25 anni di poesia in “Periferie” e reading poetico

Roma, sabato 24 aprile 2021, Colli Aniene: “Benvenuta Primavera” con i poeti Leopoldo Attolico, Bruno Cimino, Anna Maria Curci, Maurizio Rossi, Aurora Fratini, Bruno Lijoi, Rosangela Zoppi, Maria Lenti, Cristina Polli, Leonardo Marigliani, Manuel Cohen, Vincenzo Luciani

 

La terza edizione della rassegna “Benvenuta Primavera”, organizzata dall’A.p.s. IL FORO, con il supporto di Sogester, ha preso il via giovedì 22 aprile 2021 è proseguita venerdì 23 e si è conclusa sabato 24 aprile in diverse location: in viale Ettore Franceschini, via Meuccio Ruini, largo Nino Franchellucci, via Edoardo D’Onofrio.

Sabato 24 aprile 2021, con un clima finalmente primaverile, alle ore 16,00 grande evento di: «25 anni di poesia in “Periferie”» in cui è stata presentata la rivistaa cura di Manuel Cohen (direttore di “Periferie”). È seguito il reading dei poeti: Leopoldo Attolico, Bruno Cimino, Anna Maria Curci, Maurizio Rossi, Aurora Fratini, Bruno Lijoi, Rosangela Zoppi, Maria Lenti, Cristina Polli, Leonardo Marigliani. Ai partecipanti è stato offerto gratuitamente l’ultimo numero della rivista.

La diretta facebook è sulla pagina dell’Associazione Il Foro https://www.facebook.com/ilforoassociazione/videos/755985675118249

 A seguire si sono esibiti il Nuovo Coro Popolare e il Coro giovanile Voci d’Oro diretti dal M° Paula Gallardo Serrao.

Sotto i portici di viale Franceschini sono stati molto visitati i quattro pannelli della mostra “25 anni di poesia in “Periferie”, curata da Rosa Valle in collaborazione con la Sogester.

Qui di seguito i testi proposti e letti dai poeti durante il reading.

LEOPOLDO ATTOLICO

Leopoldo Attolico vive ed opera a Roma, ove è nato il 5 Marzo 1946. Dalla seconda metà degli anni ’80 si occupa principalmente di poesia performativa e delle sue modalità espressive foniche, ironiche / autoironiche e antistress. I suoi titoli di poesia: Piccolo spacciatore, Il Ventaglio 1987, Il parolaio, Campanotto 1994, Scapricciatielle, El Bagatt 1995, Calli amari, Edizioni di Negativo , Bologna / Roma 2000, Mix, Signum Edizioni d’Arte 2001, Siamo alle solite, Fermenti 2001, I colori dell’oro, Caramanica 2004, La cicoria, Ogopogo Edizioni d’Arte 2004, Mi (s)consenta, Signum Edizioni d’Arte 2009, La realtà sofferta del comico, Aìsara 2009, Si fa per dire, Tutte le poesie, 1964-2016, Marco Saya Editore 2018.

LE PAROLE PER DIRLO

Occhio alla penna.
Se s’impenna
– per la pena di non saper gestire
la reticenza e il fervore del suo acceleratore,
è questione, soltanto, di pazienza
di serena acquiescenza a un fervido torpore.
L’ispirazione
è inflorescenza naturale; vive di attese.
La sua carne viva
sa di scommessa umbratile; accende
una promessa e subito la nasconde;
si nutre del bisogno di aspettarne il culmine.
Quindi, mai fagocitarla
o chiamarla per nome:
sarebbe come dire alla Gioconda
di togliersi dall’onda di quel fluido
sospeso, indescrivibile, per tradurla
in approccio esplicito e smagato:
l’amarezza e l’incanto
di un bacio sulla fronte.

QUELLA ROMA 

Quella Roma della memoria
quella Roma bambina della tua storia
è ora Vispa Teresa in jeans e maglietta
un po’ scarmigliata, adulta
orfana della farfalla.
Ti attraversa gli occhi come un’onda senza spuma
prendendoti d’infilata con il suo motorino,
imperterrita.

