ACHILLE SERRAO L’opera poetica (1968-1979)

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[OTTOBRE 2019] Achille Serrao L’opera poetica (1968-1979), prefazione di Luca Benassi, Collana “I libri di Achille Serrao” n. 2, Roma, Edizioni Cofine, 2019, pp. 136, euro 17,00

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IL LIBRO

Dopo Una pesca animosa, riedito nel 2018, l’impegno assunto dal Centro Studi Achille Serrao di ripubblicare le opere del poeta ormai introvabili, continua con questo 2° volume che comprende le poesie pubblicate tra il 1968 e il 1979 nelle raccolte: Coordinata polare (1968), Honeste vivere (1971), Il nesso (1973), Destinato alla giostra (1974) e Lista d’attesa (1979).

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L’AUTORE

ACHILLE SERRAO (Roma 1936-2012), poeta, scrittore e critico, è stato direttore fino al 2012 della rivista “Periferie” e del Centro di Documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scar- pellino”. Ha pubblicato i libri di poesia in lingua: Una pesca animosa, 1966, II edizione 2018 (con prefazione di Manuel Cohen); Coordinata polare, 1968; Destinato alla giostra, 1974; Lista d’attesa, 1979; L’altrove il senso, 1987 e in dialetto campano di Caivano: Mal’aria (1990), ’O ssupierchio (1993), ’A canniatura (1993), Cecatèlla (1995), Semmènta vèrde (1996), Cantalèsia (1999), Disperse (2008). E’ autore dei libri di narrativa: Sacro e profano (1976), Scene dei guasti (1978), Cammeo (1981), Cartigli (1989), Retropalco (1995) e di saggistica (su Luzi e Caproni), Via Terra. Antologia della poesia Dialettale (1992), Presunto inverno. Poesia dialettale e dintorni degli anni novanta (1999), Il pane e la rosa. Antologia della poesia napoletana dal 1500 al 2000 (2005), Era de Maggio. Riduzione in quattro atti della vita e delle opere di S. Di Giacomo (2006), Torino & Roma: poeti e autori “periferici” (2006), Poeti di Periferie (2009). Una raccolta degli scritti critici sulle sue opere e bibliografia completa dei testi e della critica è in Achille Serrao, poeta e narratore, a cura di Cosma Siani (Ed. Cofine, 2004). Post mortem sono stati editi nel 2013 i libri: La soglia / El umbral / The Threshold (Ed. Cofine); Percorsi nella poesia di Achile Serrao, a cura di Luca Benassi; Per Achille Serrao, a cura di Vincenzo Luciani (Ed. Cofine).

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NEL LIBRO

(Dalla prefazione di Luca Benassi)

(…) La produzione di Achille Serrao può essere marcata in tre distinti periodi, scanditi nel tempo da cesure sufficientemente nette. Ad una prima fase legata all’ermetismo, all’interno della quale scorrono sottotraccia gli apporti del simbolismo e del surrealismo francese, la poesia ermetica ligure, ma soprattutto la figura del toscano Mario Luzi, segue nel 1987 l’adesione a uno sperimentalismo che sembra voler far piazza pulita della scrittura precedente.

Ed infatti, dopo aver accumulato materiali ed esperienze, ed aver pagato il debito con i propri padri (Montale e il citato Luzi fra tutti), Serrao si accorge della compressione e dell’imbrigliatura delle strutture canoniche della poesia, orientandola alla forma poema e verso un tentativo di commistione e recupero della prosa. Si tratta, in realtà, di una stagione breve, inquieta e necessaria, che però si sviluppa maggiormente nell’esperienza in prosa, nel racconto, spesso (ir)risolto nel paradosso, nello smascheramento dell’assurdità della realtà borghese.

Il 1990 vede la svolta dialettale. Si tratta di un troncare di netto con quanto fatto fino a quel momento, a partire dal ricorso al grado zero del linguaggio, che i lettori più sensibili percepiscono come scelta definitiva, in quanto motivata dal vibrare di corde profonde e personali, dalla necessità di fare i conti con una figura paterna, biograficamente ingombrante quanto strategica nell’immaginario del nostro autore, instaurando con essa un dialogo, ‘letterario’ e postumo, dopo la sua scomparsa.

