‘Badante sissignora’ di Laura Rainieri

Recensione di Giovanna Giovannini

Tanto si potrebbe dire (o scrivere) su un argomento così attuale, come quello dell’inserimento di persone straniere nel nostro Paese e della loro accoglienza, talvolta, nelle nostre case: inserimento comprensivo di molteplici, ineludibili problematiche a vari livelli.
 
Laura Rainieri non ne ha certo ignorato il notevole aspetto di carattere storico, sociale, umano, trattandolo, sebbene in maniera sintetica e indiretta in questa sua opera “Badante sissignora” (ExCogita Editrice, Milano, 2010).
 
Peraltro, le stesse donne straniere presentate dall’autrice nel suo scritto, si fanno testimoni e narratrici di brevi e interessanti note, relative ai paesi d’origine, a loro caratteristiche e storie, spesso tragiche e dolorose.
 
Così (ed è solo un esempio) da “Velia”, venuta dall’Est, ascoltiamo le amare parole su droga e mafia introdotte in quei luoghi dalle industrie; ma ascoltiamo anche il tenerissimo ricordo della neve, del “tutto bianco…” nel suo lontano Paese.
 
E così tanti altri esempi: parole e ricordi di queste donne straniere, e tante, puntuali riflessioni dell’Autrice (nella sua veste di Signora di casa, nonché voce narrante), che ascolta…
 
Che ascolta…ed ha privilegiato, pertanto, una presentazione ed una descrizione di tante figure (le Badanti) che sono donne, che sono straniere; figure, persone, madri, spose o figlie di terre lontane.    Ognuna con una sua storia, una sua identità e, forse, un suo peculiare dolore.
 
Donne accolte in una casa per aiutare, collaborare; donne a ciò disponibili al fine di risolvere così i loro problemi di vita, a volte di sopravvivenza.
 
Il tocco di Laura Rainieri è preciso, partecipe, quasi analitico nel dire di loro, senza mai dimenticarne la volontà (spesso molto evidente) di vivere dignitosamente il loro stato di lavoratrici straniere.
 
Straniere e provvisorie, per urgenti necessità di arrivi, andate, ritorni, abbandoni : “dissolta come ombra o nebbia” ripete di ciascuna, poeticamente, Laura. Straniere e provvisorie per esperienze di vita, vicine o remote, non confessate (talvolta inconfessabili); per gioie e tristezze trattenute con pudore.
 
Proprio un’attenzione partecipante e profonda a tutto questo, deve avere sollecitato l’Autrice a narrare sue esperienze dirette, accompagnandole con lo sguardo di chi vuole comprendere, in spirito di consapevolezza e solidarietà.
 
La descrizione che ne scaturisce, apparentemente disinvolta e discorsiva, offre in realtà, all’occhio non superficiale, una precisa chiave di lettura di caratteri, di vissuti, di paesi e mondi lontani e diversi, eppure simili ai nostri nei fondamentali tratti che accomunano gli uomini e le loro vite, così da generare, talvolta, interrogativi e sentimenti conflittualmente pensosi. La caratterizzazione di queste figure di donne procede, grazie ad una scrittura efficace ed espressiva, con un suo vivace movimento interno privo di retorica: una scrittura, insomma, “sapientemente” agile e concreta, sicuramente per “scelta”.
 
Si potrebbe arguire che tale scelta, operata da Laura Rainieri, derivi dalla riflessione (e constatazione) che, nella quotidianità degli individui e dei loro comportamenti, si annidano motivazioni e ragioni di carattere sociale e storico, più riconoscibili e leggibili di molte valutazioni generali e speculazioni astratte.
 
Situazioni minute e particolari sono, talvolta, specchi limpidi di verità.
Ecco allora Marta (la voce narrante) nel rapporto con le varie Presenze di passaggio nella sua casa.
Marta nella consapevolezza di “ dovere accogliere altre esistenze”; nella coscienza che gli incroci “muteranno le storie di ognuno”.
 
Considerazioni, queste, che potrebbero sconfinare in un discorso attualissimo e difficile, che tutti conosciamo…
Sembra anche inevitabile un senso di disagio e di interesse insieme, di inquietudine e interrogativi insieme, suscitati da quelle Presenze…
 
La “Signora”, padrona sempre della sua casa, una casa con precise attività, ora da dividere…