28 – CERRETO LAZIALE

 

CERRETO LAZIALE (966 abitanti, detti cerretani. A 520 m slm). In posizione dominante sulle valli del Giovenzano e del torrente Fiumicino, l’abitato di Cerreto si dispone a ferro di cavallo, con il nucleo medievale più elevato e gli edifici di epoche successive disposti intorno.

IL DIALETTO DI CERRETO LAZIALE:
  1. I vocabolari e le grammatiche
Nel libro della Mastrecchia ’Adda comme sa dice! è presente un capitolo (pp. 63-70) dedicato a: “Note di analisi fonomorfologica sul dialetto di Cerreto”. In esso vengono trattati i seguenti temi: la metafonesi, distinzione tra oed u finale, il betacismo, assimilazione progressiva dei nessi consonantici –ND-, -MB-, -LD-, esiti di –L- ed –LL- in posizione intervocalica e davanti ad –U ed –I, l’articolo e il neoneutro, la selezione degli ausiliari, il verbo.
Dal glossario (pp. 87-96) segnaliamo:
abballe (giù, nell’espressione a mmónte e abballe – su e giù; mentre per dire giù si usa quasi sempre da péi), abbelà (ricoprire), accolle (colpire in pieno), accorà (uccidere il maiale; rattristare), aggnerìa (gengiva), appettoréccia (salita molto ripida), assóggna (grasso del maiale), azzengàrese (azzuffarsi), carcamòcio (ragnatela), cottorélla (paiolo), cresomarina (rosmarino); crestaporcèlli (castratore di maiali), cupèlla (contenitore di legno di circa 2 litri), fetà (fare l’uovo), lémete (siepe di divisione posta in pendenza), lincèstra (lucertola), livina (spicchio d’aglio), lucciulapénta (lucciola), marròcca (broccolo verde), mùnnuru (bastone molto lungo alla cui estremità è attaccato uno straccio per pulire il forno all’interno), mutina (fagotto legato con un fazzoletto in cui si metteva il cibo quando si andava in campagna), paccutu (spesso), pàsoma (affanno), piriòzza (gomitolo), purtucallu (arancia), raniturcu (granturco), scatenaturu (pettine), scucciurarèlla (arnese di legno che si usava il Venerdì Santo e il Sabato Santo per fare rumore in sostituzione della campana di Mezzogiorno, legata in tale occasione. Due arnesi simili sono: scòcciamoscóne e crivéggliu); siu (grasso delle pecore); spresscià (spremere); trescà (schiacciare l’uva con i piedi in una vasca dicemento); varzittu (bambino); vinócchiu (ginocchio; plur. vinòcchia); vizzòco (scapolo).
 
