42 – FORMELLO

FORMELLO (225 m slm – 9271 ab., detti formellesi), poco distante dalla via Cassia a 27 km da Roma, sorge su un’altura fra due avvallamenti.
 
IL DIALETTO DI FORMELLO:
Nel suo Dizionario dialettale formellese Maria Valentina Gargioli osserva in premessa che Formello ha sempre risentito negli usi, nei costumi e nel modo di parlare della vicinanza di Roma. Ha tuttavia mantenuto la sua caratteristica calata e molti termini legati allo svolgimento della vita quotidiana e al lavoro agro-pastorale e molti vocaboli della lingua italiana storpiati dall’uso di popolazioni analfabete (lutro per utero, misturazione per mestruazioni, ecc.) oppure usati attribuendo loro significati diversi. Ha pure conservato l’uso dell’articolo lo, invece del romanesco er, che classificava il paesano come burino (una parola ritenuta offensiva, come lo era la strofetta incisa sul marmo sopra un muro di Isola Farnese, a pochi chilometri da Roma: Du’ bovi, un aratro, quattro sorchi e de Roma so’ fatti li confini. Quelli che stanno dentro so’ romani, quelli che stanno fori so’ burini).
Il volume della Gargioli è una sorta di piccola accurata enciclopedia che oltre al dizionario contiene aneddoti, proverbi e modi di dire, credenze, usanze e superstizioni, filastrocche, preghiere, ninne nanne, giochi e ricette di Formello e dintorni.
 
  1. I vocabolari e le grammatiche
Dal Dizionario dialettale formellese di Maria Valentina Gargioli:
Accudicchia’ (racimolare da più parti poco alla volta cose o denari), acqua nzinzijriata (acqua resa frizzante con una bustina di Idrolitina), ammarva’ (far ammorbidire per qualche ora nel condimento l’insalata di campo o il pane raffermo in cui si era soliti inserire una pietanza succosa), babbussetto (uomo basso e dal temperamento vivace), bastardona (qualità d’oliva dal chicco grosso e allungato), battajino (attrezzo agricolo formato da due bastoni di un metro circa con un foro da un lato, legati insieme da una corda che manovrato, facilitava lo sgranamento dei legumi seccati), battichiappe (giacca da cerimonia a coda di rondine), bernesco (poco fermo nei propositi, volubile), bertone (l’amante di una donna sposata), bottagone (fossa ai piedi delle cascate di due o tre metri di profondità), camarro (bue vecchio e inabile al lavoro), cospo (grossa pianta d’insalata), fagottaro (venditore ambulante che trasportava a spalla la mercanzia entro grossi fagotti), fainella (carruba), fallone (pane nero dei guitti), fulifulì (si dice mostrando le tasche vuote: È passato lo cardellì / e m’ha fatto filifulì), garavina (piccone da muratore), gensola (frutto del giuggiolo), giubbedommine (lungo e largo cappotto, fuori moda e fuori misura), gnefra (persona fiacca, sciocca, inabile), guitti (braccianti stagionali delle campagne romane), mpupazzisse (rincretinirsi, avere lo sguardo sperso nel vuoto), luciaro (elettricista), mutriona (persona con il volto sempre accigliato), ntappaculata (grossa fregatura), ofaché (vuoi vedere che?), pecora zenga (con le mammelle
difettose), soda (sterile, infeconda), streppata (che non dà latte), terzegna (al secondo parto), ciavarra o vecchiarella (quando non procrea più e resta nel gregge solo per la lana), rafacano (avaro, tirchio), rafichino (persona attenta al proprio interesse, traffichino), ricapasse (portare a termine una mole di lavoro arretrato), sbottonata (insulto velato contro una persona presente, senza chiamarla espressamente in causa), sdemmarino (rosmarino), sordafa’ (persona che va sempre di fretta e che si dice oberata di mille cose da fare), stinga’ (recidere di netto, dal basso, le viti della vigna), stingardona (ragazza con le gambe molto lunghe), streppa’ (zappatura del terreno indurito dal sole estivo per liberarlo dalle sterpaglie), tirature (crampi, dolorose contrazioni dei muscoli delle gambe), zacchera (fanghiglia), zappone (grossa zappa, molto pesante e faticosa da usare), zappone da tofo (in senso figurato, persona tra le più ignoranti).
 
