98 – Sacrofano

SACROFANO (260 m slm – 5691 ab., detti sacrofanesi) sorge a 27 km da Roma, sulle pendici del Monte Musino, rilievo del gruppo dei Monti Sabatini.
 
IL DIALETTO DI SACROFANO:
 
  1. I vocabolari e le grammatiche
Si intitola “Premessa al dialetto scrofanese” un componimento del poeta Bruno Passeri in cui si elencano termini tipicamente scrofanesi da sottoporre sotto forma di “quiz da studiare” da parte di quelle persone che vogliono sostenere  l’esame di ammissione per ottenere la cittadinanza di Sacrofano. Eccoli:
Squaccia quarecce, patacche bunnannà, / zinzi, pettè, bachelle e frocie pare; / vorgo, patollo, pantasce e granfà, / e i bottavoni e e trosce e co’ e gronnare, / a fucetala, o ’ntrocco co’ o pitale, / a’ntrecchita co’ i gruci e cò ’nguattare, / ariscote, aribatte, arimmunnà. / Poi a fregna che te cieca e si te pare / mettece lippe lappe e poi o ronchetto / e i sfrizzili co’ i strufili e svinare / e poi o lopo, a lipara e o tanghetto. / E a illustrazion del nostro bel parlare / ce devi aggiungere i lischiri e a pennazza / tignoso, incecalito e sbrogolare / e cianche di granturchi e poi e mellazza. / Né bisogna scordasse o chiavellino / e i tuteri adoperati pe tappare / e a padellaccia in compagnia do vino / e i grastatelli boni per frullare.
Dal Manuale di lingua, storia e geografia… di Domenico Braghetta ecco una scelta dal vocabolario scrofanese:
badizzo (battesimo), battipassone (pesante attrezzo di legno usato dai pecorari per battere sui paletti delle reti onde conficcarli nel terreno e formare il telaio delle reti stesse, fatte di cordino di canapa), besce (ciarle delle pettegole), birracchio (bovino maschio di un anno di età), bissecolo (attrezzo dei calzolai per lisciare l’orlo delle scarpe), burra (timone dell’aratro), cacciazeppe (utensile che serve a smuovere le zeppe di ferro sotto energici colpi di martello), cannaccio (trachea di mammiferi), cannarello (laccio di fil di ferro crudo che i cacciatori di frodo ponevano nascosto nella parte bassa delle siepi per strangolare le lepri), cannufolo (collo delle bottiglie), cetro (uomo basso di statura), chirio (ammasso di grasso a forma di ventaglio che resta alla ripulitura delle budella dei porci), ciotone (buca scavata in terreno acquitrinoso per fermare l’acqua di scolo. Si usa per l’abbeverata delle vacche e delle cavalle), coppione (calcio di somaro vibrato con ambedue le zampe posteriori), fallacca (durone sulla pelle provocato dal morso di insetti), fucerna (forte calore estivo), giudice (palo di sostegno infisso nel terreno a fianco del costruendo fienile e dove si lega la belancia per sollevare fasci di fieno), gnucco (bovino od ovino senza corna; anche il grano senza ariste), grastarospi (coltello da tasca senza molla), guarnellone (uomo bonaccione, succube della moglie), luccichetta (lucciola), paracentola (filagnole che sostengono le siepi artificiali mediante legature con fil di ferro o tralci), patacche bunnanna (tubero da cui spuntano i ciclamini), pecoscella (corimbo: infiorescenza dei sambuchi), pedicino (sacco ripieno per meno della metà), porchetti (rigurgito dalla bocca del troppo vino bevuto), potraccio (giovane somaro), raghino (ramarro), ratta (reticolo che avvolge il sacco intestinale. Con quella dei porci si avvolgono i fegatelli prima di arrostirli alla brace), rifote (invaso d’acqua dei fossi ottenuto mediante una diga a valle), rosicarello (parte cartilaginosa dell’esofago o della trachea di animali), rosume (spolvero di fieno contenente i semi), rubbio (misura agraria di quasi due ettari e misura di capacità di quasi due quintali), sartapicchio (grillo canterino), sbeccecato (uomo dagli occhi cisposi), scafiardo (uomo o animale mal ridotto), scargarello (recipiente di legno formato da doghe cerchiate, dalla forma tronco-conica, che in coppia, uno per lato del basto, serve a trasportare lo stabbio. Ha la chiusura in basso con fondo mobile tenuto da un legaccio come una cerniera fra il fondo stesso e una doga e con il sostegno dato da una cordina legata nella parte alta della doga stessa; sciogliendo la quale si scarica lo stabbio a terra), schicchera (colpetto che si vibra col dito medio dopo che il pollice lo ha mollato), scorso (misura di capacità in legno di circa 10 kg), scorsola (recipiente di legno di 5-6 litri di capacità con una doga sporgente in alto a formarne il manico), scozzone (domatore di cavalli), sfogatora (stradone in forte pendenza che consente di uscire fuori da terreni boscosi e scoscesi), sgubbia (attrezzo di ferro con due ali. Una reca un semicerchio, l’altra una penna; si usa per ripulire tronchi degli ulivi mal ridotti da formiche e muffe), spongarolo (l’artefice del fienile), squaccia quarecce (ciclamini boschivi), stipa (catasta di balle di fieno o di paglia), struccanaso (libellula), taccone (moneta di rame di dieci centesimi o due soldi, recante l’effige di Vittorio Emanuele II), tanghetto (schiacciata di farina di mais cotta su pietre calde del focolare; è un pasto assai indigesto), trufa (metà di una zucca che disseccata si usa per versarvi il vino dalla botte e per berlo come fosse un bicchiere), vignarola (carrozzino da pecorari nella cui parte posteriore, chiusa da un portello, si caricava per trasportare i prodotti delle greggi), vorgo (parate di sassi o terriccio per trattenere l’acqua dei fossi e dei rigagnoli, dove si collocano fasci di canapa a macerare), zaccagnotti (pasta fatta in casa con sola farina senza uova).
 