Da “Dialetti a confronto nei paesi del Medaniene” Relazione di Mastrecchia
Caratteristiche fonomorfologiche del dialetto di Cerreto Laziale
Prima di iniziare, saluto e ringrazio di cuore il prof. Vignuzzi, che mi ha seguito con pazienza e passione sia nella stesura della tesi, sia nella successiva revisione per la scrittura del mio libro ’Adda comme sa dice!. Ringrazio inoltre Vincenzo Luciani per avermi invitato al convegno ed avermi dato l’opportunità, dopo 12 anni, di riavvicinarmi al lavoro che ho fatto con grande impegno e amore, perché relativo al dialetto del mio paese natale.
Descriverò le peculiarità fonetiche e morfologiche del dialetto cerretano, facendo riferimento al mio libro, nel quale ho sintetizzato e semplificato il lavoro estremamente tecnico della mia tesi di laurea.
Non farò confronti o riferimenti agli altri dialetti della Valle dell’Aniene, ma parlerò esclusivamente dei principali fenomeni fonetici e morfologici del cerretano.
La metafonesi: è il fenomeno per cui le vocali toniche e chiusa ed o chiusa si trasformano rispettivamente in i ed u nelle parole che terminano con i e u, mentre le vocali toniche e aperta ed o aperta diventano chiuse sempre nelle parole che terminano con i e u. È un fenomeno di armonizzazione delle vocali toniche e e o alla finale.
È bene fare degli esempi per comprendere meglio la teoria.
Parole con e chiusa tonica che diventa i sono: battesimo/battisimu, aceto/acitu con u finale; stretti/stritti, verdi/virdi con i finale. Parole con o chiusa tonica che diventa u sono: mondo/munnu, orso/urzu con u finale; croci/cruci, noci/nuci con i finale. Parole con e aperta tonica che diventa e chiusa sono: letto/léttu, fratello/fratéggliu con u finale; specchi/spécchi, coperchi/copérchi con i finale. Parole con o aperta tonica che diventa o chiusa sono: poco/pocu, occhio/occhiu con u finale;porci/porci, nostri/nostri con i finale.
È interessante notare che, a causa della metafonesi, le vocali toniche sono diverse a seconda del genere, del numero o della persona verbale. Per esempio abbiamo rosscia, ma russciu per la u finale; paése, ma paisi per la i finale e je métto, ma tu mitti (per la i finale).
Distinzione tra o ed u alla finale. – In cerretano si ha u finale se la base latina termina con U e o finale se la base latina termina con O.
Per esempio abbiamo: issuIPSUM (egli/lui), témpuTEMPUS e quannoQUANDO, omoHOMO.
Il betacismo: è il fenomeno per cui si è avuta la tendenza fin da epoche remote a pronunciare in modo simile le consonanti iniziali B e V. Da questa fusione di suoni si hanno oggi alcune parole con v iniziale al posto di b, come per esempio votteBUTTEM, voccaBUCCAM, volleBULLIRE.
Anche la v preceduta da una consonante ha come esito una b, quasi sempre con pronuncia intensa: abballeAD VALLEM (giù), abbotàAD *VOLTARE (avvolgere).
Assimilazione progressiva dei nessi consonantici ND, MB e LD – L’assimilazione è il fenomeno per cui una consonante diventa uguale a quella che le sta vicino. Se la prima diventa uguale alla seconda l’assimilazione è regressiva, se la seconda diventa uguale alla prima si dice che l’assimilazione è progressiva.
Nel dialetto di Cerreto si hanno assimilazioni progressive di –ND- in munnu (mondo), cannela (candela); di –MB- in bbomma (bomba), piummu (piombo) e di –LD- in callu (caldo).
Esiti di –L- ed –LL- in posizione intervocalica e davanti ad –U- e ad –I-. Nel dialetto cerretano la –l- tra due vocali o si rotacizza, cioè diventa –r- oppure si mantiene. Esempi di rotacizzazione sono: cecara (cicala), céru (cielo), firu (filo); esempi di mantenimento sono: fèle (fiele), mulinu (mulino).
La –ll- intervocalica a Cerreto si palatalizza davanti ad i e ad u, come in cagglina (gallina), mugglica (mollica), corteggliu (coltello).
Dopo questi brevi cenni su alcuni aspetti fonetici del dialetto cerretano, mi soffermerò ora su alcune particolarità che riguardano la morfologia.
L’articolo e il neoneutro – In cerretano oltre al genere maschile e femminile esiste un genere neutro che è stato definito neoneutro o neutro romanzo o neutro di materia perché non ha niente a che fare con il neutro latino. L’articolo neoneutro si usa con i sostantivi che indicano qualcosa di non pluralizzabile. Al posto dell’articolo determinativo “i” (il), davanti ai nomi neutri si usa “o”.
Esempi di nomi neutri con l’articolo o sono: o latte, o mèle (miele), o pane, o raniturcu (granturco),o sale.
Va notato che alcuni sostantivi assumono un significato diverso se vengono usati con l’articolo i oppure con il neutro o, come ad esempio: i férru è il ferro da stiro, mentre o férru è il metallo; fà lo sordatu (fare il servizio militare, mentre i sordatu è il soldato come persona.
La selezione degli ausiliari e il verbo – La scelta dell’ausiliare essere o avere è un tratto in cui il cerretano si discosta dall’Italia centrale, in molte zone della quale si seleziona essere come ausiliare dei verbi transitivi alla 1a e 2a persona singolare (es: so ffattu/ho fatto, si ccapitu/hai capito) ed il verbo avere come ausiliare dei verbi intransitivi e riflessivi sempre alla 1a e 2a persona singolare (es: m’ajo lavatu/mi sono lavato).
A Cerreto la selezione degli ausiliari è uguale all’italiano: con i verbi transitivi si usa avere, con gli intransitivi essere.
Qualche esempio: o maggnatu/ho mangiato, o capitu/ho capitu, so statu/sono stato, so azzeccatu/sono salito.
A differenza dell’italiano, ci sono quattro coniugazioni
verbali:
la 1a comprende i verbi che escono in –à (es: cantà/cantare)
la 2a comprende i verbi che escono in –é (es: vedé/vedere)
la 3a comprende i verbi che escono in –e (es: venne/vendere)
la 4a comprende i verbi che escono in –ì (es: durmì/dormire)
 