2. I proverbi e i modi di dire
Dal libro della Gargioli proverbi e modi di dire di FORMELLO:
Chi pija moje e nun ne sa fa uso, stira le cianche e llunga lo muso; Co poco se campa, co gnente se more; Fino alla morte ogni cojon ciarriva; Pecora nera, pecora bianca, chi more more, chi campa campa; Ragno ragno tanto me busco e tanto me magno (di chi spende tutto il guadagno); Aria mattutina, pillole fresche de gallina e sciroppo de cantina (regole dei buontemponi); Quanno è nuvolo a Maccarese, pìa la zappa e vattene al paese; Quanno Mont’Aguzzo ci ha lo cappello, pìa la zappa e vattene a Formello; Fa’la mucia (l’espressione di chi guarda qualcuno che sta mangiando una cosa buona senza essere invitato a favorire); Nun porta’ n’ groppa nessuno (dire il proprio pensiero senza timore); O bevi o affoga; Ave’ le lacrime n’saccoccia (pianto facile).
 
3. I toponimi e i soprannomi
Tra i tanti fontanili nelle campagne di FORMELLO citiamo Fontana Rutola (cui il poeta dialettale formellese Roberto Zavagnini dedicò i versi: Bella Fontana Rutola di Formello / che in tutto il mondo non c’è paragone / fatta con gusto raffinato e bello / opera dell’architetto Felicione…), il Fontanile del Rosciolo, la fonte delle “Cavole” ed i fontanili di Acqua Palombina, di Pozzalone, di Acquaviva.
Toponimi del centro storico: Arco de Fordeporta, Arboreto (a sud ovest, sotto la vecchia Mola dell’ojo Chigi, lungo via Roma), Lo Butto (zona che circonda lo sperone di roccia sul quale è edificato il paese vecchio), Lo Casalino (p.za V. Emanuele), Lo Spannitore (via Borgo Sant’Antonio), La Cappella (v. Orazio Cecchetti), La Porta da piedi (ultimo tratto di v. XX Settembre), Piazza Padella (la piazzetta dietro p.za Ferrucci), Le Finestracce (a ridosso delle case su v.le Regina Margherita).
 
4. Canti – filastrocche-indovinelli – giochi – gastronomia – feste&sagre-altro
Feste e sagre. Festa di Carnevale: sfilata dei carri e dei costumi allegorici. Festa patronale di San Lorenzo e San Prudenzio (agosto). Festa del Vino (ottobre). San Martino Autunno Francigeno (metà novembre): degustazioni, giochi, sport, mostre, canti e cori. Festa dell’Olio (dicembre). Natale Insieme.
 
