Ho incontrato più volte Rossella Seller in corsi di formazione o in Convegni medici, mantenendo un semplice rapporto di colleganza; mi ha stupito molto conoscerla nella veste, per me nuova, di scrittrice e di poeta.
Ho ricevuto “Antenati del futuro” e, a differenza di altre sillogi in cui di solito inizio la riflessione dal titolo, stavolta ho iniziato dal racconto che chiude l’opera, “Le chiavi del regno”. E lì ho trovato anch’io il mio passe partout.
La chiave è un semplice ma indispensabile utensile per la vita quotidiana, ma è anche un potente simbolo che può svelare o celare, non solo ciò che ci appartiene, ma il nostro stesso animo. Anche la Poesia in fondo è una chiave per aprire il mondo interiore di chi scrive, e anche permettere a chi legge una visione del mondo inaspettata o forse solo sospettata.
Allora, anche il cerchio si è ricomposto: ritornato al titolo, ho immaginato che gli antenati sono la chiave del futuro a patto che si ac-colga il movimento, più o meno semplice, del cilindro mosso dalle particolari scanalature dell’utensile-simbolo. Che si permetta una “trasformazione” operata dal pensiero e dall’emozione dell’Autrice.
“La chiave miracolosa ha funzionato” – Lei scrive – collegando nascita e morte, Natura e Umanità, semplicità nel dire e profondità del detto “Il salto nell’acqua mite del distacco/ un tuffo nell’aldilà/ e non sapere dove.” tre versi spogli ed eleganti, che possono adattarsi alla nascita e alla morte, gli estremi della vita che misteriosamente si toccano, anche prescindendo dalla religione o dalla mistica.
La Seller ci rivela che in fondo la vita umana è scandita da un “pendolo-pensiero” tra sogni e memorie, veglia e sogno, in quella sintesi bella e dolente della terza età, nel silenzio di un “dondolìo leggero” di coscienza del presente e gioventù ormai solo sognata. In questa prospettiva, anche l’età anziana non si “trasforma” in un incantesimo?
Non meno sorprendenti le affermazioni “dimenticare il dolore” è difficile quanto “ricordare la dolcezza” perché la felicità non lascia cicatrici che si possano mostrare: e così, senza quel segno inciso nella carne, “impariamo così poco dai tesori/ disseminati sul nostro cammino”. Non è forse esperienza di ognuno ricordare più a lungo e intensamente il dolore?
Ecco i tesori a cui l’Autrice allude: il saluto di un mendicante e la risposta data a lui, o il perdono per non aver saputo accostarlo; un dono accolto dalla gratitudine; l’ammirazione per il volo d’una rana ebbra; il segreto di un chiavaro, artigiano di incastri, mago di svelamenti e segreti nel sottosuolo del quotidiano, alchimista dell’aldiquà che si tramuta nell’aldilà.
Ecco allora il sottotitolo “Poesia della trasformazione”, quasi ci fosse bisogno di spiegare ai distratti ciò che già il titolo contiene.
Trasformazione è relazione e scambio, un fermarsi, sedersi, accogliersi bevendo assieme; è l’amore per la libertà di un altrove, che lascia comunque spazio alla compassione per chi resta e perde, come nella evocativa lirica “Comacchio”. Trasformazione, è mutare consistenza, rapiti dalla lucentezza e dalla trasparenza della medusa, innocente più che cattiva, velenosa solo a difesa della propria fragilità.
E poi la Trasformazione che è forma e sostanza, che scava nel cuore e nei pensieri, unisce gioia e tristezza “al valico invisibile di Dio”, che “apre tante porte prima dell’abisso”: ancora una volta morte e vita si ricongiungono e non c’è un’unica direzione da seguire, se non quella che unisce ad “un solo richiamo/ le tracce sparse nella savana. “Riporto integralmente tra le poesie scelte anche “Sul canale di Sicilia”; ma non per obbedire ad un dovere di cronaca, o per una captatio benevolentiae abusata anche dai poeti, quanto per la scrittura sapiente e arguta assieme, dolente e quasi lieve. Qui, in questi contrasti si agisce la vita, e il dramma coesiste accanto all’ironia senza alcun falso pudore “I reni di Mario drenano che è una bellezza/ hanno un colore diverso di pelle…ogni giorno ringraziano il confine violato”.
Affiora trai versi di questa raccolta una sapienza poetica sostenuta da un ascolto quotidiano – anche e soprattutto a motivo della professione della Seller – degli incastri e dei nodi dell’anima, dello spaesamento e del desiderio di ritrovare la strada smarrita, del coraggio di tagliare laddove il ramo non porti frutto.