 
  1. I proverbi e i modi di dire
Una scelta di proverbi di Cerreto Laziale dal libro della Mastrecchia: a viggna è ttigna (il raccolto è frutto di grande tenacia); àccia lónga sartòra fiacca (se il filo per cucire è lungo, la sarta non è brava); chi ggira lécca, chi se sta se sécca (chi va in giro rimedia qualcosa, chi non si muove resta senza niente); chi sa filà, fila puru co n-zippu (chi sa filare fila anche con un bastone); i tattu che nnom pòtte arriva all’untu, disse che èra ràncicu (il gatto che non poté arrivare alle cose da mangiare disse che erano rancide); pésa ppiù lla pénna che lla vanga (è più faticoso studiare che lavorare la terra); se febbraru n-febbrarìa, marzu e abbrile fiuccurìa (se a febbraio non ci sarà il maltempo, a marzo e aprile ci sarà la neve); si rremastu cóggliu curu ruttu e ssènza cerasa (per salire sul ciliegio ti sei fatto male e sei rimasto senza ciliegie); sòcera e nnòra, tattu e ccaggnòla (suocera e nuora sono come gatto e cane); jì cerchènno i sùrici pe lle macère (andare in cerca di topi nei muri a secco); te faccio fà a fine ’éggliu cutturu, coggl’anginu ncanna e ggliu fócu ncuru (ti faccio fare la fine del paiuolo, con l’uncino in gola e il fuoco nel culo); te pisto cómme lla venaccia (ti pesto come la vinaccia. Ti ammazzo di botte).
 
  1. I toponimi e i soprannomi
Nella poesia “I mórtu” di Giovanna Antonaroli (in Mastrecchia, pp. 56-57) sono citati alcuni toponimi di Cerreto Laziale “… aggliu Lavaturu, Trabbócca, alla Tórre e a Ccòsta Sóle (…) e ppe ggli Turi”. A un altro toponimo, Ppontemuratu, è intitolata la poesia di Filippo Cristofari. Altri toponimi: Fontana abballe, Fonte faròlefa, Arnale, Arnalicchiu. Due soprannomi cerretani: i Pizzicarolu, i Penatu.
 
  1. Canti – filastrocche-indovinelli – giochi – gastronomia – feste&sagre-altro
 4.1 Canti
 
4.2 Filastrocche, indovinelli, invocazioni, scongiuri
Canzoncina di Cerreto Laziale: Lucciulapénta calla calla mitti i férru alla cavalla, a cavalla è ddégliu rré, lucciulapénta vé co mmé (lucciulapenta: lucciola).
Gastronomia- Cerreto Laziale. Il secondo capitolo del libro ’Adda comme sa dice! (pp. 17-41) è dedicato alle tradizioni popolari cerretane con brani di etnotesti che riguardano ricette paesane. Vi si descrivono alcuni dei piatti tipici di Cerreto: pizzarèlle, saggni, crìturi; una pizza cotta sulla brace ripiena di verdura (a pizza ’e raniturcu), frittelle con broccoli e mele che si preparano a Natale (i frittéggli); due dolci, il primo dei quali si usava nel periodo pasquale (a pizza alla pala, i ciammillitti ’e magro). La più tipica è le pizzarèlle (pasta con farina di grano e di granturco, senza uova, che si condisce con un sugo a base di pomodoro, aglio e peperoncino, con pecorino grattugiato). I crìturi sono un tipo di pasta di farina di grano ed acqua che si strofina con le mani per ricavarne palline, condite poi con sugo a base di pomodoro e basilico, oppure usate per fare minestre di vari tipi; e saggni sono una pasta all’uovo a strisce più larghe e spesse delle fettuccine. Meritano una citazione pure il ferracchiatu (grosso salame preparato con: sangue e grasso di maiale, pane, brodo, uvetta, sale e pepe), la pantèca (polenta che si condiva con le favette), i taggliarini (tipo di pasta con uova, farina di grano, tagliata molto fina che si mangia in brodo), i tozzétti (biscotti con uova, farina, zucchero, latte, lievito, limone grattugiato, a base tonda e leggermente bombati).
 
