Arivojo tutto

La poesia di Maddalena Capalbi

E’ inevitabile il confronto tra la poesia in lingua e quella in dialetto quando un poeta decide, ad un certo punto del suo lavoro, di dedicarsi alla seconda. Questo passaggio è il comune denominatore che ha segnato, alle volte con risultati straordinari, il farsi della poesia contemporanea in Italia. E in Maddalena Capalbi tutto questo ha prodotto uno stacco, un abbandono della crudele dominazione della realtà, soprattutto verificabile nelle poesie di ‘Olio’, libro precedente in lingua.
I versi, in questo suo primo libro in dialetto, hanno un tono musicale e sembrano portarsi dietro le sonorità della canzone popolare della tradizione romanesca. Probabilmente questa è la sua vera strada. Naturalmente Maddalena Capalbi si deve assumere la responsabilità di percorrerla nel presente, e lo fa. E’ qui che è entrata in gioco la dialettalità: al culmine del suo desiderio di poesia, come spesso è accaduto anche per altri in questi anni, anche lei ha sentito come la ‘prima voce’ venisse ad imporsi e che solo con questa avrebbe potuto esprimersi. Ha capito che solo il dialetto è qualche volta l’unico antitodo contro certa ‘finzione’ letteraria, contro la tentazione di un sublime astratto che percorre parte della poesia contemporanea.
No, la dialettalità ha altre preoccupazioni, non cerca il verosimile ma il vero e nelle poesie di ‘Arivojo tutto’ (2009) avviene quell’ ‘incarnazione’ primaria che la dialettalità possiede come elemento fondante della propria parola. I suoi sentimenti non sono sentimentali, una diversa visione del mondo è qui pronta a impegnarsi in una lotta dove corpo e anima, finalmente, non vivono più una loro crudele separatezza, ma si sono invece uniti in un unico modo del dire e d’esistere nell’urgenza di una totalità che vorrebbe ‘rubare il firmamento’ (arubbà er firmamento) come atto d’amore. Non è poesia di una vita passata, quella di una facilità del ricordo, ma saggezza nel presente e coscienza nella tradizione. Come questo avviene, ne sono conferma questi versi dove il quotidiano e comune procedere, perdura come costante presenza, in una cantata disponibile nonostante le delusioni sempre pronte a varcare la soglia di casa. Dove abitano tutti coloro che hanno cercato un luogo in cui fermarsi e riconoscersi. La poesia ha ormai un compito diverso da quello che ha e la compattezza, la sostanziale unità lirica, di questo libro, un’altra.
Piero Marelli

luglio 2009

ER RACCORDO

Si fusse pe me vòi sapè che farebbe?
Scennerebbe da la machina
framezzo a sto raccordo infame
ignuda –
me inzupperei co la benzina
de un motore aruzzonito
e co li fari addosso
che s’addimanneno ched’è
farebbe sbottane
quer che ciò drento.
Me pare d’avecce la capoccia
martrattata
la lingua imbarzimata
ner delirio
de sto cazzaccio monno
accosì, senza stranimme,
rimanerò coll’occhi chiusi
pe nun sarvamme
pe nun sapè più gnente. 

Sbottane: erompere di sentimenti / imbarzimata: imbalsamata / stranisse: innervosirsi

LA MAJETTA ROSA

Ma l’occhi azzuri ce l’hai avuti mai?
None si no sò guai,
sò quelli de li ricconi co la capoccia
bionna che se sturbeno
si nun je fai l’inchino,
cercanno de fregatte
si appena appena je stai vicino.
Poi dicheno bucie offrennote la torta
rincarcannotela in gola
inzino nun te vedeno morta.
Ma a noi tante co la majetta rosa
ce fanno un baffo a tortijone e a forza
de strillà j’ offrimo ‘n ‘antra cosa:
la libbertà co la giustizzia in mano
facennoje capì
che nun ce stamo!

baffo a tortijone: rimanere indifferente di fronte ad una minaccia; inzino: fino a che

MI’ MADRE

E’ dificile parlà de te.
Ce provo ma li penzieri
s’ ingrotteno dietro
a ‘na porta blindata,
se chiudeno a riccio e
nun ciànno manco la forza
de dà ‘na capocciata,
so troppo abbioccati
pe li cazzotti abbuscati
Tu nu’ l’hai visti mai
penzanno de coprilli
co li discorzi ingarbujati
T’ho chiesto tante vorte
d’aiutamme a sartà
er pantano
ma vedevo er moncherino
senza mano
l’acqua è vero m’è arivata
inzino ar collo e me so’ fracicata
l’ossa a forza de stà ammollo
Poi ‘na matina
er sole ha ariscallato l’occhi
così ho lassato addietro
er cordone e le doje mia. 

Ingrotteno : nascondono / abbioccata : perdere la vivacità / abbuscati: ricevuti / ingarbujati : imbrogliati / fracicata : inzuppata

ABBISOGNA COMMATTE

Nun ce la famo a commatte
da sole
ce deve da venì a tajio
chi vò sto tatanai.
Senza pavura e senza piagnistei
svorticamo chi ce commanna
e li giochi der potere,
se arisponnemo a coppe
le rose ar naso le tenemo noi
cusì potemo scejie inzinenta
tutti l’eroi.

Svorticà : travolgere / tatanai : finimondo / piagnisteo : pianto fastidioso / inzinenta : perfino