importanti per la stesura dell’opera, L’ombra e il male nella fiaba e Il femminile nella fiaba di Marie-Luise von Franz. 

Sicuramente il titolo che ha rivestito il ruolo principale di fonte di ispirazione, come affermato dalla stessa autrice, è Triste tigre di Neige Sinno. Sia nella Nota, sia in una recente presentazione a Roma (a Roma, nella Sala “Laudato si’” in Campidoglio, il 27 novembre 2025), Silvia Rosa ha ribadito come con L’ombra dell’infanzia ella abbia voluto creare un dialogo a distanza con l’opera di Neige Sinno. Chi ha letto entrambi i libri, ha avuto modo di apprezzare la veridicità di questa affermazione e l’efficacia di questo dialogo a distanza. 

È bene infine ribadire il coraggio e la efficacia della scrittura di Silvia Rosa in L’ombra dell’infanzia, il suo salto verso l’universale, il suo farsi voce per chi voce non ha potuto avere, si manifesta nella formulazione poetica, dal lessico ricco e sottratto all’uso logoro, che restituisce forza – la forza di uno schiaffo, di una rivelazione, anche la forza di una discesa nel profondo – alle parole, come fa notare anche Franca Alaimo nella bella e argomentata Postfazione. 

Anna Maria Curci

Con il lapis raccoglie annotazioni a margine su volumi di versi e invita alla lettura della raccolta a partire da un testo individuato come particolarmente significativo.

Silvia Rosa nasce a Torino, dove vive e lavora come docente. Ha esordito in poesia nel 2010 con il libro Di sole voci (LietoColle), a cui sono seguite le raccolte poetiche SoloMinuscolaScrittura e Genealogia imperfetta (La Vita Felice 2012 e 2014), Tempo di riserva (Ladolfi 2018) e Tutta la terra che ci resta (Vydia 2022). Ha curato i volumi antologici: Bestie. Femminile animale, di cui è anche coautrice, e Confine donna: poesie e storie di emigrazione (VAN Editrice 2023 e 2022); Maternità marina (Terra d’ulivi 2020), con sue immagini fotografiche; Italia Argentina ida y vuelta: incontri poetici (La Recherche 2017), per il quale si è occupata anche delle traduzioni in italiano. Ha scritto il saggio di storia contemporanea Italiane d’Argentina. Storia e memorie di un secolo d’emigrazione al femminile (1860-1960) (Ananke 2013) e la raccolta di racconti Del suo essere un corpo (Montedit 2010). Le sue poesie sono state tradotte e pubblicate in diverse lingue, tra le altre: spagnolo nella silloge Tiempo de reserva (Ediciones en danza, Buenos Aires 2022), romeno nella plaquette Treceri (Editura Cosmopoli, Bucarest 2023) e inglese nell’antologia Look what I did about your silence (El Martillo Press, Los Angeles 2025).