4.3 I giochi
4.4 La gastronomia
 
5. I testi in prosa: il teatro, i racconti
Il “Gruppo amici del teatro” di Cerreto Laziale ha tradotto in dialetto cerretano e rappresentato più volte con successo alcune commedie napoletane di Eduardo Scarpetta (1853-1925). Di seguito riportiamo la seconda scena del primo atto della commedia I niputi éggliu sìndacu, trascritta dagli originali da Giovanna Mastrecchia e riportata nel suo libro ’Adda comme sa dice! (pp.43 e ss.).
Nannuccia entra correndo e gridando
NANNUCCIA: aiutàteme! aiutàteme!
SAVERIO: commà, commà, ch’è ssuccéssu?
NANNUCCIA: fràtimu m’a refonnatu, me sta a vvinì appréssu, mó m’ammazza!
PASQUALE: tu arrìzzate da ssa ssédia ca se rreim’a ccasa te crèpo, è!
NANNUCCIA: u mme nne revéngo!
PASQUALE: no strillà, no strillà! jé m’ó ficcatu ncapu ca te téngo da levà aggliu munnu e llo faccio, è!
NANNUCCIA: compà!
SAVERIO: e ssu compà ma ch’è ssuccéssu?
PASQUALE: nn-è ssuccéssu ggnènte, nn-è ssuccéssu ggnènte, ma dat’i dispiacére ppiù rróssu che na sorèlla po’ dà a n-fratéggliu: se m’ésse data na cortellatam-péttu sarria itu méggliu! A mmi, a ppasquale guèrra, amat’e rrispettatu da tutt’i paése…, ma mó che llo véu a sapé j’amici, mm’avocchiarrau ppiù nfaccia! T’ó ittu che tt’arrizzi da ssa ssédia, a’ capitu!? Ma che rrappresènta ppiù a vita mé dóppu véllo che a’ fattu, è? Te pòzzanu mpiccà ó!
NANNUCCIA: unnò compà jé nn-ó fattu ggnènte: innòtte, méntre stéa a aspettà che issu se retirésse, i lume me ss’è rrammórtu e jjé me só addurmita; jé stéva tranquilla preché saccio che ppasquale i sàbbatu rréntra sèmpre m-po’ ppiù ttardi, emméce compà a n-cèrto punto ó ntisu cèrti passi tra lla cucina e mme só rreviggliata, me credéva che èra issu e ó ittu “pasquà je ll’a fatta a rrevinì! Appìccia m-pròsparu!” emmece compà unn-èra issu, èra unu che jjéva cerchènn’i ceralai, e mm’a acchiappatu!
PASQUALE: t’acchiappatu!?
NANNUCCIA: me ss’a strittu!
PASQUALE: te ss’ha strittu!?
NANNUCCIA: e mm’a puru bbasatu!
PASQUALE: t’ha puru bbasatu!?
NANNUCCIA: ècco comm’è jjita compà! E mméntre jé strilléva pasquale è rrentratu e a appicciat’i pròsparu e qquiggliu se nn’è scappatu, jj’è jjit’appréssu, ma u ggli a pututu rarrivà, e qquuann’è rrentratu tra ccasa m’a pistatu comme lla venàccia!
 
