Anna De Simone – Biagio Marin, Lasciami il sogno. Carteggio 1982-1985

Recensione di Zelda S. Zanobini

 

Il Carteggio tra Biagio Marin e Anna De Simone non è certo il primo che veda impegnato il poeta, come la stessa Edda Serra ricorda nella nota Itinerarium mentis et cordis posta all’inizio del volume. Questo carteggio ha però un valore particolare, in quanto copre gli ultimi anni di vita del poeta e ha un contenuto al tempo stesso toccante e rivelatore.

Chi è, innanzitutto, Anna De Simone? Un’insegnante di lettere del Liceo Classico Carducci di Milano, che considera figli elettivi gli scolari che come lei amano i valori veri della vita, e si propone di dare loro molto di più di quello che le sole lezioni consentono. La corrispondenza inizia per mano sua il 31 Dicembre 1981, quando invia al poeta novantenne ormai cieco e sordo, per omaggio, la tesina del proprio scolaro Corrado incentrata sui suoi versi. La prima lettera contenuta nel carteggio (13 Gennaio 1982) ne è la risposta, da parte di Marin, che con immediatezza, e per intuizione, vi delinea il rapporto che sarà; la sua essenza viene sancita già nella seconda lettera: di consentimento e consustanzialità, parla Marin a nome di entrambi, e così chiarisce: non si tratta di un fenomeno intellettuale, piuttosto si riferisce a chi, leggendo i versi di un poeta, in essi ritrova la propria persona più intima; e se questo è un fatto raro, continua, rare sono anche le persone che sentono il bisogno di dire al poeta il loro consentimento, e quando succede quel poeta è in festa, si sente meno solo. Ecco quello che sta accedendo, e, in estrema sintesi, la natura del legame che si instaura tra Anna e Marin, tanto profondo da proseguire fino alla morte del poeta.

Lo scambio epistolare presto sboccia e la frequenza delle lettere si intensifica di pari passo con la loro lunghezza e con l’intensità del contenuto, in un autentico crescendo. I numeri: 5 sole lettere nell’intero 1982, conteggiando anche l’iniziale mancante, e 37 lettere nel solo 1983, una per settimana.

Grazie all’incontro con Anna, Marin pare risvegliarsi come uomo di carne e sentimento, ma con le modalità del poeta che mette l’anima sul tavolo; e tanto conta per lui la consustanzialità che già dal Maggio 1983 nei confronti di Anna passa al “tu”, spingendosi a parlarle di amplesso amoroso; che vista l’età, chiarisce, è di vita esaltata, di vita trasportata tra cielo e terra e non più fisico. D’altra parte, è Anna stessa che gli ha fornito l’aggancio, scrivendo espressamente, poco prima, poesia = atto d’amore; Marin non ha fatto che raccogliere e rilanciare, cedendo all’innamoramento poetico che si stava compiendo, e non solo da parte sua. Più volte nel carteggio Marin ripete che si sente inadeguato rispetto all’amore di Anna; amore che cerca e al tempo stesso lo inquieta, in quanto assegna al giudizio di Anna il compito di certificare il proprio valore poetico, e teme che l’amore possa toglierle oggettività. I passi verso Anna diventano rapidamente espliciti: prima le chiede di andarlo a trovare da sola, senza alunni; poi la paragona alla moglie dolce e virginale; infine semplicemente pretende tutta la sua attenzione, per lettera o con visite dirette, e protesta, e parla chiaramente con fare accusatorio del proprio bisogno, incurante di ogni impegno o difficoltà dell’altra. La presenza di Anna sembra essergli unica consolazione e motivo di speranza, se non di vita. E così fino alla fine, con toni che diventano drammatici, esasperati.

Anna dal canto proprio, senza quasi rendersene conto finisce in una sorta di vortice amoroso, che contribuisce ad alimentare per generosità e senso di responsabilità. Nei confronti di Marin si pone in una condizione dichiaratamente ancillare; e se nelle lettere del carteggio i dettagli sulla vita del poeta sono numerosi, a fornirne a sua volta Anna si mostra poco interessata, chiarendo che i suoi affetti, le sue vicende, non sono cose di cui parlare, essendo tutto scritto nel grande libro dei versi dello stesso Marin. Il rispetto che nutre nei suoi confronti è reverenziale, e improntato all’affetto: ben lungi dall’idea di contraccambiare il passaggio al “tu”, nelle proprie lettere utilizza sistematicamente l’appellativo Maestro, unendo lodi affettuose alle considerazioni poetiche, sempre apprezzate dal poeta per la loro acutezza. Quando le sorti del saggio che ha preparato sul poeta, incluso nell’annuario del Liceo, appaiono incerte per gravi ritardi di stampa, al fine di alleviare la delusione di Marin, Anna fa proprio il compito di rassicurarlo, e se ne scusa personalmente,  di continuo, come se ciò dipendesse da lei. Quando si propone per una biografia poetica, non solo non la scoraggia la mole dei materiali che reperisce, integrati con continuità dallo stesso Marin, ma anzi li studia a fondo, traendone ancora apprezzate considerazioni; e pur sottolineando che se si sente sempre più in difficoltà e inadeguata con il progetto, certamente troppo ardito e ambizioso per le sue forze, tuttavia non dispera di portarlo a termine a dispetto degli impegni e i problemi familiari che sta attraversando. Per meglio comprendere il Maestro si addentra negli scritti di mistici biblici a lei lontani (Qohèlet). Ai rimproveri del Maestro, che lucidamente, a tratti, si rende conto della propria predominanza nel rapporto, risponde sempre prontamente, scusandosi, cercando di non farlo soffrire, di renderlo felice e gratificarlo.

Tutto il carteggio è splendido; ma è la sua parte finale quella più toccante: Marin sta lasciando la vita, il suo pensiero è con Anna e la prega: non abbandonarmi relitto sulla via. Anna certo non si risparmia nella straziante risposta, che già sa di addio; e così, con questo viatico, dal carteggio noi lettori usciamo infine in subbuglio, come poeticamente frastornati o avvinti.

Niente paura, immediato arriva il risveglio, grazie a un’ultima lettera di Anna, scritta distanza di 35 anni; il tono è del tutto diverso, caro Marin ne è l’inizio, ogni riferimento al Maestro è perduto e quella che scrive è una donna che, fatta la propria strada, si pone, finalmente, al pari del poeta, mettendolo insieme ad altri di cui si è occupata con analoga cura. Non a caso il volume è dedicato allo scomparso Pierluigi Cappello. La stessa nota della curatrice Edda Serra, come la prefazione di Giovanni Tesio, riportano poi i fatti nella loro cornice oggettiva; la pregevolissima nota archivistica ancora di Edda Serra, infine, fa il resto. Il lettore può così rimettere i piedi a terra, e finalmente riquadrarsi.

Il volume ha l’indubbio pregio di consentire una visione illuminante del rapporto fra poesia e biografia; fornisce inoltre chiara evidenza dei legami che la poesia è in grado di creare.

Anna De Simone – Biagio Marin, Lasciami il sogno. Carteggio 1982-1985, a cura di Edda Serra, prefazione di Giovanni Tesio, Rovigo, Il Ponte del Sale, 2020, pp. 319.

 

Zelda S. Zanobini

 

 

Pubblicato il 28 aprile 2020