(…) Tra il 1968 e il 1979 Achille Serrao pubblica tre libri Coordinata Polare (1968), Destinato alla giostra (1974), Lista d’attesa (1979) che abbracciano per intero il così detto periodo ermetico. Per Serrao sono anni di intense collaborazioni letterarie che inseriscono il poeta nell’ambiente culturale romano e fiorentino. Si tratta di anni tumultuosi, nei quali la poesia italiana si accende dei fuochi dello sperimentalismo. Serrao sviluppa un percorso poetico e critico autonomo, fatto di associazioni e dissociazioni da quei fermenti, primo fra tutti la neoavanguardia che Serrao guarda con un certo sospetto, lambisce o attraversa, rimanendo però fedele al proprio nucleo esistenziale e letterario.

ABBREVIAZIONE

Oltre il ponte di ferro al Tuscolano
non devi ritenerci responsabili.
Qui ci stentiamo il pane,
un cunicolo alto e tondo
dove l’edera stinge le visioni
del grigio, come si fa a capire?
abbreviazione è l’uomo
per battute d’arresto.
seguendo evviva e abbasso lungo i muri,
non perdere occasione di farci visita:
odore di prezzemolo l’una di pomeriggio tre novembre
il pianto di un bambino
o la riproduzione per fonografo.

È stranamente vero,
come una primavera infallibile,
questo modo più certo d’esser vivi
in una approssimata vicenda.

 

AL COLMO

Per Bartolo Cattafi

Giunga l’odore covato nel bricco
del caffè scandisce un corso il sangue
di fatti elementari
o l’acqua
sangue in alvei verdeazzurri seguendo i temi
della mansuetudine, acqua così naturale
batte su foglie
su foglie
ci accomuna e fra gli eventi minimi
oggi la casa è quieta disse
mio figlio ha gli occhi grandi
fra gli atti minimi
s’accalca ai vetri una colonia di sfingi
con le ali pazze.

Invece al colmo di pubbliche
dissipazioni – fu al colmo dei proclami
nelle edicole? – di qua dai vetri la casa
è un avamposto senza nome disse,
quali cadenze inconsuete i cortei
disse cospirano
contro il corso avvertito delle vene
e scese dal tribunale degli eretici
un vento quel vento, questo si distende nelle piazze
è di scena sotto i colonnati spinse inni
a scombinare la nostra privata
geografia: chi, chi in un giorno
di laica inquisizione ci condusse
mani e piedi legati ai palchi
del rogo?

 

DEI GHETTI NELLA NOTTE D’EUROPA

                                                       Per Antonio Barbuto

Male l’autunno
– perché dell’autunno
volevo parlare non di formiche domestiche
né di quelle scampate ai chiusini
sommersi a crepe gole trame di ragno che nel primo
mistero glorioso si contemplano sullo stinto dovunque
sia dirupo dove sia muro del lungo abbandono e
in fuga si contesero la rotta senza decoro
nel pelame fra topi addentatori davvero non
delle formiche allo scoperto intendevo parlare
benché gli tocchi in sorte spesso la sorte di una gente
nomade o di una classe da defraudare –
l’autunno anticipò nei ghetti
d’europa l’esodo l’uncinato scalpore
delle zoccole e prodigioso autunno che filtra
stalattiti in bagni di calcare che nel secondo
mistero glorioso si contemplano che non sapremo mai,
argomenta l’amico da leggenda, chi
fra noi giungerebbe al prossimo inverno e aggiunse: ascolta
ascoltale fluire in piena le zoccole
per ogni metafora di morte e prima che una luce
grigio perla salpi verso i ghetti delle ruggini,
al buio affila i tuoi coltelli da leggenda
per una veglia in armi: stanotte la vita
ogni vita s’aggruma in un giro di fossile
nella notte d’europa.