Ha chiuso il candore dietro a una porta;
ora non ha tempo; te ne parlerà la prossima volta.
Solo a primavera fa un poco di scongiuri
ha fulgide accensioni
e sembra non essere cambiata.
Riesce persino a mettersi in abito da sera
e a tentare qualche poesia scordata
a suo tempo, dall’altra parte della luna.
Ma puntualmente s’impapera
e t’inciampa dentro l’anima

Tu vai
e torni
per portargliela.

 

BRUNO CIMINO

Bruno Cimino

BRUNO CIMINO,giornalista-pubblicista, è nato a Tropea nel 1952.  E’ stato uno dei fondatori dell’emittente Radio Tropea. Negli anni ’80 si trasferisce a Roma dove ha diretto “Il Mecenate” e collaborato con il mensile “Abitare A”, “FabbricaSocietà”, “Le Segrete cose” e “L’Internazionale”. Nel 1994 fonda e dirige il periodico “Il Gazzettino di Tropea e dintorni”; dal 1996 è direttore responsabile della rivista di poesia “Periferie”. Tra le sue pubblicazioni: Inchiostro di sangue (1980); Riflessioni (1985); Ragioni e intuizioni(1990); Tropea perla del Tirreno  (1993); Tutto Tropea e Dintorni (1999). Ha pubblicato inoltre: “Misantropie”(2001); “Immagini di Tropea” (2002) e “Amo la mia Terra” (2003) e i romanzi: Gurnèa, storia di nimici, eroi e spirdi è il titolo del romanzo (2009) e I cosi, quando si cùntunu, pàrunu nenti.

Ode al tenero Cupido
(tratta dal libro Storia di Cupido e sopravvivenza degli animali dopo la morte)

Come goccia di rugiada
adagiata su un fiore
sei venuto al mondo
ed io che di questo sconosciuto amore
nulla sapevo
di stupore e spavento
mi sono inebriato.
Meschino il mondo umano
che non conosce simili palpiti!

Di questa vita tu hai amato tutto
e altro paradiso meritavi,
ma è stato per me,
e per i tuoi cari
che l’Emanato ha voluto
donare così prezioso dono.

Per questo canto del mio tenero Cupido
le virtù eccelse
da quando cucciolo di Dio
ti ebbi tra le braccia
e seguivo i tuoi passettini
esplorare gli spazi di casa.

E poi le corse nei prati della città,
ignaro di cosa fosse il male,
eri Cavalier King d’amore
e ovunque allietavi le genti
conquistando carezze
e perpetui sorrisi.

Per anni purezza ispiravi,
suscitando emozioni da mito
placavi le angosce,
esortavi al sorriso,
tu primavera di vita
il fardello dell’inceder quotidiano
rincuoravi
le notti e i giorni
d’estate, d’inverno e d’autunno,

Per questo ti piango
amico fedele.

Lasciatemi con il mio dolore
ora che il disprezzo per la fatale morte
ha invaso tutto,
di me,
e quel che rimane
lacera il tempo.
Quale vita mi si proporrà
senza la tua presenza
nei giorni che dovrò affrontare
come orfano tra gli orfani di questa terra.
Quale alba, tramonto, festa o altra egloga
potrà mai suscitare in me conforto
senza che tu ne faccia parte.

Un sacrilegio all’amore si è compiuto,
consumato o malvagia natura
e il mondo nel suo rincorrere illusioni penose,
ne rimarrà ignaro.

Così, nell’avanzare del tempo,
mi nutro del ricordo di te.
E continuo, continuo, instancabile.

Per quanto ancora
il sangue che scorre nelle vene
corroderà le ferite aperte
di quel nefando 3 di maggio?
Eppure nessun differente dolore,
ché altro dolore non c’è
il non ritrovarti ogni giorno accanto.

Se tanto fiele ora mi si offre
non poco mi appresto a fronteggiare,
impavido,
sicuro che nessuna avversità o presagio di sciagura
sovrasterà il mio livore.

Io di tormento non digiunerò:
assaggio dopo assaggio
abituerò il mio sangue
al letale veleno
finché immune i miei pensieri purificherò.

