Anna Elisa De Gregorio. Per Na giungla de cartó

Nota di Maria Gabriella Canfarelli

 

Foto di Elisabetta Masi

Leggere i versi delicati e forti insieme di Anna Elisa De Gregorio, scomparsa a pochi giorni dalla vittoria conseguita alla XVII edizione del Premio nei dialetti d’Italia “Città di Ischitella-Pietro Giannone” con la raccolta inedita in dialetto anconetano Na giungla de cartó (Una giungla di cartone), pubblicata in e-book da Cofine Editore, è assaporare piccoli e meravigliosi attimi d’una narrazione sapiente quanto umilmente disposta a porre dubbi, è soffermarsi su un dettato di grazia e di sincerità in cui l’analisi dolente ma composta, rigorosa, è ricerca di senso del mondo e di nialtri cristiani, polvere de stele / bandunata su la tera, / cumpagni de sorte d’ogni bèstia, / de l’albero intimi parenti. / Legati a cento mani, / ntun girutondo de ricunuscenza: // ncora le rame che striscia / più luntano, tute le rcojemo su / da na radica sola (noi umani/abbandonati sulla terra, / compagni di sorte di ogni animale, / intimi parenti degli alberi. /Tutti legati con cento mani, / in un girotondo di riconoscenza: // strappiamo tralci d’erba dalla terra / e anche i più lontani / nascono da un’unica radice).

Un girotondo di ri-conoscenza che è cerchio di mani intrecciate, contatto, un toccarsi da creatura a creatura per meglio comprendere e preservare quegli attimi intensi rivelatori della grazia dilicata, che ogni giorno rischiamo di perdere si nun la sai ricunosce. La sensibilità empatica di Anna Elisa di Gregorio accoglie con delicatezza di sguardo e di voce, la natura e l’uomo e ne pone in relazione il destino, la destinazione pur nella apparente differenza di colore, storia, vita: ne è metafora, tra le altre, la poesia nella quale il transito, il passaggio, è spostamento da una condizione all’altra: Guardi n treno passà / e, ntun sbate de ciji, / ntravedi n prufilo dal finestrì / cu le manighe gonfie de vento (Guardi un treno che passa / e, in un batter d’occhio / dal finestrino intravedi un profilo / con le maniche gonfie di vento), ricordo del profilo della compagna di passeggiate in bicicletta, intorno e incontro all’aria tersa dell’infanzia; il discorso poetico è condotto sul filo del paragone e della similitudine quanto dagli opposti, cifra duale che si ripete nei testi sì da moltiplicare il doppio punto di vista, procedimento attraverso il quale porre a confronto giovinezza e vecchiaia o indagare la solitudine (Dó case siamesi: interno uno, interno due) di un uomo e di una donna osservati ciascuno nel proprio habitat alle prese con le loro singole, diverse abitudini, persone che agiscono la propria vita un mese prima che la morte faccia loro visita.

Mite è la riflessione, e profonda e netta, sulla sofferenza e sulla solitudine anche della viola nel vaso posto sul davanzale, fiore “diverso” perché diverso il suo colore rispetto alle compagne. Viola bianca, tenerissimo esempio di bellezza non conforme: la cunzolo: riverà l’inverno / a fà da livéla pe voialtre. / Tute le foje sarà giale uguale / e uguale sarà ncora la fine (la rassicuro: arriverà l’inverno/ a livellare i conti per voi viole. / Le foglie gialle saranno tutte uguali / e comune sarà anche la fine). Mi piace pensare che sia lei, Anna Elisa De Gregorio, la viola bianca, la pura poesia.

 

Maria Gabriella Canfarelli

 

Anna Elisa De Gregorio, nata a Siena da genitori campani, si trasferisce ad Ancona nel 1959. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo libro di poesie Le Rondini di Manet (Firenze, Polistampa), prefazione di Alessandro Fo (Premio Pisa 2010 opera prima; Premio Contini Bonacossi 2011 opera prima). Nel 2012, grazie al concorso Inedito Colline di Torino, dà alle stampe Dopo tanto esilio (Rimini, Raffaelli, prefazione di Davide Rondoni), nella cinquina finalista del premio Gradiva, New York 2013, e primo premio Borgo di Alberona 2014. Esce nel 2013, grazie al DARS di Udine, una plaquette di poesie dal titolo Corde de tempo, in dialetto anconetano. Segue, nel 2016, il volume Un punto di biacca (Milano, La Vita Felice) con una nota di Francesco Scarabicchi (nella terna del premio Metauro 2016, finalista premio Guido Gozzano 2016). È del dicembre 2019 L’ombra e il davanzale (Macerata, Seri) con testi poetici e haiku, arricchiti da tredici illustrazioni di Francesco Pirro. Presente in numerose antologie, ha pubblicato articoli su riviste letterarie e blog (Poesia, Caffè Michelangiolo, Le Voci della Luna, Clandestino, Atelier, L’Immaginazione, Periferie, Nostro Lunedì, Poesia 2.0, Versante Ripido, Fili di Aquilone). Ha organizzato stage presso scuole e circoli culturali sulla poesia haiku.