L’antologia Bestie si presenta come un progetto a più voci – cinque voci poetiche femminili – e con più linguaggi, giacché esso si avvale, oltre che di venticinque testi poetici, divisi nelle sezioni che recano come titoli i nomi dei quattro elementi fondamentali, fuoco, terra, acqua, aria, dalle illustrazioni di Ksenja Laginja e di Valeria Bianchi Mian, illustrazioni nelle quali spiccano, in alternanza o in combinazione, i toni zaffiro e magenta.
Ogni componimento ha al centro una rappresentante del mondo animale, sulla cui identità ci informa l’indice – per fare alcuni esempi, tartaruga, lepre, cagna, gatta, megattera, nutria, orsa bianca – che solitamente viene descritta in azione. Che sia indicata con un tu o alla terza persona, ovvero che si presenti come io poetico, è portatrice di un segno, di un messaggio, di una traccia della millenaria relazione con gli umani.
Il tema del rapportarsi agli umani è affrontato da diverse angolature, con misure differenti nella scala che si estende tra affinità e contrapposizioni, ma con una convinzione, che appare condivisa da tutte e cinque le autrici, circa la superiore conoscenza e sapienza da parte del «femminile animale». Sottolineo i concetti di conoscenza e sapienza, che vanno oltre la venerazione, oltre il vagheggiamento di un’età dell’oro, che caratterizza invece, con tutto il fascino della fiaba e il divino nell’esperienza erotica, la manifestazione di “primigenia superiorità” (citazione dal testo) del femminile animale nel racconto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa La sirena.
In Bestie le prospettive, le fenomenologie, le pronunce si moltiplicano. Gli umani sono visti come attentatori all’incolumità animale («Certi gatti danno fastidio/ oltrepassano i confini/ dei rapporti umani/ non si attengono ai patti:/[…]/ Meritano – dice – il volo finale», Gatti di Valeria Bianchi Mian, p. 28; «e quello che resta è sparso lungo la vigna,/ sotto il sole di gennaio, cosa resta di me?», Lepre di Martina Campi, p. 30), ovvero come limitatori della libertà, che sia in una fossa di leoni per Leonessa (di Teodora Mastrototaro, p. 48), o una gabbia dorata per Canarina (di Silvia Rosa, p. 76), oppure un trattamento sanitario obbligatorio per Scimpanzè (di Valeria Bianchi Mian, p. 50). In quest’ultimo caso, tuttavia, a farsi simbolo di una condizione creaturale di reclusione e di esclusione. Qui appare più evidente comune motivo conduttore che risuona nell’opera: la denuncia della sopraffazione come costante degli interventi umani nel corso della storia.
In Ape (di Ksenja Laginja, p. 80), sono gli umani con l’imposizione del loro tempo a essere corresponsabili della minaccia di estinzione: «Nel tempo degli uomini/ qualcosa ci separa dall’estinzione/ è un filo rosso dicono.» (di Ksenja Laginja, p. 80).
In Corva è evidente il manifestarsi di quella sapienza di cui ho scritto sopra: «allo scoccare dell’alba scendono preparate/ e hanno accordi precedenti con l’oscurità» (di Martina Campi, p. 72). È una sapienza antichissima, che precede la violenza con la quale gli umani sono soliti soggiogare il mondo animale, di cui pure fa parte. È una sapienza che oltrepassa il dolore, come dicono i versi di Farfalla: «Un fenomeno sacro cola,/ in forma di luce lo spazio/ crudo tra le rughe delle ali,/ segna sulla polvere che cambia/ la forma del dolore senza morte/ a farsi più cielo.» (di Teodora Mastrototaro, p. 82). Diventa chiaro, allora, come queste venticinque apparizioni di anime animali con nitide voci femminili si facciano testimoni di un’armonia onnicomprensiva, che unisca corpo e psiche, ecosistema e convivenza.
Valeria Bianchi Mian, Martina Campi, Ksenja Laginja, Teodora Mastrototaro, Silvia Rosa, Bestie – femminile animale. Prefazione di Alexandra Zambà. Postfazioni di Valeria Bianchi Mian e Ksenja Laginja. Illustrazioni di Ksenja Laginja e di Valeria Bianchi Mian, Vita Activa Nuova 2023