La tua zampetta sulla mia gamba
e il gesto di quella linguetta
sostenuta dal tuo tenero sguardo
a tirar l’attenzione
per chiedermi da mangiare
vado cercando:
nulla di più arrendevole
si rivelava per esaudire tutta la felicità
che volevo tu avessi,
nulla più vedo
se non nell’eccesso tranquillo vigore
di abbracciare la morte
quando verrà
affinché ti veda
e tu capisca
che sono rimasto sempre qui
con te e per te.

Mi domando dunque
di quale altro mito ha bisogno questa terra
ora che le tue impronte e il tuo respiro
l’hanno abbandonata:
compiaciuta del tuo effondere ovunque fedeltà,
non c’è strada, sasso, città, fiume, lago, mare, foglia,
volto umano,
dove il vento non abbia trasportato il tuo alito di vita.
Nonostante tutto
so che aleggi libero e felice
nella dimensione che ha festeggiato il tuo arrivo,
abbi di me solo un pensiero: che ti ho molto amato.

Stolto chi pensa
che tanto amor nel nulla perisca,
perché d’amor si nutre la vita
che altra realtà non le è data.

Potrebbe qualcuno di voi
che vive dove poco ci è dato sapere
portare questo lamento d’amore
al mio piccolino
amato Cupido
che ricorderò sempre
che amerò sempre
ché la mia ferita
per il suo addio
è ancora aperta
e così rimarrà
sino a quando non verrò a riprenderlo?
So che da quel dì
paziente
mi sta aspettando.

 

ANNA MARIA CURCI

Anna Maria Curci

ANNA MARIA CURCI, è nata a Roma, dove vive e insegna lingua e letteratura tedesca. Scrive sul blog Cronache di Mutter Courage, su Unterwegs/In cammino, su Lettere migranti ed è redattore di Poetarum Silva. Suoi testi sono apparsi in riviste (“Journal of Italian Translation”; “Traduttologia; “Chichibìo”; “Il 996″), nelle antologie La notte(Roma 2008), Oltre le nazioni (CFR, Rende 2011), Cuore di preda (CFR, Rende 2012), nei blog La dimora del tempo sospesoCartesensibiliNeobarLa poesia e lo spirito, La presenza di Erato e sul sito Poeti del parco. Nel 2011 ha pubblicato la raccolta Inciampi e marcapiano; dal 2012 è nella redazione della rivista “Periferie”. Del febbraio 2015 è la sua seconda raccolta di poesie in volume, Nuove nomenclature e altre poesie, L’arcolaio.

Leggere versi all’alba
da “Opera incerta”

leggere versi all’alba
salutare maestri
nel vento freddo
dell’oscuramento

spogli di scuse
fronzoli intrisioni

è luce       dopotutto

Tienanmen

A quella porta della pace celeste
bussa spesso il pensiero e a due umani
che testimoni si fecero del nome
a caro prezzo, come sempre avviene.

Chissà dopo trent’anni dove sono
– lui che schivava lui che saltellava –
temerari di pace sulla terra
soppressi oppressi chiusi in manicomio.

Tu, giacca in mano e buste della spesa,
quale sguardo hai lanciato al guidatore
mentre gridavi: basta col massacro?

E tu, alla guida dentro il carro armato
– sorte compagna, direzione ignota –

no, tu non travolgesti la memoria.

 

AURORA FRATINI

Aurora Fratini

AURORA FRATINI è nata nel 1961 a Roma, dove vive e lavora. Nel 2000 ha fondato l’Associazione Culturale Terzo Millennio allo scopo di conservare, valorizzare e promuovere la storia, gli usi, costumi e il vernacolo di Sambuci. Ha scritto e rappresentato con successo 7 commedie in dialetto (E quanno la Rosina se marita…, ’A pantasema ’egliu casteglio, ’A pila ’ndronata, ’A Mandragora, Renzuccio e Lùciola, Amore bulli e pupe de’ rione (in romanesco), L’Acqua Donzana) ed 11 in lingua. Premi e riconoscimenti: nel 1992: I classificata nel Premio I Giardini di Mecenate (con un racconto dedicato al poeta latino Orazio); nel 2011: I classificata nel Premio di poesia e stornelli in dialetto Vincenzo Scarpellino (sezione poesia); nel 2014: I nella sezione stornelli dello stesso premio e II nel Premio nazionale “Salva la tua lingua Locale” (sezione racconti); nel 2015: I nella sezione poesia dello stesso premio. In occasione del 150° dell’Unità e del 70° della Liberazione di Roma le sue opere teatrali hanno ricevuto l’Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica.

