Anna Maria Curci e le parole avute e date ‘Insorte’

Nota di lettura di Maria Gabriella Canfarelli

 

Tre sezioni dense, ricche, corrispondenti tra loro, manifestazione di un concetto, di un moto interiore (Giuseppe Manitta, dal risvolto di copertina) autentico e perciò necessario come il desiderio di rinascita che il dettato sottende o esplicita: Senza riparo, accogliere la grazia (da Kore). Splendido libro dal titolo Insorte (Il Convivio, 2022), quest’ultimo di Anna Maria Curci, poeta, traduttrice, saggista, libro con il quale l’Autrice pone a fondamento della propria esplorazione poetica e umana la sensibilità di un’anima aperta all’ascolto paziente del mondo, la innata predisposizione alla vigile attesa, la prontezza a riconoscere e accogliere dell’invisibile quanto del visibile le verità sfuggenti o nascoste. Rivelazione, insorgenza di realtà denudata dalla tenacia dello spirito quanto da una messe di segni e tracce recanti significati multipli e dati alla luce.

Cattura eventi dal mito alla Storia, rilegge i fatti imbozzolati nella patina del tempo o i più recenti,  Curci, e li riversa in un dettato parsimonioso e vibrante che tutto dice, del bello e del bene della vita, e del suo contrario, ragionando di cuore e di intelletto, pensiero forte che prende forma e sostanza di parola appropriata, concatenata in versi scelti, soppesati, strofe illuminanti l’oscurità (passata e presente) dei nostri giorni terreni; concisa e incisiva, è dunque sacra la parola/ che cura e non offende, tanto più sacra quando data in sorte a chi ha orecchie per intendere, tanto più quando la parola-perla chiusa nel guscio di Psyche inabissata è voce bisbigliante nel silenzio interiore (a sera lenti nuove/la voce che comprende), benigna presenza talora soverchiata dal disordine compatto ma a questo sottratta da un respiro tenace e profondo, quel desiderio di armonia che spinge lo sguardo oltre il riflesso/l’ala che sfiora tenue.

Dal dilagante disordine e dal chiacchiericcio assordante e vano, si fa strada una voce  militante, portatrice di impegno e di testimonianza civile contro la brutalità e la livida menzogna, contro la mistificazione e il delitto (ghigno sotto l’arco del ciglio/massaggiato dal belletto di scena, da “Creonte”;  Gocciano le bugie nei candelabri/per un desco imbandito e imbandierato/con caccia armati a carico sganciato/ su vite esplose in volo, da “Ustica, 27 giugno”) poiché ovunque e in ogni tempo Vorace s’ acquatta/l’orrore nei giorni.

Ripercorrere gli orrori,  contare i giorni e gli anni tondi/ che da nascita e morte corrono tumultuosi/ indaffarati a urtare la memoria (da “Quindici settembre”, dedicata a Padre Pino Puglisi), è azione poetica straordinaria, umile e sovrumana al tempo stesso (scava fruga/ sprofonda nella piaga) contro il vilipendio, l’offesa, l’oltraggio. Quantunque la scrittura di Anna Maria Curci rifletta quella serenità di fondo che è data dalla grazia intesa in senso cristiano, il registro linguistico è come increspato da dolore e tristezza, perché ogni storia di appunti fatti a pezzi/ di fogli sminuzzati/ di righe cancellate ha diritto di resurrezione. E la parola che insorge, ribelle all’oblio, non quella pronunciata dalla e nella lingua dei servi/ truccati da padroni, assume il compito (non facile ma non impossibile) di ricondurre a noi il ricordo intatto, di vivificarlo e toccarlo quasi, laddove esso è protetto: i tuoi libri/ custodiscono pagine  da aprire/ in tutti i tempi, dicono: tolle, lege!// Dato per perso, è pur tenace il filo/ rincorso a capitomboli sventati./ Prende fiato e dal margine addita.

 

Anna Maria Curci, nata a Roma, insegna lingua e cultura tedesca in un liceo statale. Direttrice editoriale del settore libri (poesia, saggistica, narrativa) della casa editrice Cofine, è nella redazione della rivista Periferie, diretta da Vincenzo Luciani e Manuel Cohen; per il sito”Ticonzero” di PierLuigi Albini ha ideato e cura la rubrica “Il cielo indiviso”. Ha tradotto, tra l’altro, poesie di Lutz Seiler (La domenica pensavo a Dio/ Sonntags dachte ich an Gott, Del Vecchio 2012), di Hilde Domin (Il coltello che ricorda, Del Vecchio 2016) e i romanzi Johanna (Del Vecchio 2014) e Pigafetta (Del Vecchio 2021) di Felicitas Hoppe. Ha pubblicato i volumi di poesia Inciampi e marcapiano (LietoColle 2011), Nuove nomenclature e altre poesie (L’arcolaio 2015), Nei giorni per versi (Arcipelago itaca 2019), Opera incerta (L’arcolaio 2020). Con Insorte, sua quinta raccolta, ha ottenuto il secondo posto al Premio per la silloge inedita “Pietro Carrera” 2022.