2. I proverbi e i modi di dire
 
3. I toponimi e i soprannomi
Domenico Braghetta nel suo Manuale… fornisce due elenchi di località e di sorgenti d’acqua del territorio di SACROFANOtra le quali scegliamo: Monte Peparano, Costa de Straccalasino, o Strepparo, Acciaccafave, i Friggitumi, Guadi Santangili, l’Anticaieto, Mandra Inchiavarini, Valle Fecicchio, Monte Petruccoleto, Valle Scarancia, a Ribomba, Passo de Pietrantognaccio, Guado Prete, o Montarone, l’Ara de Treoni, Noce Cristo, o Vorgo de Davide, o Funtaniletto a Tofo, a Funtanella dell’Acqua Rincapita.
E una lista di soprannomi con accento tronco: Baraccò, Burgiaccò, Cacarò, Cavurrò, Montintù, Pennazzò, Rumiciò, Tengodafà, Zingà. Braghetta inserisce alcuni soprannomi di altre località quali Bifarchiò (Tor di Quinto), Cannellò (Castelnuovo), Cenciò (Riano), Cipollì (Roma), Corpettò (Morlupo), Fefè, Formicò, Moccolò (Campagnano), Menicandò (Arquata del Tronto), Nanà, Picchirintò, Sbracciò, Stoppò (Magliano).
 
4. Canti – filastrocche-indovinelli – giochi – gastronomia – feste&sagre-altro
Feste e sagre. Festa di S. Biagio e San Gemignano (inizio febbraio e giugno). Palio della Stella (inizio maggio). Festa della Madonna della Grotta (8 settembre). Festa di San Nicola di Bari (6 dicembre).
 
4.1 Canti
 
4.2 Filastrocche, indovinelli, invocazioni, scongiuri
Alcune invettive e minacce di SACROFANO: te caccio a ratta, te caccio e linterne, te scanchino, te scorvello, te scucuzzo, te sdenocio, io mica te tuzzico, te scucuzzo!
 
4.3 I giochi
La sputarella: si ribaltavano i bottoni facendoli aderire ad un polpastrello di dito bagnato di sputo.
 
4.4 La gastronomia
Mazzitelli (budella grasse del porco condite con fiore di finocchio e asciugate al fumo del camino), morsoletti (dolci casarecci a base di farina, uova e miele), padellaccia (pasto a base di animelle, grassetti ed altre spuntature del porco appena macellato, cotto in padella con aglio abbondante), ventricina (grasso di maiale tritato e condito con aromi che si usava spalmato su fette di pane).
 
