[MAGGIO 2025] Cincinnato, Tor Caldara, Villa Claudia. Per una memoria delle periferie di Anzio di Nicola Capozza, Roma, Edizioni Cofine, 2025. ISBN 979-12-81642-09-6, pagine 64, euro 16,00
IL LIBRO
Questo libro vuole essere un contributo alla memoria storica di Cincinnato, Tor Caldara, Villa Claudia e zone vicine.
Si tratta di un parziale lavoro di studio, di scandaglio delle fonti, di conoscenza e di costumi di vita dei territori.
Nelle pagine del libro e nelle fotografie (ce ne sono più di 100) agiscono attori – del passato e odierni – in carne e ossa; soggetti umani rappresentativi degli impegni civili, della presenza attiva degli abitanti, che, con sacrifici e speranze di una vita migliore, hanno guidato lo sviluppo delle comunità. Soprattutto dei giovani di una volta, che hanno lasciato tracce delle dure, ma belle esperienze di vita.
Il Territorio appartiene a chi lo vive, lo trasforma, lo migliora.
N. C.
L’AUTORE
Nicola Capozza è nato a Canosa di Puglia (BT) nel 1950.
Ex Quadro FS, giornalista pubblicista, è laureato in Sociologia (disciplina: Territorio e Ambiente) presso l’Università di Urbino.
Sposato, con due figli e tre nipoti, vive a Roma, ma con continue e lunghe presenze ad Anzio, ove ha una casa a Cincinnato.
Ha avuto molte esperienze, anche di direzioni organizzative, nel mondo dell’associazionismo culturale, sociale e sportivo e in cooperative di mutua solidarietà.
NEL LIBRO
PRESENTAZIONE
È uno sforzo significativo quello che fa Nicola Capozza nel suo libro Cincinnato, Tor Caldara, Villa Claudia. Per una memoria delle periferie di Anzio. L’idea di affrontare antropologicamente l’evoluzione del territorio di Anzio in aree che fino a qualche decennio fa erano incontaminate, ci restituisce un quadro che offre diversi spunti. Ne indico tre.
Il primo è quello malinconico, del “come eravamo”: un paese piccolo, concentrato nel centro urbano, con spazi destinati a verde e agricoltura, in buona parte ancora di proprietà dei principi Borghese.
Il secondo è quello dello sviluppo, del boom economico legato allo sfruttamento edilizio, della città che è cresciuta a dismisura e senza un piano preciso soprattutto quando non c’era ancora una regolamentazione urbanistica. Circostanze che inevitabilmente hanno sottratto territorio, con scelte che all’epoca venivano ritenute le più idonee per la crescita economica.
Il terzo si riferisce alle testimonianze raccolte. Quelle di chi ha vissuto il prima e il dopo e ricorda – attraverso ciò che nella moderna sociologia va sotto il nome di “storie di vita” – quanto accaduto. Sono passaggi preziosi, soprattutto per le nuove generazioni.
Sull’evoluzione di Anzio e in particolare delle aree trattate dall’autore si potrebbe aprire un dibattito infinito. È stato un bene o un male quello dell’industrializzazione a nord della città, per esempio? Si poteva fare diversamente a Cincinnato? La ferrovia grazie alla quale “nasce” Villa Claudia poteva portare ad altro? Ripeto, il dibattito potrebbe durare a lungo. A me piace sottolineare che sono stati anni nei quali i cittadini si sono rimboccati le maniche, hanno costituito Consorzi per realizzare il sogno di una casa, riscattato le terre attraverso delle cooperative, hanno fatto nascere dal “niente” Sacida dopo essere rientrati di corsa dal nord Africa per le tensioni nei Paesi di quell’Area.
Il racconto di Capozza, allora, è ancor più prezioso perché tanti dei residenti di Anzio, che ormai è una città da 60.000 abitanti, non conoscono questi passaggi.
Un’ultima annotazione. Nel testo si parla di Tor Caldara e si ricorda di quando, in quella che oggi è riserva naturale, c’era un campeggio abusivo. Insieme, ci sono le foto degli anziati che protestano per tutelare quel polmone verde. Oggi la Riserva è data quasi per scontata e, anzi, auspico al più presto l’ampliamento nell’area detta “Puccini”, ma oltre 50 anni fa c’è voluta la presa di posizione dei nostri concittadini per chiedere a gran voce che quel campeggio andasse via. Eravamo all’inizio degli anni ’70 e l’ambientalismo come lo avremmo conosciuto successivamente non esisteva, ma la coscienza di tutelare quello spazio fortunatamente c’era. Così come, una volta cess l’attività di camping, decine di cittadini parteciparono alle giornate ecologiche di pulizia degli spazi. Consentitemi, allora, di ricordare Alfredo Cozzolino, fondatore del Wwf, cittadino antesignano dell’ambientalismo. Ma anche due amici sindaci che mi hanno preceduto e hanno avuto un ruolo determinante nella vicenda di Tor Caldara. Luciano Mingiacchi firmò, da primo cittadino, l’ordinanza di sgombero del campeggio. Giorgio Pasetto, da consigliere regionale, propose la legge che ha istituito la riserva (numero 50 del 1988).
Il sindaco di Anzio Aurelio Lo Fazio