Con il lapis* #46: Anthony John Robbins, Il più vuoto possibile. Traduzione e curatela di Mariella De Santis Robbins, Collezione “Le Gemme” diretta da Cinzia Marulli, Edizioni Progetto Cultura 2024
Failing Better. Or Worse
Domenica pomeriggio
facendo eco in questa gola di cemento
sento il trombettista solitario del condominio
che prova e riprova ad azzeccare
la stessa frase
ripetuta-tuta
incespicando fermandosi riprendendo
e fallendo sempre.
Come disse il grande uomo,
Fallire meglio.
Come me con la poesia
Provando e riprovando ad azzeccare
fallendo, fallendo meglio. O peggio.
Failing Better. Or Worse
Sunday afternoons/ echoing in this concrete canyon/ I hear our condomiums’ lone trumpeter/ trying and trying to get it right/ the same phrase/ over and over/ stumbling stopping starting again/ and failing./ Like the man said,/ Fail better,/ Like me and my verse/ trying and trying to get it right/ failing, failing better. Or worse.
(p. 26)
Conserva il titolo in inglese, anche nella bella traduzione in italiano di Mariella De Santis, il componimento Failing Better. Or Worse di Anthony John Robbins, tratta da Il più vuoto possibile, quaderno di poesia della collezione “Le Gemme”, diretta da Cinzia Marulli. Il titolo Failing Better. Or Worse riprende il verso finale del testo poetico e, allo stesso tempo, la celebre citazione da Worstward Ho, racconto del 1983 di Samuel Beckett, che appare nell’originale in inglese di Robbins come «the man»: «Like the main said,/ Fail better».
Questa poesia di Anthony Robbins mostra esemplarmente atmosfere, tematiche, caratteristiche di lingua e stile, l’unione salda di esperienze e di letture.
Le atmosfere evocate dai versi di Robbins hanno in comune, nella loro varietà, la profondità dello sguardo e l’attenzione a determinati dettagli. Sono proprio questi, proposti con capacità visionaria e con un tratto che richiama la poesia impressionista, a condensare il dettato poetico e, contemporaneamente, a renderlo incisivo.
Alcune tematiche ricorrenti sono efficacemente sintetizzate nei titoli delle tre sezioni che compongono questa pubblicazione di poesie di Anthony John Robbins, per la quale è a Mariella De Santis Robbins che si devono scelta, traduzione e curatela dei testi: Addii, Luoghi, Smarrimenti: il passato che, lungi dall’essere trascorso, torna a ripresentarsi alla coscienza («The Past is never quite/ what it says it is: over/ It stalks you down the years», «Il passato non è mai esattamente quella cosa/ che dice: è finita./ Ti insegue negli anni», in Nostalgia, p. 25), lo spirito di località, di spazi e di paesaggi, lo spaesamento come costante condizione umana e poetica.
Il tratto stilistico peculiare emerge nelle frequenti e originali costruzioni attributive, nelle allitterazioni, nelle ripetizioni e nelle anafore dalla sonorità decisa, ancorché mai martellante. Ecco alcune ricorrenze testuali per le allitterazioni – «waste of wood» in The Body Bag/Il sacco da morto alle pagine 11 e 12; «he hailed from Hellingly» in Father Impalpable/Padre impalpabile alle pagine 13 e 14; «concrete canyon» e «stumbling stopping starting» in Failing Better. Or Worse a p. 26 – e per le costruzioni attributive: «no early-hours late-home shuffle» in Waking Early on the Day of the Dead/Svegliandosi troppo presto il giorno dei morti a p. 15; «fiery-eyed» in Epic Errors/ Epici errori a p. 25.
L’unione di esperienze e letture arricchisce la trama di tutte le poesie, sia di quelle in inglese, sia delle tre in italiano (L’uomo che sa tutto, ma non ricorda niente, A Venezia non puoi pensare, Maggio milanese) sia, infine, di Resegone (for Mariella), poesia nella quale tre strofe in italiano sono incastonate nel testo inglese. La resa in italiano dei testi, come apprendiamo da Mariella De Santis, ha tenuto in considerazione gli appunti dell’autore, che propendeva per una resa in italiano non fedele a una traduzione letterale.
Vita e letteratura intessono reti fittissime l’una con l’altra, tanto che Mariella De Santis intitola le sue illuminanti pagine introduttive Poesia come traduzione della vita. Oltre che alla propria, di vita, Anthony Robbins fa riferimento, per ciò che concerne il legame con la letteratura, a quella del fratello Robin, studioso oxfordiano della letteratura del rinascimento inglese, ricordato con versi mirabili in Eppure (pagine 9 e 10). Anche la memoria «fluttuante» del padre si palesa, in Padre impalpabile, attraverso la rievocazione di un racconto con il quale questi incantava i figli bambini.
La familiarità con la poesia favorisce una condizione di spaesamento, che non ottunde le percezioni, bensì, al contrario, le rende più acute (si pensi alla densa sequenza di immagini in Rome: The Underside/Roma piovosa, alle pagine 21 e 22) e dolorose, di un dolore «sordo e teso», tanto che il poeta indica, in A Venezia non puoi pensare, una sorta di liberazione nel restare «il più vuoto possibile». Se sulla terraferma le orecchie sono ancora «piene del mondo», a Venezia «il massimo che puoi fare/ è liberarti,// restare lì […]// il più vuoto possibile/ e sentire la presenza del silenzio», accogliere l’onda, la marea. Ripreso il treno, il mondo torna a stridere, ma nella sospensione del ragionamento, che Venezia dona, ci si può sentire «vibrato, profondamente vibrato». E provare gioia, quella gioia che ritorna, con amore e riconoscenza, in questi versi di Resegone (for Mariella) che Anthony J. Robbins ha scritto in italiano: «Tu hai portato/ la verità e la vita/ tra due come noi, hai/ disperso l’algente bruma/ di tutti i miei inverni/ mi hai tradotto/ dallo straniero che ero/ in me stesso».
Anna Maria Curci
*Con il lapis raccoglie annotazioni a margine su volumi di versi e invita alla lettura della raccolta a partire da un testo individuato come particolarmente significativo.
Anthony John Robbins (Eastbourne 1946-Roma 2019) ha studiato al Christ’s Hospital e ha conseguito la laurea in anglistica presso l’Università di Oxford. Dopo un periodo di insegnamento presso l’Australian National University in Canberra, ha vissuto tra Italia e Inghilterra. È stato saggista, poeta e traduttore di testi sia tecnici che letterari pubblicato saggi su poetry e complexity, plaquette d’arte, il volume antologico The Anthogony e collaborato dall’italiano, tedesco e francese. Numerose le elaborazioni su molti aspetti dell’opera di Samuel Beckett. Ha con diverse riviste. Ha tradotto in italiano Bernard O’Donoghue e numerosi poeti italiani in inglese. Torna in Italia nel 1998 vivendo in provincia di Lecco e dal 2013 a Roma, città da lui molto amata.