Achille Serrao: pescare nel mare della poesia

Lettura di "Una pesca animosa" di Luca Benassi

Quando Achille Serrao, ormai consapevole di essere vicino a concludere la sua esperienza terrena, seleziona i testi per l’antologia complessiva Percorsi, curata dallo scrivente per Puntoacapo editore, parte da Coordinata polare del 1968, escludendo quindi i testi di Una pesca animosa. Del resto, Coordinata polare è considerato il suo esordio ufficiale, anche dal punto di vista editoriale, posto che Una pesca animosa era stato pubblicato, quasi in sordina, in edizione privata, due anni prima, nel 1966. Il libro del 1968 riprende e mette a sistema molti dei testi di Una pesca animosa, ma nessuno di questi – pubblicati sia in Coordinata polare che nel testo del 1966 – finisce in Percorsi. Questa notazione, se da una parte fa ritenere che il poeta considerasse il suo esordio come una sorta di prova generale, in attesa dell’uscita del 1968, dall’altra non deve trarre in inganno: Serrao sceglie per Percorsi tre testi tratti da Coordinata polare, scritti nei primissimi anni ’60, assai prima del ’68 anno di pubblicazione, segno che riteneva quel tempo di scrittura come valido, fecondo e rappresentativo dell’inizio del suo pensiero e del suo viaggio nella poesia. In questo quadro, la ripubblicazione di Una pesca animosa non solo offre ai lettori un testo altrimenti irreperibile, ma rende conto di questo primissimo periodo, considerato dallo stesso poeta come strategico nel suo percorso poetico.

Come ampiamente evidenziato dalla critica più attenta, l’opera di Serrao può dividersi in tre grandi momenti. Una prima fase, definita ermetica, ha come estremi le pubblicazioni di Una pesca animosa e di Lista d’attesa, del 1979. Una seconda, fulminante fase consegna il periodo sperimentale: L’altrove il senso, del 1987, e Cartigli del 1989. Quest’ultimo libro, in particolare, mette insieme prosa e poesia, ricordando che la riflessione sul linguaggio (e dunque la sperimentazione) aveva trovato posto soprattutto nella prosa, a partire da Cammeo del 1981. La terza fase, grandiosa e definitiva, si apre nel 1990 con Mal’aria, che esce con una prefazione di Franco Loi. È la stagione del dialetto di Caivano (in provincia di Caserta), ma anche del Serrao studioso, ricercatore della poesia neodialettale, del successo di critica e pubblico, anche al di fuori dei confini nazionali, soprattutto oltre oceano. Una pesca animosa si pone, quindi, come un doppio esordio: quello poetico in senso assoluto, ma anche quello della prima stagione, ermetica, destinata a durare poco più di un decennio.

Serrao arriva a Una pesca animosa dopo un periodo di affannose letture: i simbolisti francesi, il surrealismo, gli ermetici italiani, il neorealismo di Pier Paolo Pasolini e di Cesare Pavese, il neorealismo del Sud di Rocco Scotellaro e di Alfonso Gatto, ma soprattutto la poesia di Mario Luzi e del calabrese Lorenzo Calogero. Da Luzi, il poeta prende una lingua tesa, dove il verso è controllato nella sintassi e il periodare è lungo. Il riferimento è Nel magma del 1963 e Dal fondo delle campagne del 1965. Tuttavia Serrao si appoggia alla lezione ermetica tentandone un superamento evolutivo. Nel testo del 1966 è già presente quella sintassi ellittica di derivazione luziana (ma anche di Gatto), che un profondo conoscitore del poeta come Francesco Paolo Memmo vede come cifra dell’intera scrittura di Serrao. Del resto, proprio nell’uso della sintassi che si snoda in periodi lunghi e complessi, anche questa di derivazione luziana, la critica (Manuel Cohen) vede il segno dell’eversione del canone ermetico. Si legga un testo posato e sintatticamente modulato come E il vicolo rabbuia: «Anselmo / sempre in guerra con se stesso / procede lento metodico / sull’orlo della pazzia / rifà le orme di colle / del giorno avanti. // Ritrovo spesso Anselmo / sulla porta di casa; / guarda fisso in faccia l’Orsa / ulula come un lupo di selva. // E mentre Anselmo / sempre in guerra con se stesso / con la barba incolta / sudicio fetido come un lupo di selva / guarda fisso in faccia l’Orsa, / piange // e il vicolo rabbuia / ancora che la favola finisse / appena cominciata.» Serrao ha la capacità di sbarazzarsi dell’io lirico fin dalle primissime prove. Ciò che interessa il poeta è ‘l’altro da sé’, il magma di una realtà notturna e psichica che assume i connotati di personaggi dei quali si accennano pochi elementi in un contesto dai tratti selvaggi e allucinati. Ne emerge una poesia notturna ed epifanica, dove si stagliano figure come Marta, Cosimo, Anselmo, personaggi di un mondo mitico che servono a creare immagini, sentimenti, soprattutto storie e vite che si percepiscono come esemplari. Le paure, i presagi, i simboli vengono messi a sistema attraverso architetture impersonali, complesse e rarefatte a un tempo. La poesia si fa plastica: racconta, dipinge, scava. Lo fa attraverso una consapevole e controllata oscurità, che più che giocare sul significato o la sintassi, lo fa – febbrilmente – attraverso uno scavo psichico dell’archetipo, con una scrittura a tratti incandescente, nervosa, che si agita e fa pressione dentro un periodare comunque controllato (Anselmo / sempre in guerra con se stesso / con la barba incolta / sudicio fetido come un lupo di selva).