Prighiera

Patrenostro
damme o’ pa’ ‘ella dine
vigliu teo,
che straccumortu carpo alla ter’egliu celo
ndo’ sta’ tune.
Dammegliu ‘o pane teo
ch’assorve e che pirdona
che de essa ‘ngora addora
davendro a ssa baracca
dagliu nome teo sandificata.
Patrenostru,
a ssa’ calla de‘state
‘ndo e’ cicare so’ stracch’ello canda’
‘e bestie stracche e pascula’
‘a mundagna senza sape’ ndo i’
e io straccu ‘e nu muri’,
dammegliu ‘sso pa’.
Mo’ che i’ tembo segna a partenza
mo’ che sto ‘nvaccia agliu murittu
che s’affatta agl’ortu teo.
Patre,
i’ sole da passo alla sera
porteme agliu furnu
ndo’ sendu ‘e va’ cantennu
amata mea
allo sfurna’ pegl’angiuli.
Benedici s’urdimu pa’
portame alle mani see
‘nvarinat’e nuvoli.
E cuscì sia.

Preghiera – Padre nostro / dammi il pane quotidiano, / il tuo, / che faticosamente strappo / alla terra del cielo / dove tu sei. / Dammelo il tuo pane, / che redime e perdona, / che ancora odora di lei, / in questa vecchia casa / santificata dal nome tuo. / Padre nostro / nella calura dell’estate / dove le cicale sono stanche di cantare / le bestie stanche di pascolare / i monti senza meta 7 e io stanco di non morire, / dammelo questo pane. / Ora che il tempo segna il distacco / ora che sono di fronte al muretto / che affaccia sul tuo orto. / Padre, / il sole cede posto alla sera, / conducimi al forno / dove sento va cantando / la mia amata / mentre sforna per gli angeli. / Benedici quest’ultimo pane / portami alle sue mani / infarinate di nuvole. / Così sia.

I’ vau

L’aio sindita
agliu vau
che me passèa
accandosciu
cheta sciurichennu
nell’ammaraviglia
‘e na notte jura
specchiu struppecande
‘a vida rangeghita
de Mari’
e’ngustiata
n’ajo pututu
nnaio vulutu
andonnollamme l’anema
agliu distinu seo
appiccata
comme panni mmernu
a strama’ stisi
a n’acc’e  jelu.
L’aio sindita e…
‘ndo va’ Domeneddio?
chiedea
‘ndovella a via?
Bona e nuvella anna’,
Signure,
signata ‘a rotta ‘elle mani tee.
Po’ sbotò agliu colle,
che se leva’ i’ sole,
e areccogliea lavanne.

Il bivio – L’ho sentita / al bivio / passarmi accanto / scivolare quieta / nello stupore / di una chiara notte, / specchio deformante / la vita appassita / di Mari’ / e dolente / non ho potuto / non ho voluto / oscillare l’anima / al fato suo / sospesa / come panni d’inverno / stesi ad asciugare sommariamente / a un esile filo di gelo. / L’ho sentita / lì al bivio e… / dove vai Signore? / chiedeva / dov’è la via? / Buona e novella andò / Signore, / segnata la linea delle tue mani. / Quindi voltò per il colle, / ché sorgeva il sole, / raccogliendo lavande.

