27 – CAVE

 CAVE (9519 abitanti, detti cavesi. A 399 m slm). Sulle falde meridionali dei Monti Prenestini, si affaccia sulla profonda valle Collerano.

Il territorio fu probabilmente conteso tra le popolazioni italiche degli Ernici e dei Volsci e i Romani. Tito Livio narra di uno scontro avvenuto nel 267 a.C. in cui i Romani, dopo aver attirato i loro avversari in una “valle affossata” ne fecero orribile scempio. Secondo il Tomassetti nel suo libro sulla campagna romana: “…Il nome di Cave deriva dalle cave di tufo e delle brecce aperte già dai Prenestini e continuate dai Romani e poi anche nell’età posteriore e delle quali numerose tracce scorgonsi ovunque”. La prima citazione storica del paese si riscontra in una bolla del 24 aprile 988. Il territorio fu teatro di scontri tra i Colonna ed il Papato per il possesso delle terre tra l’XI ed il XIII sec. quando Cave passò sotto il dominio degli Annibaldi. Sotto questi conobbe un periodo di fioritura e la creazione del primo Statuto. Successero, poi, nel dominio del feudo i Caetani, i Conti ed infine con il papa Martino V (Oddone Colonna), i Colonna tornarono ad essere i padroni incontrastati del territorio fino al 1816.
Monumenti più significativi: Palazzo Mattei; Villa Clementi; le chiese: di S. Stefano (XVIII sec., S. M. Assunta (XVII-XVIII sec.), S. Maria in Plateis (XVI sec.), S. Carlo (XVI sec.), S. Lorenzo e il santuario della Madonna del Campo (1655).
Tra il 1800 e fino al secondo dopoguerra Cave è stata un centro vivo di scambi, di commerci, di artigianato, (detto locale: “A Cave vinni puro i truni”). Nel XVI sec. è documentato un fiorente commercio di noci e castagne (esportate anche in Francia, con le quali si producevano i ricercati marron glacés). Sul finire del XIX sec. notevole l’esportazione delle castagne e del tabacco. Agli inizi del Novecento fu fiorente l’attività di taglio e commercio del legno, con sviluppo delle attività di falegnamerie, ebanisterie e dei bottai. Praticate anche le colture dell’olivo e della vite e, durante gli anni ’20 del Novecento, l’allevamento del baco da seta.
Da visitare il Museo della Civiltà Contadina, in località Colle Palme, via Amerigo Chialastri (telefonare al Comune per informazioni: 06/9580854; 06/9581487).
 
IL DIALETTO DI CAVE:
  1. I vocabolari e le grammatiche
  2. I proverbi e i modi di dire
 
  1. I toponimi e i soprannomi
 
  1. Canti – filastrocche-indovinelli – giochi – gastronomia – feste&sagre-altro
 Tra le manifestazioni culturali, sagre e fiere, sono da segnalare: le Feste di San Giuseppe, a marzo, con sagra delle frittelle di broccolo; del Venerdì Santo (dal 1879 si ricorda la Passione di Cristo attraverso una rievocazione storico-religiosa con più di 500 figuranti in costumi d’epoca. Nelle festività pasquali è d’uso fare le pizze sbattute e cresciute). A giugno per il “Corpus Domini” infiorata con processione. Il 10 luglio festa di Sant’Anatolia: si balla il “saltarello” al suono dell’organetto e del tamburello, con giochi popolari e corsa campestre. Ultima settimana di luglio: sagra degli gnocchi a coa de soreca. La sera del 14 agosto, si usa passare sotto la macchina processionale mentre è portata a spalla dai “bifolchi” in tunica rossa. La processione risale al XIII sec. Il 13-14 settembre si tiene il Palio storico, rievocante il trattato stipulato nel 1557, con arcieri e balestrieri delle contrade che si sfidano in un torneo in costume. L’ultima settimana di ottobre: Sagra della castagna, con degustazione di prodotti tipici.
 
4.1 Canti
4.2 Filastrocche, indovinelli, invocazioni, scongiuri
4.3 I giochi
4.4 La gastronomia
 
5. I testi in prosa: il teatro, i racconti
 
  1. I testi di poesia
Paolo Pasquazi, poeta di Cave, oscilla tra il rimpianto dei tempi passati rievocati ne “I giochi de na vota” e la consapevolezza mista a rimpianto che quel tempo è irrimediabilmente andato: Gli giochi ’ngenui ormai su superati / farinu rite persino na cratura / ma chi s’è goduto gli timpi sorpassati / capisce ca mo se va contro natura. Pasquazi è intensamente legato al suo territorio e al suo paese che conosce palmo a palmo, basti leggere la poesia “Chesta è Cave” e per la quale stravede al punto di suggerire: Chi vo campa cent’anni icco ce trova a chiave: / basta cambià paese e ve abbità pe Ccave.
 
Antologia
 
Cenni biobibliografici
Paolo Pasquazi. È autore dei volumi: Cave de ’na vota e di Ricordi de ’na vota. E’ presente sul sito: https:////digilander.libero.it/cavelenny/poesie%dialetto/poesie%20in%dialetto.htm
 
Bibliografia
Vincenzo Luciani, Le parole recuperate. Poesia e dialetto nei Monti Prenestini e Lepini, Roma, Ed. Cofine, 2007
 
Webgrafia