A nò, come se scrive? Grammatica insolita del romanesco attuale

Recensione di Vincenzo Luciani al libro di Maurizio Marcelli e Claudio Porena

 

Ho letto con molto piacere A nò, come se scrive? Grammatica insolita del romanesco attuale, ChiPiùNeArt Edizioni – Accademia Romanesca (dicembre 2020), raccontata e spiegata da Maurizio Marcelli e Claudio Porena e illustrata da Clotilde Matera.

Il libro è introdotto da una Prefazione di Rino Caputo, una Nota di Roberto Vacca e un saluto di

Sabrina Ferilli. La curatela del libro è affidata a Lamberto Picconi.

È un testo di grammatica molto originale, che raggiunge il suo scopo di fondo, quello di trasmettere in modo piacevole una materia da sempre ostica come la grammatica, con le sue numerose e talvolta astruse regole attraverso il metodo peripatetico (nonno Marcelli è pur sempre un podista incallito) camminando per le strade del cuore di Roma e insegnando alla sua simpatica nipotina Lucia non solo le norme grammaticali del dialetto (“più parlato d’Italia”, ricorda la Ferilli), ma facendo da Cicerone in una sorta di visita guidata di luoghi e monumenti tra i più significativi della città eterna: Foro Traiano, Campidoglio, Piazza Venezia, Torre Argentina, Ponte Sant’Angelo, Via della Conciliazione (Basilica di San Pietro), Piazza Cavour, Piazza del Popolo, Stadio Olimpico, raffigurati nelle belle vignette di Clotilde Matera (purtroppo scomparsa prima dell’uscita del libro, a lei dedicato), attraenti non solo per i più piccoli, e che favoriscono un apprendimento più rapido per i ragazzi di oggi (grazie alle immagini) e un “ripassone” della storia di Roma per le generazioni che li precedono e sciogliendo dubbi su “come se scrive” in romanesco questo o quel termine.

Quindi memoria dei luoghi, apprendimento del romanesco e soprattutto trasmissione alle nuove generazioni di un fondamentale patrimonio non solo linguistico ma anche storico che, a mio avviso, è un dovere a cui le generazioni più anziane non possono e non devono sottrarsi.

Roberto Vacca osserva che “parliamo romanesco in tanti modi. Lo adulteriamo con dialetti minori. Lo storpiamo. Spesso ne ignoriamo la storia. È opportuno che ne siano stati prodotti un glossario e una grammatica.” e rivolge l’invito e ricorda lo scopo che accomuna gli autori del libro: “Parliamo romanesco – bene”.

Nell’Introduzione Marcelli tiene a precisare che quello che viene insegnato in questo manuale è il “Romanesco Attuale” non “quello gergale, infarcito di termini più o meno derivati da storpiature di frasi e parole in lingua, di uso comune entro gruppi di persone ben delimitati e ordinati in base a luoghi, età, fasce sociali, professioni ecc.”, bensì “il parlare ‘di tutti i giorni’, quello che si sente in giro, quello che se parlato da un sessantenne viene capito e condiviso sia dal giovane figlio che dal vecchio padre”. E ancora: “Un dialetto derivato direttamente dal latino senza passare dall’italiano!”

Punto di riferimento: “Il dialetto di Trilussa (…) però adattato ed adeguato dal tempo e nel tempo.”. Orgogliosamente romanesco, perché “romanice loqui”, cioè “parlata alla romana”, da oltre due millenni.

Sono ben sessanta le pagine del libro illustrate dai fumetti con la visita a Roma di nonno Marcelli con la nipotina Lucia: non sono all’acqua di rose e, pur nella gradevolezza dell’esposizione ci mostrano un Marcelli, perfettamente a suo agio sia come Cicerone che come grammatico essenziale (lanciando la palla al giovane e dotto Claudio Porena per gli aspetti più intricati e complessi). La vispa nipotina, dal canto suo, è pronta all’apprendimento, e a porre domande tutt’altro che banali che aprono la strada ad approfondimenti ulteriori di Porena.

Si tratta – precisa Marcelli – di “regole non scritte, ma precise e riconosciute, quelle in uso, unendo ‘l’utile al dilettevole’ anzi al ‘dialettevole’, nel dialogo nonno-nipote nella loro passeggiata, ma che poi verranno puntualizzate negli “Appunti di Grammatica romanesca” di Claudio Porena.

A lui va attribuito il merito – riconosce Rino Caputo – di “aver saputo integrare dottrina e fervore creativo, consegnando in tal modo a ogni espressione futura del ‘romanesco’ le basi irremovibili della dignità e, quindi, dantescamente, della ‘gloria della lingua’.”

Dopo la doverosa, ma non arida, lettura delle 30 pagine di Appunti, il giovane studioso e – sottolineo – poeta (ha al suo attivo migliaia di sonetti e maneggia la metrica come pochi, grazie anche al suo talento ed esercizio musicale; è l’inventore, tra l’altro della “terzina poreniana” nonché autore di migliaia di sonetti) ci delizia – nella sezione “Pillole de grammatica e metrica in versi romaneschi” – con sonetti didascalici (un’assoluta novità ai nostri giorni) e, persino virtuosistici (vedi ad esempio lo splendido e magistrale “Endecasillabo e sonetto”). In altri sonetti affronta temi quali ad esempio: Omofonie e licenze lessicali, Cultismi, Prestiti, Paretimologia e storpiatura, Metàtesi, Sinalèfe, Dittongo, iato e dièresi, Anàstrofe.

