Carlo Nobili: la romanistica e la romanità

Recensione di Sandro Bari
Il culto della memoria, cosi lo chiamiamo noi collezionisti, raccoglitori, archivisti, conservatori, tramanda tori di cose romane: ne abbiamo recentemente ricevuto un gradito omaggio da Carlo Nobili con i tre volumi di recente pubblicati:
“Pe’ rifuggio ‘na fungara: Racconti, ricordi e riflessioni dalla periferia romana”, 2019;
“Ammazza che tropea! Una questione terminologica romana intorno all’ubriachezza”, 2020;
“Canofiena romana e cavalli «de razza Costaguti»: Breve viaggio nella romanità linguistica scomparsa o in divenire”, 2020.
Il fatto é che noi nati agli inizi del secondo dopoguerra ci sentiamo, e forse siamo, un settore fuori tempo e fuori luogo nell’essere romani oggi. Ci accomunano sempre i ricordi, le esperienze, che scopriamo di condividere anche se proveniamo da diversa estrazione sociale, da diversi quartieri e rioni, da diverse esperienze scolastiche. Ci ritroviamo nei baluardi della nostra memoria, nello studio e nella raccolta dei classici, nel ricordo delle favole e delle leggende, nelle esperienze di gioco e di strada, nelle frasi idiomatiche, in detti motti e proverbi… sono passati millenni, secoli, decenni, ma Roma e la Romanità sono immortalate da capisaldi storici costituiti da autori, testi, storie, leggende, tradizioni scritte e orali che non devono essere e non saranno perdute. Ecco perché apprezziamo questi libri e i glossari che contengono: sono quelli che ci fanno sorridere, rimpiangere, immalinconire ma soprattutto ricordare e immortalare una cultura antica che ancora oggi sopravvive.
In questi tre volumi Carlo Nobili ha raccolto una summa di esperienze, racconti, rivisitazioni, ma anche di ricerche etimologiche, di viaggi nella tradizione italica, di esplorazioni regionali, di confronti dialettali. Il tutto, in una prosa piana, precisa, lucida, che trasmette al lettore la stessa passione per la ricerca che ha spronato l’autore a questa fatica. Una ricerca puntigliosa nel lessico, nelle inflessioni, nelle varianti, nelle caratteristiche morfologiche, grammaticali, sintattiche, ma mai pedante o noiosa.
C’é anche una buona parte della storia di Roma, in questi libri: particolarmente interessante quella dell’Urbe conquistata dai Piemontesi che per liberarla se ne sono appropriati snaturandola sia nella conformazione urbana sia nella tradizione popolare. Il racconto e la descrizione della nuova Roma postunitaria, accompagnato da sagge osservazioni e misurati commenti, denota profonda padronanza della storiografia ufficiale (l’agiografia dei vincitori) ma anche conoscenza di testi e documenti critici nei confronti del nuovo potere, con la sua fisiologica influenza sui costumi e sul dialetto.
E al nostro dialetto rende merito Carlo Nobili, con le citazioni, con le battute, con le sentenze popolari, rinnovando il ricordo delle vecchie espressioni tipiche di noi ragazzi, dei nostri genitori e nonni, e che oggi sono ormai obsolete. In questi libri un appassionato di cose romane ritroverà tempi, luoghi, persone e attività che aveva forse dimenticato, che erano ormai archiviate nel passato. I titoli richiamano espressioni significative di un’epoca, terminologie che vengono analizzate collegandovi storie, leggende, tradizioni che esulano anche dalla Romanità per frugare nei costumi regionali di tutta Italia. Sono ricerche condotte con competenza e con mestiere, poiché l’autore ha svolto la sua attività presso il Museo Etnografico “Luigi Pigorini” trattando antropologia e museologia e denota pertanto una solida esperienza che, afferma, “gli ha permesso di dedicarsi letterariamente alla romanistica come disciplina filologica e quindi storica, usufruendo del romanesco come lingua veicolare”.
I volumi sono stati pubblicati in proprio, e questo non ci permette di fornire i consueti riferimenti per i lettori, se non instradandoli alla ricerca dei testi sul web per l’acquisto su siti internet o per il formato Kindle. Non ne sappiamo abbastanza: siamo purtroppo ancorati a quelle vecchie abitudini della chiamata al telefono, dell’appuntamento alla fermata del tram, della lettera spedita alla posta, dei contanti che tintinnano al bar, dei volumi esposti sugli scaffali delle librerie… Cosi ci ritroviamo bene tra i ricordi che elenca e descrive Carlo Nobili: sono la storia nostra, delle nostre famiglie e dei nostri paesi. E ora, grazie a lui, ne sappiamo ancora di più ad esempio, il significato di canofiena o di tropea molti romani lo conoscono, ma nessuno aveva dedicate all’argomento pagine su pagine di documentazioni e di testimonianze.
Fonte: La Voce Romana