È dei primi anni ’60, la lettura appassionata di Lorenzo Calogero, un poeta magmatico e folle, tutto costruito su una simbologia oscura ed irta, reperibile in taccuini in parte illeggibili. Le prime prove di Serrao riprendono, seppur con esiti formali del tutto diversi, questo sistema simbolico. A tale simbolismo appartiene quella dimensione faunistica e floreale che partecipa al mondo immaginifico del libro, come annota Manuel Cohen nella prefazione a questa nuova edizione di Una pesca animosa: animali (il topo, l’allodola, la serpe), piante (foglie, pino, ulivo, ginestra), notti stellate e lunari, ma anche archetipi, fantasmagorie, la neve, che tanta parte avrà nella poesia dialettale degli anni Novanta. Si tratta di una poesia che ci regala un ‘possibile onirico’, continuamente posto sul crinale fra sogno e realtà. Osserva in proposito Cohen: «Il libro è contrassegnato al suo interno dal fil rouge della dualità continua, del dualismo di elementi contrastivi o contrastanti: esigenza del reale e necessità del sogno; desiderio di luce, di chiarezza, e costante attraversamento di stadi d’ombra o notturni… non risulta allora casuale il riferimento o l’allusione larvata alla lirica e al pensiero leopardiani.»

Il risultato è una poesia che, come osserva Paolo Leoncini, è dominata «dall’ansia espressionista, caotica e barocca». In Una pesca animosa si può rinvenire allo stato larvale quel sistema metaforico che si amplierà a dismisura in Destinato alla giostra (1974) e in Lista d’attesa (1979). Emerge, infatti, fin da questa prima prova, quella componente sismica e tellurica che molti anni dopo Franco Brevini, parlando della produzione in dialetto, definirà «sciamanica». Si legga “E pascola memoria: «Eclissi di luna / placida di venti. / Varianza di moti: / stupefatta una nuvola / postula luce o sciamare più oltre. // Inaridisce lo scoglio la risacca; / ecco, sta spalancandosi sul molo / all’abbagliante sazietà del mare / un occhio vivido di pruni / dall’entroterra. / E pascola memorie / in tutto questo / il primo giorno d’esistenza.» Il testo sopra riportato si dibatte fra esigenze realiste (Inaridisce lo scoglio la risacca; / ecco, sta spalancandosi sul molo / all’abbagliante sazietà del mare / un occhio vivido di pruni) e scoppi lirici (E pascola memorie / in tutto questo / il primo giorno d’esistenza), fra realtà e stupefazione, fra una lingua tesa, a tratti dura, e sonorità musicali, rarefatte e notturne (Eclissi di luna / placida di venti). Anche in questo primissimo libro compare l’esigenza di una riflessione sul linguaggio, che troverà poi ampio spazio nei libri L’altrove il senso e Cartigli della fase sperimentale della fine degli anni Ottanta. In tale contesto, la linea consapevolmente seguita da Serrao nei suoi esordi è di un rifiuto degli abbagli della neoavanguardia che imperversava in quegli anni. Serrao si mostra già preoccupato di una forma che sappia essere ‘creativamente sconvolgente’, di una scrittura che, per dirla con le parole di Cammeo, nel racconto omonimo del 1981, sia «dissipazione della lingua».

In Una pesca animosa, infine, si agita una dimensione civile che rende testimonianza di quel periodo storico che precede le grandi tensioni politiche del nostro Paese della fine degli anni ’70 e dell’inizio degli ’80. Serrao assume una postura di virile insofferenza e, allo stesso tempo, di rassegnata e consapevole delusione che avranno uno sviluppo pieno e definitivo nei due libri successivi, Destinato alla giostra (1974) e in Lista d’attesa (1979), di questa prima fase. Si tratta di un risentimento e di un giudizio di un’epoca che coinvolgono la totalità dello scrittore di Caivano: il poeta, il cittadino, l’uomo alle prese con una devastazione amara, una terra desolata di eliotana memoria: «Mentre sviliva il giorno / disperavo per te dalle vetrate / una intrepida immagine di case; / nella prima gazzarra della sera / ad ogni ombra mi fingevo un topo/ zoppo in amore. // Di questa realtà/ cosa n’è stato; / chiederne ancora, ora / – crocifisso all’imbocco di una strada / dentro un muro di tufo / (tu) amorevole gufo / bersaglio di sassate – / se non è più memoria alla finestra / la ginestra d’estate. // Ora la fronte è prosciugata / e non lo è stata mai; / una fabbrica geme di terraglie / per quelle leggi dell’economia / necessarie / – intramontato gioco delle biglie / che ancora trasfigura / questo paese delle meraviglie –»

In Una pesca animosa si ritrovano – a volte allo stato di semi appena germogliati – i temi e le riflessioni che attraverseranno come fili rossi tutta la scrittura di Serrao. Fa bene Cohen a leggere questa breve raccolta in maniera retrospettiva, dal punto di vista dei successivi e fecondi sviluppi: in tale ottica, questo testo breve, appena 29 poesie, appare come un laboratorio fertile, utile a sviluppare, in capo ad appena un paio d’anni, l’esordio ‘ufficiale’ del poeta, ma allo stesso tempo capace di offrire testi di una maturità e una bellezza straordinarie.

 

Achille Serrao, Una pesca animosa, Ed. Cofine, Roma 2018 (prima edizione privata 1966)

 

Luca Benassi

 

Pubblicato 20 dicembre 2018