“Antenati del futuro” è in sostanza una barca di pagine di carta, fragile, dove può salire il lettore “povero equipaggio e fiero” uomo, “argonauta di un viaggio antico e futuro”: ma sa bene l’Autrice che la fragilità si può plasmare, sostenere, curare, a differenza della durezza; si può trasformare- trasformando, come ogni forma d’Arte che sia offerta ed accolta.
Sul Canale di Sicilia
Si incontrano il fiume della gioia
e quello della tristezza
al valico invisibile di Dio,
l’Africa tende le braccia verso riva
ma l’albero madre raccoglie i suoi frutti
e nella bufera li risemina.
Al tramonto arriva dal mare
un fegato in perfetto stato
che desidera i semi di marula
e un cuore da bambino con la fantasia
del gioco sulle dune continua a pulsare
nel petto della sconosciuta bionda
che sorride finalmente dalla foto,
suo figlio nascerà agile e lo chiamerà leopardo.
I reni di Mario drenano che è una bellezza,
hanno un colore diverso di pelle e su di lui
ogni giorno ringraziano il confine violato.
Nelle radici uterine dell’albero si moltiplicano
le voci di Solima e degli altri.
Il brusio incessante del maestrale ripete:
“Non avremmo mai pensato di aprire
tante porte prima dell’abisso
e di seguire in un solo richiamo
le tracce sparse nella savana.
Noi vivi oltre noi stessi, al mutare”
Drink
Si misero a suonare
mentre saliva il viola della sera
e c’era un drink e l’oliva in bilico
infilzata allo stecchino.
Si misero a suonare per tenerezza
di quella polpa che stava ferita
in attesa del morso
e mentre aspettava bolle d’aria
strizzate di paura salivano
al bordo di cristallo un gemito sottile.
Smisero di suonare e bevvero
finalmente una bocca vorace
fermò l’attesa del drink
e quell’oliva si dette pace.
Vapore di primavera
Sbuffo all’alba
come il caffè che attende il giorno
lungo la riva di sabbia corro
al giro equilibrato di una danza.
Prima che svanisca
incontro il mio angelo
e dispiego la spada
alla meritata vittoria di un’utopia.
Aldilà
Il salto nell’acqua mite del distacco
un tuffo nell’aldilà
e non sapere dove.
Al fondo della resa uno sciabordio
di suoni le lallazioni del libero arbitrio.
Riconosceremo fantasmi amici
e sotto il manto dei ricordi
un posto recondito e sicuro.
Avvolti dall’ultimo obliquo raggio
l’odore della paura esala un grido,
nel buio ogni cosa ha il suo momento,
la fune tesa diventa cordone ombelicale
salvagente placentare del dilemma sciolto.
Pantelleria
Non serve chiedere al seme
del cappero dove andrà a fiorire
né alla sorgente se continua
a nutrire le sponde del lago.
La figlia del vento è una perla tenace
difende il suo tesoro nel corpo
verde dei muri a secco.
Se non interroghi i fumi delle grotte
non saprai quando il mosto
riempie i palmenti e se l’acqua
cadrà nelle cupole dei tetti.
Non saprai perché una scheggia
di ossidiana attira alla fuga
e alla libertà di perdersi,
di ritrovarsi poi nella roccia trafitta
nel fulcro della terra.
Se nuoti tra le onde limpide
sarai pesce tra i pesci, salvo dai marosi,
potrai inchinarti all’invisibile vulcano
e far pace con te stesso.
Rossella Seller, Antenati del futuro. Poesie della trasformazione, Bertoni Ed., Chiugiana di Corciano (PG) 2020
Rossella Seller è nata a Bari e vive a Roma da vent’anni dove lavora come medico, psichiatra e psicoterapeuta. Appassionata di viaggi (ha esordito con un racconto-cronaca di un viaggio in Portogallo), scrive poesie e racconti dall’età di quindici anni, quando risultò finalista al premio “Guido Gozzano”; ma da poco ha iniziato a farsi conoscere come narratrice e poeta. Ha ricevuto premi e riconoscimenti in diversi concorsi letterari, partecipando inoltre a reading e spettacoli in cui sono stati inseriti suoi testi poetici. Nel 2008 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie “Nello specchio di Alice” (Lietocolle) che ha vinto il premio internazionale di poesia “Città di Bellizzi 2009”. Nel 2017 è risultata vincitrice del premio internazionale “La Recherche”.