5. I testi in prosa: il teatro, i racconti
Domenico (Memmo) Braghetta (Sacrofano 1909-1993) è stato un personaggio straordinario. Fondamentali sono l’incontro, l’amicizia ed il sodalizio con Bruno Passeri, detto Alcide ’o Bombardiere. Sono entrambi dotati di un acuto spirito di osservazione che li spinge, il primo in prosa ed il secondo in versi, a descrivere tessera per tessera, un mosaico di ritratti di vita paesana molto ben espressi sia nei sonetti di Passeri che nei racconti di Braghetta, affidati ad appunti sparsi che i figli ed i nipoti hanno saputo raccogliere postumi in volume nel già citato Manuale di lingua, storia e geografia per sostenere l’esame di ammissione alla cittadinanza scrofanese.
Tra i racconti scegliamo quello di Zagaja, un cacciatore padellaro (che fa cilecca) che allo scopo di scaricare su altri quel marchio d’infamia sentite cosa fa:
E allora il buon Zagaja per un ignorante della sua taglia inventò questa storiella degna di un poeta ispirato dalle Muse. Dunque narrava Zagaja che mentre egli percorreva la strada campestre fra Galluzzi e Costa Bicchierara, giunto nella spianata dinanzi al cancello del fondo chiamato Piordomè, gli si fece innanzi un vispo leprotto parlante che, per prima cosa gli domandò se era abitante di Scrofano. Avuta da Zagaja la risposta affermativa, quell’intelligente bestiola domandogli ancora se conoscesse Biacetto, figlio della guardia comunale. Alla risposta affermativa la bestiola pregò Augusto di fare da ambasciatore: che dicesse a quel benedetto padellaro di Biacio di smettere di procurargli tante paure con le scomposte fucilate, altrimenti la bestiola avrebbe citato quell’inesperto sparatore alla Pretura di Castelnuovo. Zagaja promise di trasmettere quel messaggio ben lieto di scrollarsi dalle spalle il primato delle padelle e il lepretto rientrò un po’ più rassicurato fra i cespugli e i macchioni del suo habitat normale. Almeno questo era il racconto che Zagaja non si stancava di propagare fra gli amici pazzerelloni, onde far affibbiare a Biacetto il titolo di re delle padelle.
 
