Una quartina, composta da Bertolt Brecht intorno alla metà del 1936, è l’esergo scelto da Margherita Parrelli per il volume di poesie A mani vuote. La riporto qui, nella mia traduzione: «È notte./ Le coppie di coniugi/ Si stendono nei letti. Le giovani donne/ Partoriranno orfani.».
Nel segno di un’assenza che dissemina le sue tracce nel presente, che parte da lontano e inonda il futuro, i trentuno componimenti di A mani vuote muovono i primi passi condotti dalle immagini delle mani che si tendono l’una verso l’altra, si stringono, mostrano il palmo vuoto, in attesa e, contemporaneamente, nel gesto del commiato.
Il tu al quale l’io poetico si rivolge è la madre e il percorso matrilineare emerge e si concretizza progressivamente, con ritmi e scenari che variano, alternando scene d’interno (che prevalgono) a esterni, definiti talvolta, come avviene nel primo componimento, con procedimento ‘in negativo’: «È tanto che non prendo un treno/ ne ho dimenticato il suono ritmato/ le distanze d’amore che devo coprire/ sono troppo ampie e il luogo da raggiungere non ha rotaie. Mano nella mano/ una lunga fila di saluti alcune fotografie» (p. 15).
Le allitterazioni in ‘r’, che prevalgono nei primi versi, lasciano il posto, introdotte proprio dall’espressione «mano nella mano» alla fine del quinto verso, ai tre versi conclusivi del testo, i quali definiscono la relazione dell’io e del tu nell’universo poetico di A mani vuote: «Sono nata il giorno in cui tu sei nata/ mi hai avuta in un intervallo/ all’ombra del firmamento.» (p. 15).
Gli interni che si manifestano nelle poesie di A mani vuote sono riferiti principalmente alla casa dei genitori, poi casa della madre, poi, dopo la morte di questa, appartamento svuotato progressivamente dall’io poetico.
Singoli oggetti addensano e attirano su di sé un carico rilevante di significati, sensazioni, sentimenti: «La solitudine del centro tavola/ riposa e orna i commensali assenti» (p. 16), «porcellane/ custodite nella carta velina» (p. 18), «i libri ben disposti sui tavolini/ i fiori finti i fiori secchi i fiori/ di vaso in vaso di stanza in stanza» (p. 19).
Su molti degli oggetti menzionati da Margherita Parrelli in A mani vuote aleggia il destino del distacco, della separazione forzata. Il dolore per il commiato, d’altro canto, illumina di una luce d’amore il passato, come avviene nel componimento n. 11: «Ci sono stati momenti felici/ nella nostra famiglia/ come quando papà/ tornava dalla montagna/ e ti portava i cardi blu./ Ho dovuto separarmi anche da loro.» (p. 25).
Elementi di arredo, suppellettili, elettrodomestici, diventano in tale contesto testimoni di scelte dell’io poetico, delle sue risposte, del suo accedere a una fase nuova della propria esistenza. Due esempi significativi a tal proposito sono i testi 16 e 17, rispettivamente alle pagine 30 e 31 del volume: «Il tuo frigorifero mi sembrava vuoto/ la confezione di uova da due/ il pezzo di parmigiano/ una scaglia per ogni giorno/ […]/ Ieri ho comperato due uova/ ne mangerò uno a settimana.» (p. 30); «Ti eri spostata a dormire/ dalla parte di tuo marito/ […]/ Per molti mesi con disciplina/ sono venuta a svuotare la tua casa/ ho cominciato a riposare sul tuo letto/ dalla sua parte, la vostra.» (p. 31).
La familiarità e la vicinanza si alternano alla distanza e al sentimento di estraneità, sia nella terra natale, sia nella terra straniera. Il motivo costruito su questa alternanza attraversa tutta l’opera e si collega intimamente al tema dei rapporti intergenerazionali e, più precisamente, con i genitori e con i figli: « Mio figlio e mia figlia non sono qui/ cercherò di dare via quante più cose/ prima di diventare vecchia» (testo 12, p. 26); «È così che sono andata via/ e non sono mai tornata/ neppure ora che sono qui.» (testo 19, p. 33).
Nel testo n. 20, insieme a un dettaglio che fornisce indizi sulla ubicazione della “Fremde”, della terra straniera dove ha abitato l’io poetico, una simbologia cromatica accompagna l’episodio della lettera ai genitori, della ribellione, dell’allontanamento: «Vi ho scritto questa lunga lettera d’accusa/ con l’inchiostro blu/ e sono certa di essermi sporcata/ prima di affidarla alla buca delle lettere/ gialla con la tromba curva e nera» (p. 34).
È una dialettica, quella tra vicinanza e distanza, tra prossimità ed estraneità, che i versi di A mani vuote rendono dinamica, in divenire continuo, anche nella riflessione su ciò che è stato, su quanto si riverbera sul presente e che non potrà fare a meno di influenzare il futuro. In essa si iscrive la parola poetica di Margherita Parrelli, consapevole dei suoi inizi proprio nell’ascolto della madre: «Eppure hai scritto tu/ la mia prima poesia/ quella sulla farfalla./ Questa è una poesia, hai detto/ ripetimela.» (p. 44). A lei dichiara: «Ti ho voluto un bene disarmato/ come quello di ogni figliofiglia.» (p. 45).
Nel segno di un bene disarmato e consapevole sono i tre testi poetici della II parte, intitolata Nel giardino di rose e sassi, che dà voce alle donne vittime di oppressione, persecuzione, violenza, a quelle il cui nome è scritto nella Storia, come Malala, così come alla moltitudine delle donne sconosciute alle quali è proibito tutto: «camminare dritte sulla cresta delle montagna/ nell’alba slanciarsi verso i raggi obliqui del sole/ […]/ farsi domande cercare risposte.» (p. 50).
Poesia è anche proseguire il cammino oltre la «vergogna di esistere» (p. 52) lungamente instillata, scrivere e farsi voce, moltiplicare l’eco delle voci, per esempio, dei «sessantasei milioni di ragazze/ alle quali è negata un’istruzione» (p. 50). In tale cammino, a mani vuote, ma solcate dai segni che ha lasciato il testimone di tante esperienze, l’efficacia di quanto giunge incontro a chi legge e ascolta è sottolineata dalla nitidezza del dettato poetico di Margherita Parrelli, dettato limpido con cui sono restituite la varietà e la densità delle immagini.
Anna Maria Curci
Margherita Parrelli è nata a Roma, dove si è laureata in filosofia ed è tornata a vivere dopo quasi venti anni passati tra Gran Bretagna, Francia e Germania. Ha lavorato come freelance per il Bayerischer Rundfunk, la RAI, Il Mattino di Napoli e come insegnante di italiano alla Volkshochschule di Monaco di Baviera. Attualmente si occupa di donne vittime di violenza ed è consulente familiare. Ha pubblicato cinque raccolte poetiche: L’orizzonte tra le mani (Lieto Colle, 2011), Falling Down (La Vita Felice, 2014), Penelope e Antigone – poemetto (La Vita Felice, 2017), Incontro (La Vita Felice, 2022), Tieni la pace in mano (Edizioni Rhegium Julii, 2022), A mani vuote (Macabor, 2024).
Margherita Parrelli, A mani vuote. Prefazione di Marco Bellini. Postfazione di Rita Pacilio, Macabor Editore 2024