4.1 Canti
Stornelli e canzoni di FORMELLO:
Tra suocera (Fiore d’erbetta / la vostra dote l’ho saputa tutta / ciavete due cucchiari e na forchetta) e nuora (Fior de limone / si ognuno ce mpicciassimo pe sene / sarebbe un monno de felicitane). – Fior de patate / magnate e nun me dite “favorite” / queste creanze chi ve l’ha ’mparate?
Una vecchia canzone popolare: Chi frabbica e nun fa bon fonnamento / in breve tempo la casa ce spiana… / Così so’ io c’ho frabbicato ar vento / sempre ho voluto bene a chi non m’ama. –
“Le lavannare”: E semo lavannare e protennemo / cemo le braccia bbone e ’nsaponamo / e chi ce pare cojonà volemo.
Canzoncina infantile: La bella lavannara / che lava li fazzoletti / pe dalli a li povaretti / che vanno a lavorà.
“Lo pangrattato” (fa lo pangrattato: effusioni eccessive): Vieni Ninetta mia, vieni Ninetta, / ti porto in un giardino profumato, / dove non c’è tu’madre o tu’ sorella, / dove non c’è né sindico o curato, / dove non ce so’ ninfe o sbafatori, / faremo er pangrattato tra li fiori. // Bella si vòi venì co me a la vigna / t’ho preparato ’na bella / capanna / lo letto te l’ho fatto de gramigna / lo cuscinetto de foje de canna / ciò messo rose de mille colori… / Faremo er pangrattato tra li fiori.
Stornelli a dispetto:
Lui: Quanno je chiesi amore giù a la stalla / pe testimonio c’era na vitella / Bella te sposo quanno quella parla. Lei: A lo mio amore un canchero je venga / antro saluto n’gne pozzo mannare / un braccio ar collo e n’antro che je penna / Santa Lucia lo pozzi cecane. / Santa Lucia mia bella bella, / faje perde lo lume e la favella.
Altri stornelli a dispetto: ’Ffaccìte a la finestra sganghinata / manico de padella rruzzonita / te manchino le corna pe esse capra. // Fiore de prato / l’asino canta quanno è nnamorato / la donna canta quanno vò marito. // E lo mio amore m’ha mannato un fojo / l’ha sigillato co no’ spicchio d’ajo / e dentro c’era scritto nun te vojo. // Fiore d’anneto / a di’ male de me te puzza ’r fiato / risciacquate la bocca co’ l’aceto.
 
4.2 Filastrocche, indovinelli, invocazioni, scongiuri
Dal volume della Gargioli le filastrocche: Bellapiazza: Bella piazza bella piazza / qui ce passa na pupazza / qui ce passa un carrettino / che dentro c’èun gattino / che fa miao miaino… (si recitava lisciando e solleticando il palmo della
mano di un bambinello). Poesiola infantile: Domani è festa / ce magnamo la minestra/ la minestra nun è cotta / ce magnamo la ricotta / la ricotta nun è fresca / cemagnamo la ventresca / la ventresca e lo beverarello / com’è bello sta a Formello.
Uno  scongiuro: Dio ce ne scampi / dall’acqua da lo foco e da li lampi / da la donna che porta la scuffia / da lo vino che puzza de muffa / da un prete magro e da un romito grasso / da un turbine di vento e da un frate / fora der convento;
alcune imprecazioni: A pitela nderculo mo te ce manno / e come t’ho comprato t’arivenno / che nun ciò fatto n’ sordo de guadambio; pòzza morì subbito, tepòzza bacià freddo, pozzi morì sbudellato.
E una preghiera serale in uso, con varianti in molti comuni della provincia di Roma:
A letto a letto me ne vò / l’anima mia a Dio la dò / la dò a Dio e a San Giovanni / lo nemico nun me n’ganni / né de notte né de dì / né a lo punto de morì. // In capo a lo letto mio / ce sta l’Angelo de Dio / all’artro canto / lo Spirito Santo / e all’altro ciglio / la Madre ed il Figlio. // O Vergine Maria / io riccommanno a Te l’anima mia / e a Gesù che ci ha redento / in pace mi riposo e mi addormento / m’addormento felice dentro al cuore / perché sopra di me / veglia il Signore. // Io me ne vado a letto / co la Madonna in petto / co San Giovanni in core / lo prego tutte l’ore / co le labbra e co le dita / che Dio me benedica.
4.3 I giochi
Tra i 58 giochi descritti dalla Gargioli, scegliamo:
A chi ride prima: consisteva nel porsi di fronte a due o tre compagni e, nel più assoluto silenzio, fare strane smorfie con la bocca, con le orecchie, col naso finché qualcuno non sbottava a ridere trascinando gli altri nella più completa allegria. Palla dorata (Gioco esclusivamente per femminucce): così cominciava una filastrocca che accompagnava il rimbalzare della palla contro un muro. Ad ogni frase la palla doveva tornare in mano a chi l’aveva lanciata e vinceva chi durava più a lungo senza farla cadere: Palla dorata / dove sei stata / dalla nonnina / cosa ti ha dato / una pallina / falla vedere / eccola qua / mi ristringo / mi ristracingo / faccio il giro dell’orco / l’orco e l’orchessa / madre badessa, ecc.
Reggibastò: due o più giocatori reggevano in equilibrio sul palmo della mano destra un bastone e, partendo da un punto prestabilito, dovevano raggiungere il traguardo, senza farlo cadere. Era consentito ostacolare l’avversario spingendolo con la mano sinistra, ma senza agire direttamente sul bastone. Se il bastone cadeva, si era obbligati a raccoglierlo e a tornare indietro sulla linea di partenza.
Sega sega: canzoncina e gioco tra due bambini, che imitavano i movimenti del taglialegna tirando ora da una parte ora dall’altra una corda tesa sopra un muretto: Sega sega Mastro Titta / ’na pagnotta e ’na sarciccia / una a te / una a me / una a mammita che so’ tre.
 