6. I testi di poesia
Di Bruno Passeri (Sacrofano 1915-1996), Arcide ’o Bombardiere, nome d’arte affibbiatogli dal padre, scrive Domenico Braghetta in Manuale di lingua, storia e geografia per sostenere l’esame di ammissione alla cittadinanza scrofanese:
Questo simpatico mio collega nella stesura dei fatti salienti di Scrofanesi è capace di prendersi in giro da se stesso; né ci sono avversità della vita che possono impedirglielo. Si dilettava a ridicolizzare i propri antenati, i propri parenti ed affini, ridendo di gusto all’atto di ricordarne le bravure e le stravaganze: è stato lui a porre in risalto il nonno Musio, lo zio Adriano, lo zio Guido detto Capocchia, mastro Tacchia ed altri della famiglia.
A Domenico (Memmo) Braghetta è dedicato il divertente sonetto “L’origgine de li Braghetta” che abbiamo udito declamare da Maria Rita, figlia di Bruno Passeri in occasione di una “Giornata delle braghe carciofate, dai Braghettoni l’origgine de li Braghetta” svoltasi presso l’Agriturismo “Fattoria dei Veientani” il 29 marzo 2009, organizzata dall’estroso Angelo Prosciutti, cui si deve la creazione, presso quella sede, del Museo delle Colline sabatine che raccoglie numerosi antichi attrezzi agricoli e artigianali. Questo il testo:
Er Papa, ner vedé che alla Sistina / er Bonarroti avea, porco zozzone, / pitturato cor coso a pennolone / d’angeli e santi armeno ’na trentina, // percui perfino Santa Caterina / vergognata parea a tale visione, / da Vorterra ordinò a ser Danielone / de scancellalli co’ la scolorina. // Ma questi, ch’era un genio capoccione, / a quale mise ’n drappo, o ’na sciarpetta, / a quale ’n braghettino, od un bragone… // Tanto che er quotidiano La Gazzetta / er nome j’affibbiò de Braghettone, / che poi, cor tempo, se mutò in Braghetta.
Nel corso del citato incontro Maria Rita Passeri ci ha mostrato e declamato alcune composizioni inedite del popolare Arcide ’o Bombardiere: una dedicata alla sua storia personale (specie all’attività di pastore esercitata in gioventù), “Er potatore” (per Mario Tocci), “S’io so poeta?” (sul suo poetare), “Il pozzo artesiano”, costruito con pendenza sbagliata, cosa che costa un rimprovero all’artefice, il presidente dei Boattieri (Non si può essere presidenti / se non si conosce la rosa dei venti). Infine “Li protettori”, dedicata ai santi dei comuni limitrofi: San Biacio protettore de Scrofano / Sant’Antonino lo Castelnovese / San Giuanni Battista de Maiano / San Celestino lo Campagnanese // San Nicolò de Bari e de Mazzano / San Pangrazio dell’Isola Farnese / lo Cristo Grosso è de Cesano / e San Lorenzo lo Formellettano.
Dotato di una singolare versatilità e abilità compositiva di lui restano numerose poesie di cui edite sono finora, tra quelle sparse: “L’inferno di Sutri” che si può leggere nella sua integrità in Sacrofano. Territorio, Storia e Tradizioni (un viaggio sulla falsariga di quello dantesco tra i morti scrofanesi “che stanno ad espiare le lor peccate / a Sutri tra i castagni di Bassano”), un componimento che riportiamo nella nostra sezione dedicata ai Dizionari e che sta in premessa a quell’originale trattazione sul dialetto di Scrofano e sulla ‘scrofanità’ di Domenico Braghetta Manuale di lingua, storia e geografia… 11
Nello stesso libro sono riportati due sonetti del “Bombardiere” che tentano giocosamente di rispondere a due inquietanti interrogativi, il primo (nella nostra Antologia): “Er diluvio fu universale? (in cui l’autore propende per la tesi che si trattò di un gran diluvio, ma solo “localmente”) e il secondo: “Esisterà l’omo sull’antri monni?” in cui Passeri ipotizza che se la scienza scoprisse che negli altri mondi l’esistenza di esseri viventi “mezzi inteliggenti / che raggioneno quasi come noi” il Papa dovrebbe poi spiegarci
chi l’ha portati lì, quell’accidenti / si a noi quaggiù ce tengheno parenti, / o si so’ fiji dell’antenati suoi? // Si so’ fiji de vacche o de zebbù / si so’ fiji de cani o de boie / oppure si so’ fiji de lassù? / Si centra gnente Adamo co’ la Moje, / si so’ cristiani, o maomettani, o indù, / o ch’hanno n’antro Dio che la riccoie?
Infine l’opera di maggiore impegno di Bruno Passeri, Li tre moschettieri de l’italico gegno, la cui I edizione è stata pubblicata, nel decennale della sua morte, a cura di Giancarlo Galdi e Dante Passeri (figlio del poeta). Ai tre moschettieri (Marco Polo, Cristoforo Colombo e Galilei), come facè er Dumà, / che sott’er nome de li Tre Moschettieri / celava er quarto, detto D’Ardagnà, l’autore aggiunge il grande Leonardo pe faje er quarto ròlo imperzonà, / giacché è giusto che co’ l’antri imperi.
L’opera in 182 sonetti, è tratta da un manoscritto mutile, incompleto, riscoperto in un cassetto, (e la cui ricostruzione è dovuta soprattutto all’opera paziente del figlio Dante).
Bruno Passeri narra alla sua bimba “quarche favola ma vera / de quarch’antico Eroe famoso assai”. E – dice – se Alexandre Dumas creò i moschettieri con la sua fantasia: io, invece esarterò tre gegni veri / ch’a l’Italia facerno tanto onore…” Del resto …L’Italia nostra de scenziati / d’eroi, de santi e de navigatori; / d’artisti de’ gni ramo e litterati // e de poveti, musici e pittori / ce n’à a caretti, mentre l’antri stati, / mica cellànno tutti sti dottori! E sul tasto dell’orgoglio patriottico dovuto alla straordinaria ricchezza di ingegni italici Passeri insiste in diverse parti del poema fino al sonetto conclusivo:
Ma a noa de l’antri nun ce frega gnente. / Noa ciavemio li gegni in abbonnanza; / l’Italia cià ’n vivaro permanente / de ommini de scenza che ciavanza. // Marco, presempio, scopre er vast’Oriente / arivelanno ricchezze a strabbijanza. / Colombo scopre ’n antro continente / cor su’ coraggio, co la sua costanza. // Ariesce a avé raggione er Gallileo, / cor su’ sistema da copernicano, / de Aristotile antico e Tolomeo. // E vince Vinci, superomo umano, / su tutto e tutti, de ’gni scenza deo, / addimostranno accusì chi è l’italiano.
 Da un poemetto di Passeri sui personaggi scrofanesi:
E poi sei grande o borgo de Scrofano / pe l’ommini che hai avuto de valore / come er Mancino Muzio, eroe nostrano, / mi’ nonno Musio gran trasvolatore, / Biaciuccolo er Sciò Dante de Scrofano, / Manlio der tempo er granne previsore, / Totarello dar
cacio quotidiano, / e Carlandò in zootecnia dottore, / du’ cardinali hai avuto in Vaticano, / er conte Erminio gran prestigiatore / che faceva sparì er genere umano, / e Cardarelli simile a una spugna / quando vinse la gara con tre baldi / fratelli morlupesi, un po’ ribaldi, / a bere vino in una agreste pugna, / e Macchiù noto per l’accurtatore, / e Jose e Scacciagrilli e o Terramano, / e Zagaja famoso cacciatore, / e antri che me sfuggono di mano. / E donne hai avuto assai famose e altere / come Dirce, ’Pollonia a cicerona, / Colombrina, Giuannella e Biatriciona, / Nocenzia e Fortunata vendi pere, / Nicolina de Nuna e per piacere / quell’antica maestra Paperona, / cò a signora Serraggi scurregiona, / e Veronica sardo granatiere …
 
