Camminando di Francesco Dalessandro 

Domenico Vuoto 

                                           

Nel suo godibilissimo, ironico e serio, trattato sull’andatura (Théorie de la demarche) Honoré De Balzac traccia una fisiognomica dei camminanti e una fisiologia del movimento e della deambulazione. Sfidando il concetto comune e molto diffuso anche tra gli intellettuali del suo tempo, secondo cui il pensiero, l’invenzione artistica, la poesia richiedono immobilità contemplativa in uno spazio angusto, assegna al moto, al camminare in spazi non circoscritti una funzione creativa. Camminando, il titolo felicemente dinamico della raccolta poetica di Francesco Dalessandro (Edizioni Il Labirinto, 2023) sembra corrispondere alla sfida balzacchiana; si presta, cioè, a fare proprio, tramite una poesia di notevole pregio (e ad offrirne generosamente gli esiti al lettore), quanto di più nascosto, di minuto ed esteso incontra lo sguardo in un vagare del passo che è insieme fisico e interiore. E infine: ad “andare avanti” obbedendo al richiamo della poesia, all’inveramento di sé nel “vizio” irrinunciabile della poesia: Adolescente precoce nel verso – / e nel vizio: ho imparato da te, / misi a frutto così le tue lezioni / di respiro: in apnea mentre la lingua / danzava sulle labbra appena schiuse / e sapide … / con la punta tracciava il breve solco / tra soglia e inarcatura del verso  / giusto tra ispirazione e espirazione.

Il camminare, oltre che esercizio igienico – del corpo –, diventa anche (e soprattutto) osservatorio attento del mondo nelle sue prismatiche sfaccettature, ricerca introspettiva (spesso dolorosa) e di significato in una realtà vertiginosamente mutevole e sfuggente. Non per caso una delle passate raccolte poetiche di Francesco Dalessandro, tra le più belle e significative, si intitola L’osservatorio, luogo dell’anima e dei sensi, da cui il poeta esplora paesaggi materiali – di spazi a lui contigui (la Pineta Sacchetti, ad esempio) della luce, dei cromatismi di Roma resi con impressionistica sapienza verbale, delle loro irradiazioni comprensive di altri spazi, di altre memorie ˗ e geografie del cuore declinate con versi limpidi, commossi, di intensa musicalità. 

Camminando è un libro composito, articolato in quattro sezioni – con uno scritto partecipe di Rita Iacomino –, e versi inanellati da quel potente filo che è la nostalgia, sentimento costitutivo, secondo me, della poesia e di ogni forma d’arte: non certo  (per me) nostalgia di un tempo perfettamente databile ma precedente a ogni convenzione temporale: nostalgia˗desiderio struggente di un’epoca armonica (dell’innocenza?), anteriore al tempo stesso, dimensione immaginata o intravista, e perduta. Nel caso di Francesco Dalessandro di un tempo sospeso nei cari giorni / di grazia e di solari peccati / giovanili consacrati nella carne / che non chiedevano perdono / ma solo una breve consolante / felicità …

Buona parte dei testi di Camminando appartiene ad epoche diverse della vita e dell’opera del loro autore: si tratta di testi restati esclusi dalle precedenti raccolte, perché non omogenei; testi che si sono perciò via via aggregati e sommati fra loro fino a costituire un percorso. Insomma, per tornare al titolo, il libro stesso si è fatto “camminando”. Tuttavia, nonostante il tempo intercorso fra un testo e l’altro, si tratta di un libro compatto e compiuto; il che sta a dimostrare che la poesia di Dalessandro non ha mai abbandonato le ragioni profonde del suo farsi, che non sono solo tematiche, ma anche formali.

La raccolta è preceduta da un componimento di Alessandro Ricci, scomparso nel 2004, poeta di grande rilievo a cavallo tra la fine del secolo scorso e i primi del nuovo millennio ma sostanzialmente misconosciuto, di cui Francesco Dalessandro, amico fraterno, rimane l’unico curatore. 

Il che dice già molto dell’autore di Camminando: poeta e curatore e traduttore fine e puntiglioso di altri poeti in nome, e per amore della poesia.