29 – CERVARA DI ROMA

CERVARA DI ROMA (459 abitanti, detti cervaroli. A 1053 m slm). Sorge nella parte più alta del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, dominando la Valle dell’Aniene.

 
IL DIALETTO DI CERVARA DI ROMA:
 
  1. I vocabolari e le grammatiche
Attorno agli anni ’20 del 1900 Clemente Merlo pubblicò i suoi lavori più importanti e più celebri, che hanno dato prestigio anche ai dialetti studiati fino ad allora. Fonologia del dialetto di Sora è del 1920. A Merlo si deve anche l’indagine sulla Fonologia del dialetto della Cervara in provincia di Roma, pubblicata nel 1922 e a tutt’oggi punto di riferimento per lo studio della materia insieme all’altra raccolta di testi dialettali. La Dama di Guascogna e il re di Cipro, novella di Boccaccio (Decamerone, I, 9) tradotta nei parlari del Lazio, pubblicata nel 1930 che presenta versioni della novella trascritta foneticamente, nei vari dialetti della Valle dell’Aniene.
Il volume è suddiviso in tre sezioni: 1) Note fonetiche, 2) Note morfologiche, 3) Lessico. Queste opere costituiscono la prima sistemazione analitica e positiva della fonetica del territorio italiano centrale e meridionale secondo i dettami di una glottologia scientifica moderna.
Alcuni vocaboli cervaroli tratti da Il dialetto di Roiate di G. Orlandi:
assuccu (asciutto), cannarozzo (esofago, gola, gargarozzo), cereégljo (cervello), cjùfale (zufolo), congjarégljo (setaccio per legumi), conókkja (bastoncino ornato di intagli e con foro. Lo usavano le donne, tenendolo infilato nel busto, come sostegno del ferro per fare la calza), écco (qui), golepa (volpe), ingestra (lucertola), jia (oliva), jiitu (oliveto), jòcca (chioccia), juccica (lucciola), koróglja (cercine), leéto
(lievito), le jure e làzzure (faville), manokkjara (fila di covoni), manokkjo (covone), nnudu (nodo), pàrimu (mio padre), panogne (ungere, macchiare d’olio, lubrificare), pedokkjo (pidocchio), pjuiccicà (piovigginare), ruskju (pungitopo), scjujà (scivolare), sirrikkju (falce), tetecà (solleticare), varzittu (bambino).
 
2. I proverbi e i modi di dire
 
 
3. I toponimi e i soprannomi
 
 
4. Canti – filastrocche-indovinelli – giochi – gastronomia – feste&sagre-altro
Feste e sagre. Infiorata del Corpus Domini (in giugno). Festa dell’Inchinata (15 agosto; cerimonia tipica dell’area sublacense: le immagini di Cristo e della Madonna, portate in due diverse processioni si salutano ‘inchinandosi’ l’una con l’altra al momento dell’incontro). La processione del Venerdì Santo (con corteo che procede nelle vie del paese illuminato da lampade ad olio poste sui balconi e sugli usci delle case. Ballo della mammoccia, a San Rocco, il 16 agosto.
4.1 Canti
4.2 Filastrocche, indovinelli, invocazioni, scongiuri
4.3 I giochi
4.4 La gastronomia
 
5. I testi in prosa: il teatro, i racconti
Dal libro Essere donna essere uomo nella valle dell’Aniene a cura di Paola Elisabetta Simeoni riportiamo, traendoli dal capitolo: “Pitturi, donne e transumanti” di Franca Fedeli Bernardini, brani contenuti nei sottotitoli “A Cervara non mi piacerebbe essere né moglie né mulo”, “Chi resta e chi parte” e “Le donne e l’acqua”, testimonianze interessanti di donne cervarole:
Le donne sposate preparavano la colazione ai figli piccoli che andavano a scuola e poi il pranzo alle 9 prima di partire da casa: “facciamo la mutina, mettiamo un bel panno sotto come si dice ju fazzoletto de spesa, era un fazzoletto grande, mettevi la ciotola, la gamella e poi il secondo sopra col pane e poi se faceva così se legava a 4 pizzi e se metteva in testa. E poi in montagna non c’era nemmeno l’acqua… se ci avevi sete te dovevi abbozza’ fino alla sera che ritornavi giù col fascetto di legna”. (Intervista A. Rossi Giubilei, 2005)
Altri lavori delle donne erano la pulizia delle toppe (erbacce), oppure facevano le scacchiarole (pulivano le viti), verso maggio-giugno oppure andavano a mietere verso Frascati. Alle donne era affidata anche la raccolta dell’acqua (“dovevamo anda’ a prendere l’acqua colle conche in testa alla piazza”) e anche fare il bucato a Munistrigliu:
Ma poi non solo tu andavi là a lava’ poi le portavi su, dovevi fa’ il bucato, metterlo nelle ceste, però la mattina rialzate, rileva’ la cenere e rimmettele in testa e riportale a lavà a Munistrigliu… pe’ risciacquarli… poi li portavi alla Bagno dell’Arciprete la ci stavano tutti sassi… erano tutti sassi, tutto pietre, tutte brecole, tu andavi là, s’asciugavano il giorno quando era tempo bello, si no in faccia a S. Maria, quelle pietre, li mettevi là e la sera riparti da qua, tu tornavi su perché mica potevi sta’ a guarda’ i panni, e qua le galline, il maiale, da’ la cena, tutto poi quando erano le 5, le 4, le 5 te rincollavi… dovevo anda’ la’ a raccoglie’ li panni (Testimonianza S. Rossi, 2002).
 