Abbiamo notizia di altri due poeti viventi: Amerigo Maiorchini e Antonio Valeri.
 
Antologia
BRUNO PASSERI
Er deluvio fu universale?
Tu credi che er deluvio universale
c’è stato per davero? Santo Dio!
Ma nun c’è stato e nun lo volle iddio
pe punì l’omo, povero mortale.
                Ce fu solo una pioggia torrenziale
                sopra l’Asia minore, a parer mio,
                ch’allagò le pianure e da ogni rio
                  straripò fora, in modo eccezionale.
Se sa, la gente antica ebbe terrore,
parecchia s’annegò, povera gente,
credenno alla vendetta del Signore.
                Ma qui in Europa ’nce piovè pe gnente
                 né in cima ai poli o sotto all’equatore:
                fu insomma un gran diluvio locarmente.
 
Cenni biobibliografici
Braghetta (Memmo) Domenico (Sacrofano 1909-1993) è stato un personaggio straordinario dotato di un acuto spirito di osservazione che descrive un mosaico di ritratti di vita paesana in racconti brevi, pubblicati nel volume Manuale di lingua, storia e geografia per sostenere l’esame di ammissione alla cittadinanza scrofanese.
Passeri Bruno (Sacrofano 1915-1996) “Arcide ’o Bombardiere”, nome d’arte affibbiatogli dal padre, è autore del poema in romanesco Li tre moschettieri de l’italico gegno (1996) e di numerose poesie ancora inedite.
 
Bibliografia
Braghetta, Domenico, Manuale di lingua, storia e geografia per sostenere l’esame di ammissione alla cittadinanza scrofanese, Sacrofano (RM), stampato in proprio, 1993.
Passeri, Bruno, Li tre moschettieri de l’italico gegno (Poema romanesco, 1960), ristampa Roma, s. e., 1996 e Roma, s. e, [GR grafica], 2006
 
Webgrafia