A Montreal. La grava, li stradis, la zent  di  Rosanna Paroni Bertoja

Recensione di Nelvia Di Monte

 

Nella iniziale Nota per il lettore, la poeta afferma che “Montereale è, come tanti piccoli paesi, luogo geografico e comunità”. L’ambiente è caratterizzato dalla grava, “sassi, lavoro, storia” legati al greto del fiume Cellina che lì scorre; la comunità è formata da persone che si conoscono tutte e “riempiono i giorni di rassicuranti presenze”. Un microcosmo, dunque, così compatto da diventare simile ad un unico organismo vivente, dove gli elementi del paesaggio vengono spesso personificati: “larga nel buio / respira la grava”, “dormono i sclavós / nel sonno lontano / dell’acqua”. Sclavós: rami che il fiume trascina e modella nel suo corso, ora restano abbandonati sulle rive ma un tempo, asciugati dal sole, venivano raccolti e utilizzati per riscaldare. Citarli col loro nome nella traduzione è preservare un frammento della storia del territorio.

Montreal non è un fantasmatico paese dell’anima ma un posto reale, ben definito nei suoi toponimi, scorci e vie, riconoscibile nei nomi di alcuni suoi abitanti, colti nelle loro quotidiane faccende, come la solerte operosità della Marghe che “va a piedi due tre nipoti per mano / sgridandoli a gran voce”. O l’intenso rapporto che unisce Nino (che non ci vede) alla terra: a te basta la ponta dei deis / una caressa par sintî s’a ven su / l’insalatuta par capì s’i sburta fou / trimant i bùtui dei pomars (a te basta la punta delle dita / una carezza per sentire se spunta / l’insalata per capire se trema la vita / nei germogli dei meli). O persone che tornano nel ricordo, come la madre “i capelli in disordine, / una vestaglietta chiara e il verde / dell’orto negli occhi”. In alcune note a piè di pagina, Rosanna Paroni Bertoja dà conto del significato che case e cortili, strade e sentieri assumono per gli abitanti, come gli orti che “sono orti-persone. Ospitano verdure e ricordi, ortaggi e affetti”.

Di una comunità fanno parte anche gli assenti, poiché la morte interseca la vita, tuttavia la sua ineluttabile evidenza in un funerale trova nella poesia una modalità nello stesso tempo serena e incisiva, un fermo immagine che fissa sulla scena tre bimbe sedute per terra (due giocano, una guarda), “la chiesa in pieno sole, / la gente parla e aspetta / che si snodi il filo lungo / della Bina / per quella strada…”. Versi che si possono collegare alla descrizione di una fila di formiche sul marciapiede che sanno trovare “la strada giusta”. Ogni essere cerca la strada giusta, in compagnia viene meglio, ma sulla riva c’è anche chi – commenta l’autrice in una nota – “cammina, appartato e tenace come la formichina, nel greto dei giorni” per salvare ciò che davvero ha valore: barsola / a contâ ogni clap / a fâlu vive / a tignîlu da cont (sola / a contare ogni sasso / a farlo vivere / a tenerlo da conto). Che sia questo uno dei compiti della poesia?

I diversi riferimenti all’infanzia riportano alla particolare attenzione che la poeta ha da sempre riservato ad attività di poesia svolte nelle scuole. E vanno almeno segnalati l’incessante lavoro culturale in ambito friulano e le molte pubblicazioni di poesia, prosa, traduzione e raccolta di testi della tradizione orale. I libri sono spesso illustrati con disegni e opere di pittori: qui sono riportate le riproduzioni di tre tele polimateriche di Giuseppe Onesti, ispirate al fiume e alla sua vegetazione.

Se si sono finora segnalati gli aspetti più solari e sociali, che mostrano un atteggiamento positivo nei confronti della vita, compaiono – benché più rari – anche momenti in cui emerge il lato in ombra: “e noi quanti giorni senza un perché / senza fermarci nella giustezza / delle parole”. Talvolta lo stesso paesaggio offre un rimedio, “ha la via di fuga / delle montagne e delle / nuvole / quando il rumore delle cose / soffoca il cammino / delle giornate”.

Montreal è un paesaggio intimo, dove “è come rigirarsi sotto le coperte”, ma aperto al mondo: lo evidenzia il testo su una ragazza che dal Canada (immediato pensare all’omonima città) torna a cercare i sentieri percorsi qui dal padre bambino, emigrato poi oltreoceano. E, soprattutto, la poesia il ponte, soggetto quanto mai emblematico per dilatare lo spazio e il tempo verso un più ampio orizzonte: un bate de sea / de ca li mons / de là una lontanansa / sensa fin (un battito di ciglia / di qua le montagne / di là una lontananza / senza fine).

Rosanna Paroni Bertoja, A Montreal. La grava, li stradis, la zent, Circolo culturale Menocchio, Montereale Valcellina (PN) 2019

 

Nelvia Di Monte