Allerta meteo: c’è stata ‘n’aria scapijata a Roma. Venerdì 9 maggio 2025 alle ore 17.30 presso l’Associazione La Primula si è svolto l’ultimo incontro letterario per l’anno 2024-2025 presentando la raccolta poetica “C’è ‘n’aria scapijata” di Maurizio Rossi.
L’evento questa volta, come il precedente, è stato molto partecipato. Tra gli ospiti intervenuti, come relatori: il professore ordinario di linguistica di Roma Tre, Paolo D’Achille, presidente anche dell’Accademia della Crusca; l’editore della silloge Vincenzo Luciani, direttore anche del giornale Abitare A. Il Coro della Scuola di Musica Popolare di Villa Gordiani ha curato gli intermezzi musicali dell’evento con canzoni africane e canzoni romane.
Dopo l’inziale benvenuto e l’accoglienza da parte della Primula, attraverso il sottoscritto, Vincenzo Luciani ha introdotto il pubblico nell’opera di Maurizio Rossi che ha partecipato con attenzione e qualcuno tra i presenti si è anche visibilmente commosso.
Il professor D’Achille ha fatto una sintetica e dotta premessa storica sul dialetto di Roma per far meglio comprendere la raccolta di Rossi sotto un punto di vista storico e letterario, infine ha segnalato le peculiarità che ancora resistono nella scrittura del dialetto romanesco e, nel clima accogliente che ha contraddistinto la serata, si è lasciato andare a qualche ricordo personale legato al parlar in dialetto nella sua famiglia e per concludere anche lui ha declamato una poesia dell’autore.
Le altre dialetture (neologismo che ha incontrato il favore del prof. D’Achille) sono state eseguite, non solo dall’autore, ma anche da Sara Levantini e Stefania Ambrosi. Sono trascorse due ore piacevolmente leggere e gradite.
L’incontro è terminato con i ringraziamenti a tutti partecipanti, agli ospiti intervenuti e alla Primula per poi lasciare la penna di Maurizio all’aria scapijata della sua raccolta, per il firmacopie.
Venerdì 19 settembre 2025 La Primula attende per l’avvio degli incontri 2025-2026. Si inizierà con l’autrice Sabrina Ginocchio.
Ed ecco alcune poesie di Maurizio:
Er vecchio poveta
Eh, me so’ fatto vecchio
me butto ar secchio,
quanno date ‘na scossa
ce resteno quattr’ossa,
ma nun frullate via
li libri de povesia,
appicciateli ar foco,
poco a poco
arivano a san Pietro
che li rimanna addietro
a Berzebù.
E chi ce penza più.
Risvejo
Certe matine m’ariggiro a letto
e aspetto che li sogni contati
coll’occhi spalancati
me straportino er core
a ‘nfiocchettà er dovere.
Le tante verità c’ho trasognato
sò luminarie mo ner buio
de domanne, farfalle strapittate
de dolore, discese a scapicollo
co l’intignate che ruzzicano via.
Fa capoccella er sole e se fa chiaro
dietro ar palazzo derimpetto:
sòrto fora dar letto,
stacco n’antro fojetto ar calennaro.
Profumo
Er celo griggio paro paro
er viso m’annisconne
e quelo sguardo pittato
de gaiezza. Ner silenzio
la voce sua è fumo che respiro
e me sprofuma drento.

