Angelo Scandurra. La fuga, il confine, il ricordo

Nota di Maria Gabriella Canfarelli

 

Non si sa davvero come cominciare quando scrivi di persone che hai conosciuto e incontrato, con cui hai parlato, scambiato qualche telefonata o mail di invito a partecipare a incontri, eventi di poesia che erano anche occasioni per scambiare parole in libreria o altri luoghi deputati alla lettura/ascolto di versi, a evento concluso.

Sempre di fretta, Angelo Scandurra, richiamato da altri impegni, progetti che metteva in campo con un fervore inestinguibile. Alto, l’aria un po’ svagata, i capelli riccioluti e un po’ arruffati lo ricordo, universitario in Lettere, sostare insieme a un amico davanti all’Istituto d’Arte di Catania, dove studiavo. Era l’inizio degli anni Settanta, Angelo già scriveva versi, aveva già pubblicato, mi regalò una copia del suo Bagliori (ISCRE, 1971).

L’eterno entusiasta, il poeta da molti definito visionario poiché avvertiva la necessità di Scorticare fino al midollo/il ragguaglio dei veggenti, era anche persona attiva e concreta (scriveva: I poeti volano con i piedi per terra), che affidava all’azione, al ‘fare’ il senso della vita, tant’è che aveva dato a un gruppo politico da lui fondato il significativo nome Damuniversu, ovvero “Diamoci da fare”. L’operosità, l’attivismo culturale di Scandurra non era circoscritto alla sua sola scrittura in versi e in prosa, bensì abbracciava l’impegno politico-sociale-umanistico ben oltre e anche prima del periodo 1994-2003 della sua sindacatura a Valverde (che lui chiamava Bedduvirdi). In questa cittadina in cui ha vissuto (era nato nella vicina Aci Sant’Antonio, nel 1948) aveva istituito e curato importanti percorsi culturali, mostre d’arte, tra cui I segnali dell’aurora (esposizione di giovani artisti siciliani emergenti), letture pubbliche, istituto borse lavoro per i tossicodipendenti, realizzato il Premio per la Vita, Estateteatromusica, e molto altro ancora, con la stessa passione con cui aveva fondato il Gruppo Teatro Nuovo nel decennio settanta/ottanta, nel 1985 la rivista mensile Il Girasole e, l’anno dopo, Il Girasole Edizioni cui seguiranno, nel 2012, le edizioni Le Farfalle, nei cui cataloghi sono presenti più di cento titoli di autori italiani e stranieri.

Nella poesia di Angelo Scandurra la parola riflette l’inquietudine che serve alla vita come spinta, incitamento a scoprire, di questa, il raggiro nascosto in ogni suo manifestarsi, agguantarlo col potere dell’astrazione quanto del raziocinio lucido e dolente; ne deriva una parola che è strumento di effrazione e di irruzione in chiuse geometrie o lampanti squarci di accoglienza da varcare con una poesia ad alta densità oracolare, metaforica e spesso ermetica con la quale aggirare il confine, vedere la trappola oltre l’apparenza della vita stessa, senza altro poter fare che Stare nella terra/ fino al brivido. Un dolore di fondo, del mondo, dell’umanità ferita, vulnerabile, che nei versi, nelle strofe si moltiplica ed è parimenti incitazione alla resilienza malgrado la complessità dell’umana avventura. La produzione di Angelo è perciò in questo senso concettuale oltre che sensista, intrisa da una deflagrante angoscia esistenziale che “pare sospesa tra un cielo esatto ma sostanzialmente assente (…) e un agire aperto a misurare e celebrare il suo stesso mistero, attraverso quello che lo stesso poeta chiama alfabeto accessibile (vd. Giuseppe Condorelli, in Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea, Raffaelli, 2013).

Agile e scarna, talora espressa in forma prosastica, la sua versificazione è diretta a valutare Criteri di fuga in caso di emergenza, allarme, rischio di pericolo, desolazione presente e futura; scrittura che si confronta col vuoto/nulla e tenta di interpretarlo, dargli cornice, assetto, delimitarlo nella mente, nel cuore; e che attraverso il doppio itinerario, reale e metafisico, cerca di raggiungere quei Rimedi cercati/sul cuore del disagio/per la luna che muore. Un dettato fitto di rimandi, intricato, chiama in causa il costruttore della tela/trappola vischiosa, colui che ordisce e tesse alacremente: Sei monito d’interstizi/reggi l’esatta ragnatela/come dio scontroso e scaltro (da: Ad un ragno, dalla raccolta Trigonometria di ragni); ed è dunque caccia, sono appostamenti cui sfuggire cogliendone il presagio, l’avvertimento dato, e dall’istinto di conservazione (nostro, del ragno) che acquisito in forma di calcoli matematici, geometrici e contabili; sono infatti termini come tasso, profitto, cifra, disavanzo, pareggio, conguaglio, e cerchio, quadrato, retta disseminati in scrittura a fare il punto sul dato bio-fisiologico e su quello memoriale, frattanto che le volute accerchiano le ossa/l’insidia pregiudica gli spazi della vita, mai della poesia.

Nota biobibliografica

Angelo Scandurra (Aci Sant’Antonio, 1948- Valverde, 2021) ha pubblicato poesia, prosa, saggi. In poesia, i libri: Bagliori, ISCRE, 1971; Mandorle amare, Todariana, 1973; Urlo di gabbiani, Biancamartina, 1973; Proposta per incorniciare il vuoto, Sciascia Editore, 1979; Fuori dalle mura, Sciascia Editore1983 (finalista al Premio Viareggio); L’impossibile confine, Manni, 1989, con cui ha vinto il Premio Cilento-Pinto; Trigonometria di ragni, All’Insegna del Pesce d’Oro, Scheiwiller, 1993; Anteckningar kring kungens död och andra dikter. Appunti per una morte di re ed altre poesie, Symposion, Stoccolma, 1993( a cura di Ingamaj Beck); The hot-tempered musician and other poems. L’iracondo musicista e altre poesie, Georgetown, Washington, 1996 (a cura di Roberto Severino); Angor (Valverdina, 1997); Criteri di fuga, Passigli, 1998 – seconda edizione ottobre 1999; Il disperato e sublime, Quaderni Del Circolo Degli Artisti, Faenza,1999( testi poetici di Vasco Rossi e Angelo Scandurra); Appunti per un colloquio forzato (La Vita Felice 2000, poi testo teatrale Per un colloquio forzato, 2002); Il bersaglio e il silenzio, Passigli, 2003; El hondon de los espejos y otros poemas. L’avvallamento degli specchi e altre poesie, Bienza, Siviglia 2009 (a cura di Miguel Angel Cuevas); Profughi del sole, Edizioni Dell’Angelo, 2014 (traduzione inglese di Roberto Severino; traduzione spagnola di Miguel Angel Cuevas); Paroli ccu me matri, Edizioni Dell’Angelo, Palermo, 2019. Per la prosa e la saggistica riportiamo alcuni titoli: Valverde. Un Comune dalla leggenda alla storia (1977); Vivere la parola. Protagonisti allo specchio (1989); Quadreria dei poeti passanti (2009, raccolta di brevi racconti); Evoluzioni di una metamorfosi (1978); Titoli senza valore (2014). Molti i riconoscimenti ottenuti sia come poeta che come editore, tra cui, in quest’ultima veste, l’attribuzione del premio per l’ Editoria al Premio letterario internazionale “Nino Martoglio” nel 2015.