Questa sezione potrebbe essere molto utile a poeti “di getto”, giovani e vecchi che, in tempo di social, intasano la rete di versacci e sonettacci non lavorati e scorretti. Sempre che trovino il tempo e la voglia di acquistare e leggere questo libro. A costoro sembrerebbe dedicato il sonetto “Conclusione”: che qui in parte riporto: Me sò spremuto come un bon limone, / ma tutto quant’er sugo c’ho sverzato / vojo sperà però che v’è bastato / a intenerivve er còre e ’r capoccione. // Lo studio è sempre tosto, è risaputo. / Ma, fa’ passà tre o quattro settimane, / e me dirai si poi nun t’è piaciuto. // Le cose da imparà sò tante e strane, / però, co un po’ d’impegno e un po’ d’aiuto, / ciancicherete tutto com’er pane.

Un gioiellino, frutto di un appassionato studio, è il seguente “Piccolo glossario etimologico” a cura di Maurizio Marcelli, molto accurato, dilettevole alla lettura e disponibile per la consultazione. Giustamente, egli avverte, “è parte integrante dell’opera”, convinto com’è da sempre che “parlare e scrivere in dialetto è una scelta di campo: che rafforza le radici… che sottolinea il senso di appartenenza, che ribadisce quel privilegio che abbiamo tutti noi: essere romani”, anche se non di origine (ricordate il Wojtyla del “semo romani”?).

Libro per ragazzi questa Grammatica? Perché lo è Pinocchio? Oppure “Il piccolo Principe” (che Marcelli ha riproposto in versione romanesca in Er Principetto nel 2011)?

Il volume di Marcelli e Porena ha l’ambizione di coinvolgere nella lettura tre generazioni di romani: nonni, figli, nipoti che egli vuole riunire nell’uso corretto del “romanesco attuale”.

Un obiettivo lodevole ma rispetto al quale esprimo il dubbio che i nipoti (ipertecnologici) capiscano bene i nonni (quelli dell’epoca in cui l’Italia era un paese agricolo e Roma era quella antecedente al boom e alla grande speculazione edilizia) e che padri e nonni comprendano i figli/nipoti e sappiano trovare un linguaggio comune. Troppa acqua è passata sotto Fiume…

Tuttavia resta molto lodevole il tentativo di salvaguardare il romanesco che, essendo il dialetto più parlato, è quindi soggetto più di ogni altro a innovazioni. E concordo con Lamberto Picconi (di cui non va dimenticato il duro, “sporco” quanto imprescindibile lavoro di curatore) quando afferma che “la parlata romana attuale è più che mai viva, esiste, anche a prescindere da una (non certo solo nostalgica) ‘militanza’ critico-poetico-letteraria” che, fuor di dubbio, trapela in questo libro”. Ho frequentato quanto basta accademie e circoli romaneschi, stupendomi di come, ancora oggi sia non metabolizzata, se non avversata, la lezione di Mario Dell’Arco, per non parlare di Mauro Marè, e venendo più ai nostri giorni, il riconoscimento della consistenza poetica di un Meloni o di un Tommasino.

 

 

Note biografiche degli autori

Claudio Porena. È nato a Roma nel 1974. Laureato in Glottologia presso l’Università di Roma 2 “Tor Vergata”, dottore di ricerca in Storia della lingua italiana presso l’Università per Stranieri di Siena, diplomato in chitarra classica, ne esercita l’insegnamento. Tra le pubblicazioni di linguistica: Unità e varietà linguistica nella moderna poesia dialettale della provincia di Roma, Cofine, 2015. Tra le pubblicazioni di poesia: Dar trapezzio vocalico ar sonetto. Manuale di linguistica romanesca, retorica e metrica con sonetti scelti, Terre Sommerse, 2010; Un chiodo ar muro. Terzine poreniane prime, Kollesis, 2011; La vena impigliata. Sonetti italiani scelti, Terre Sommerse, 2011; Il giorno che non sai e Il silenzioso nostro andar a piedi, entrambi per Cofine, 2020.

 

Maurizio Marcelli. È nato a Roma nel 1948, in via Baccina. Critico letterario, poeta, autore e attore teatrale, studioso di cose romane, è Presidente dell’associazione culturale Accademia Romanesca. Organizza eventi e incontri su Roma, la sua storia e la sua letteratura (riassunti annualmente nei “Quaderni del martedì”). Ha collaborato con i maggiori periodici romaneschi e con l’Apollo Buongustaio. Ha curato la sezione poesia dialettale in Immagine che resta (Liberodiscrivere editrice, 2004). Suoi racconti e poesie sono in raccolte e antologie (Favole pe Trilussa, Rustica Romana Lingua, Semo gente de parole). Ha pubblicato: Er vaso e la goccia, prose e poesie con lo pseudonimo di Rugante (Betti editrice, 2005); Er Principetto, versione in romanesco del capolavoro di A. De Saint-Exupéry (Piretti editore, 2011); la raccolta di commedie Er parco… scenico! (ChiPiùNeArt edizioni, 2019). Da anni conduce lezioni di “tecnica di scrittura poetica romanesca”.