4.4 La gastronomia
Nel Dizionario… della Gargioli, una rubrichetta è dedicata a lo caffè d’orzo che era prodotto in proprio. Dopo la trebbiatura dell’orzo, si procedeva alla sua tostatura con una padella bucherellata posta sul fuoco, ed alla sua paziente macinatura, di volta in volta, col macinino a mano. La polvere così ottenuta veniva versata e lasciata bollire qualche istante nell’acqua del cucchimo, avendo cura di misticare continuamente per evitare la fuoriuscita del liquido nero. Si faceva poi riposare un po’ e si versava nelle tazze attraverso un passino. E quella era per la prima colazione di vecchi e bambini, che non mancavano di intingerci una fetta di pane.
 
5. I testi in prosa: il teatro, i racconti
 
6. I testi di poesia
I poeti a braccio Roberto Zavagnini e il suo contemporaneo un po’ osé Compare Tullio sono menzionati dalla Gargioli in Ricordando Formello.
 Altri poeti citati dalla Gargioli: Tullio Martelloni e Alvise Ruggeri. Sergio Bombelli, storico maestro elementare di Formello è autore di poesie inedite di cui due pubblicate in Ricordando Formello di M. V. Gargioli (“Alla Madonna del Sorbo”, “Ricordando Formello”). Gargioli cita anche una strofa della poesia “Selvapiana” del poeta Pasquasio, stradino, che partecipò alle lotte contadine per l’assegnazione delle terre comunali. Ezio Del Vero è autore di Poesie arte povera, una raccolta di poesie accompagnate dai disegni del Maestro Bruno Vannucci.
 
Antologia
 
Cenni biobibliografici
Bombelli Sergio, storico maestro elementare di Formello e autore di poesie inedite di cui due pubblicate in Ricordando Formello di M. V. Gargioli (“Alla Madonna del Sorbo”, “Ricordando Formello”).
Compare Tullio, poeta estemporaneo formellese, un po’ osé, declamatore delle sue poesie nell’osteria condotta dalla madre, di cui la Gargioli pubblica, nel libro Ricordando Formello, la poesia “Lo bagno de lo bbruzzese (ovverossia “Lo pajettone”)”.
Pasquasio, poeta, stradino, formellese, partecipò alle lotte contadine per l’assegnazione delle terre comunali; è citato nel libro Ricordando Formello di Maria Valentina Gargioli.
Zavagnini Roberto, titolare con sua moglie di un’osteria a Formello e declamatore di poesie a braccio che componeva improvvisando, è citato in Ricordando Formello di Maria Valentina Gargioli.
 
Bibliografia
Gargioli, Maria Valentina (a c. di), Ricordando Formello, Formello, s. e. [Litrograf], 2002.
Gargioli, Maria Valentina, Dizionario dialettale formellese. (Modi di dire, curiosità, credenze, superstizioni, filastrocche, preghiere, ninne nanne, giochi e ricette di Formello e dintorni), s. l., s. e., [Tipografia A. Spada, Ronciglione (vt)], 2006.
Luciani, Vincenzo e Faiella, Riccardo, Le parole salvate: Dialetto e poesia nella provincia di Roma; Litorale Nord, Tuscia romana, Valle del Tevere, Roma, Ed. Cofine, 2009
 
Webgrafia