  1. I testi di poesia
G. Mastrecchia riporta nel suo libro ’Adda comme sa dice! (pp. 51-57) sette poesie in dialetto di Cerreto Laziale, composte in occasione delle gare di poesia dialettale che si svolgono nel piccolo centro dagli anni Sessanta a cura della Pro Loco.
Gli autori e i componimenti sono: Francesco Di Valeriano (Più mmórti che vvivi), Zelinda Salvati (Cirritu), Maria Vittoria Antonaroli (Ottóbbre cerretano), Giuseppe Mirone (I lavaturu), Filippo Cristofari (A ppontemuratu), Giovanna Antonaroli (I mórtu) e di Anonimo (Pócu ’e stòria). Rappresentano i diversi aspetti della vita locale, con ironia, nel caso di Francesco Di Valeriano:
Emméce e jì annanzi jimo arrétu: / erèmo milleccénto i séculu passatu; / se fau tante casi e ttante ville / ma a stu paése simo sèmpre mille. / Tenèmmo e scòle tutte arraccapizzu / e pelle casi unu sopra agli’aru; / mó tinimo e scòle, ma i varzitti..? / Sulu a campusantu stimo stritti. / L’estate se raffàttanu un pò tutti, / ma l’inverno un se véde un cane; / pènzanu alla casa a agli fornétti / pe rrevinì a Ccirritu dóppu mórti.
(Invece di andare avanti andiamo indietro: / eravamo millecento il secolo scorso; / si fanno tante case e tante ville / ma in paese siamo sempre mille. / Avevamo le scuole alla bell’e meglio e nelle case stavamo uno sopra l’altro; / ora abbiamo le scuole, ma i bimbi?… / Solo nel cimitero stiamo stretti. / D’estate si riaffacciano un po’ tutti, / l’inverno non si vede manco un cane; / pensano alle case e ai fornetti / per tornare a Cerreto dopo morti).
Con orgoglio localistico in Zelinda Salvati:
O ffuristéru, che vvé per sti posti / aggliu paése méju sémpre te mpósti: / ju vidi bbégliu, miccu, tunnu tunnu / pare i paradisu ’e vistu munnu.
Con malinconia in Maria Vittoria Antonaroli:
Ste fròssce ggialle che vvévu caschènno / dagl’ùlimi refriddi e ttutti ’nfussi / avvìsanuammosciate un aru invérno / e mmani frédde e nnasi tutti russci. / Gni ttantupócu ’e sóle se raffatta / a rrescallà ste piètre ggià refrédde / e ddalle casi èsscepuru a tatta / lecchènnose i bbaffitti tutta quatta.
(Le foglie gialle che vedo cadere / dagli olmi infreddoliti e tutti bagnati / annunciano avvilite un altro inverno / e mani fredde e nasi tutti rossi. / A un tratto il sole si riaffaccia / a riscaldare le pietre già fredde / e dalle case se n’esce una gatta / leccandosi i baffetti quatta quatta).
 
 
Antologia
 
Cenni biobibliografici
Maria Vittoria Antonaroli, poetessa di Cerreto L., è presente in ’Adda comme sa dice, di G. Mastrecchia.
Filippo Cristofari, poeta, è presente in ’Adda comme sa dice, di G. Mastrecchia.
Francesco Di Valeriano, poeta di Cerreto L., è presente in ’Adda comme sa dice, di G. Mastrecchia.
Giovanna Mastrecchia, è autrice del libro ’Adda comme sa dice. Il dialetto di Cerreto Laziale (1998).
Biagio Maturilli, poeta (in lingua e dialetto maranese) e commediografo, ha pubblicato quattro volumi di poesia: Piccola voce (1984); La mia terra (1987); Qua e là (1991); Vita (1998). È autore anche di Léngua méa (1988) che contiene proverbi e modi di dire. Commedie brevi sono presenti in tutti i libri citati.
Giuseppe Mirone, poeta di Cerreto L., è presente in ’Adda comme sa dice, di G. Mastrecchia.
Zelinda Salvati, poetessa di Cerreto L. , è presente in ’Adda comme sa dice, di G. Mastrecchia.
 
Bibliografia
Vincenzo Luciani, Dialetto e poesia nella Valle dell’Aniene, Roma, Ed. Cofine, 2007
 
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