Addizioni di Lino Angiuli

Scheda di Giovanni Laera

 

Quando un poeta scrive, scopre sempre qualcosa. Per questo l’autore che voglia condividere ciò che ha scoperto attraverso la poesia deve farlo consapevolmente,con nettezza, cosicché anche i lettori possano percorrere il suo stesso itinerarium mentis. Solo allora una raccolta di poesie diventa un libro, con un’architettura definita in cui i testi dialogano tra di loro, in cui è l’opera stessa – come l’autore e il lettore – a crescere o addirittura a cambiare. Miracolo della poesia, si dirà. Della poesia, aggiungiamo noi, di un maestro quale è indiscutibilmente Lino Angiuli.

Sono queste le prime considerazioni che saltano alla mente leggendo Addizioni, l’ultima opera di questo straordinario poeta, capace ancora una volta di servirci un’altra idea del mondo e della stessa poesia. Un’idea diversa da quella affermatasi in Occidente, dove l’antropocentrismo umanistico ha ridotto al silenzio le culture minoritarie in cui l’uomo e il suo ego cedevano il passo alla scoperta dell’altro, all’auscultazione della natura, al dialogo con il basilico che cresce sul davanzale.

La rivoluzione copernicana di Angiuli è al contempo nuova e antica, contiene in sé la cultura contadina che conosce il nome di ogni uccello che inaugura il giorno e anche un rifiuto consapevole delle dinamiche socio-economiche del nostro tempo, un passaggio necessario dal meridionalismo alla meridionalità, a un Sud che, capovolgendo la lezione di Bodini, diventa madre, sposa della paterna Europa. Una poesia, quella angiuliana, in cui l’aut diventa etanche a livello linguistico: l’italiano accoglie come il letto ampio di un fiume dialettismi, forestierismi, fossili, e qui persino numeri e note musicali, indirizzando la poesiaverso un mare più vasto della letteratura.

Corredato dalla preziosa postfazione di Daniele Pegorari e da una sezione come Bancarella dell’usato, che ripercorre la carriera di Angiuli, Addizioni non è solo il libro che ci aiuta a riconsiderare l’opera di un maestro, ma è anche un discorso aperto sul futuro, in cui l’indifferenza per e della natura – se sapremo ascoltare le parole del poeta – diventerà in-differenza. Grazie ad Angiuli, avremo una lingua (di mare?) per dire quello che ci aspetta.

 

Giovanni Laera