6. I testi di poesia
In antologia una poesia da noi rinvenuta, in internet, in dialetto di Cervara di Roma. È di Giovanni Iorli ed è un delizioso quadretto di vita paesana Cervara è stata fonte di ispirazione per numerosi poeti (brani di poesie dedicate al paese sono sul sito: www.alpidiroma.it/cervara/). Citiamo, uno per tutti, Raphael Alberti:
Vive / sola, scolpita in cima / a una montagna di pietra. / È una scultura nel cielo, / che al cielo volerebbe / se l’aria la sostenesse. // Non so se fino a te si spingono / le rondini d’estate. / Lo chiedo nella valle, / nessuno me lo dice. / Sei così alta! / Salirò una sera da te, / prima che venga il freddo, / a domandarlo.
 
Antologia
 
GIOVANNI IORLI
 
Poesia in dialetto cervarolo
 
Figliu, parti pe ittene a padrone
ascota a mamma tea se que te dice:
non fa lo cazzumattu: a la stazione
non te fa arrobbà co gliu cappellone
t’abbesse da chiamà: a Sor Felice,
viè co me che reindi nu signore!
nun ce ì sennò reindi n’alice.
Recordate de me che te so fattu …
I sordi puru non te gli sciupà!
Mitti lo sale a quissu capu mattu.
Non fa iù painu e mancu ragnu ragno
chindi chi penza pe oj e no a demà
e fa: m’abbusco cinque e sei me magno.
 
 
Cenni biobibliografici
 Clemente Merlo (Napoli 1879-Milano 1960). È considerato il migliore conoscitore della dialettologia italiana. Numerose sono le sue opere, ma i due lavori che meglio forse compendiano la sua attività prima della fondazione dell’Italia dialettale sono la Fonologia del dialetto di Sora e la Fonologia del dialetto della Cervara, opere che costituiscono due descrizioni paradigmatiche dei dialetti centro-meridionali, veri capolavori.
Giacomo Orlandi, sacerdote, nativo di Roiate, oltre allo studio delle dottrine giuridiche, ha rivolto la sua attenzione al settore della ricerca linguistica, in particolare a quella dei dialetti. Nel 1980 ha pubblicato il libro Il dialetto di Roiate. L’opera costituisce un fondamento scientifico per lo studio e la conoscenza dei dialetti dell’area laziale. Orlandi è autore tra l’altro anche de I dialetti della Valle dell’Aniene. Diversità etimologica, Subiaco (1992).
 
Bibliografia
Luciani, Vincenzo, Dialetto e poesia nella Valle dell’Aniene, Roma, Ed. Cofine, 2008
Merlo, Clemente, Fonologia del dialetto di Sora, Pisa, Simoncini, 1920 (rist. anast., Bologna, 1975, Forni ed., Sala Bolognese 1978.
Merlo, Clemente, Fonologia del dialetto della Cervara in provincia di Roma, Roma, Società Filologica Romana, 1922.
Merlo, Clemente, La Dama di Guascogna e il re di Cipro, novella di Giovanni Boccaccio (Decamerone I, 9) tradotta nei parlari del Lazio, I, Valle dell’Aniene, trascrizioni fonetiche con commento linguistico di Clemente Merlo, Roma, Società Filologica Romana, 1930.
Rossi, Nicola, Dizionario del dialetto cervarolo, [S.l., s.n.], 1988 (Roma, StilGraf S.r.l.)
Simeoni, Paola Elisabetta (a c.), Essere donna essere uomo nella Valle dell’Aniene, Roma Edilazio, 2006.
 
 
Webgrafia

ultimo aggiornamento 19-11-2011