 

MARIA LENTI

Maria Lenti

MARIA LENTI, poetessa, narratrice, saggista, giornalista, è nata e vive a Urbino. Docente di lettere fino al 1994, anno in cui è stata eletta (e rieletta nel 1996 fino al 2001) alla Camera dei Deputati per Rifondazione Comunista. Studiosa di letteratura e arte: saggi, recensioni, interventi critici si trovano in volumi collettanei, in riviste e su quotidiani a cui collabora da decenni. Nel 2006 ha vinto lo “Zirè d’oro” (L’Aquila). Ha pubblicato: Un altro tempo (1972, poesia), Tre poesie – sette acqueforti di Ettore Pagnoni (1973, poesia-arte), Albero e foglia (1982, poesia), Utopia – incisione di K. Dennig (1993, poesia-arte), Sinopia per appunti (1997, poesia, secondo premio “Alpi Apuane 1998”), Versi allineati e alfabetici – incisione di P. Capozucca (1998, poesia-arte), Ottobre – tempera di A. Borioli (1999, poesia-arte), Bel canto – tempera di A. Borioli (1999, poesia-arte), Melopea – tempera di A. Borioli (1999, poesia-arte), Poesie – acquaforte di G. Memmo (2000, poesia-arte), Anello – incisione di M. Longhi (2001, poesia-arte), Terra – acquaforte di S. Melani (2003, con una nota di K. Migliori), Versi alfabetici (2004, poesia), Il gatto nell’armadio (2005), Sette poesie (2006), Frammenti ricomposti (2007), Amore del Cinema e della Resistenza (2009), Cambio di luci (2009), Calpestare l’oblio (2009 e 2010), Amore del Cinema e della Resistenza (2009),  Giardini d’aria (2011, narrativa). Effetto giorno. Scritti diversi (1993-2012) (2012, saggistica), Cartografie neodialettali. Poeti di Romagna e d’altri borghi (2014, saggistica), In vino levitas. Poeti latini e vino (2014, con Vitaliano Angelini), Femminile plurale. Le donne scrivono le Marche (2014, antologia), S’agli occhi credi. Le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti (2015, antologia), Ai piedi del faro (2016, poesia), Certe piccole lune (2017, narrativa), Inquiete indolenze (2017, poesia). E’ nella redazione di Periferie.

Mattina    

Puoi riprovare
a camminare sulle acque, Gesù?
Per le contrade esiziali
qui e altrove
per chi non sa
do’ sbatta la testa
do’ argirass
do’ prenda coragg
do’ aviass sa ’n po’ de speransa
do’ arveda la luc dle lucciole
saltè tla barca anche se è vecchia
sa la baracca e i buratin
da sistemè magari da ’n’antra part
per arcmincè o per gì avanti

Più scettica dei tuoi apostoli
te lo chiedo
per questo mondo
da sempre tondo
schiacciato invece non soltanto ai poli
(sa l’acqua
a damont dei pochi felici
furbi molto furbi)

pur tra un niente e un niente
direbbe il poeta di Recanati
o tra un inizio e il tuo inizio
qualche alba in sincronia
Gesù
sole e luna mare e maree

Mattinado’ sbatta la testa  (…) = dove sbattere la testa / dove rigirarsi / dove prendere coraggio / dove avviarsi con un po’ di speranza / dove vedere di nuovo le lucciole / saltare nella barca pur vecchia / con baracca e burattini / da fermare magari in altra parte / per ricominciare o andare avanti
sa l’acqua / a damont dei pochi felici = con l’acqua / che ai pochi felici va perfino in salita
(dalla raccolta Arcorass Rincuorarsi, Intr. di Sanzio Balducci-Postaf. di Manuel Cohen, puntoacapo 2020)

Ecuba a Polidoro

Cammino le onde rotte a riva:
scarnificato dal sale
privo della corazza d’argento
ti riconosco in petto, ultimo nato,
il girello dei capelli sulla fronte
l’incavo della spalla il sopracciglio arcuato.
Hai lanciato un sorriso
Sei volato in aiuto dei fratelli e della città
Sei sparito indistinto nella mischia.
Giovane. Al più giovane alzeranno
Una statua con epitaffio.

Fossi ancora ciò che sei stato
Ieri quando eri.

Maledetta sia la guerra.
Non finirò di maledirla.

(dalla raccolta Elena, Ecuba e le altre, Prefazione di Alessandra Pigliaru, Arcipelago Itaca, 2019)

BRUNO LIJOI

Bruno Lijoi

BRUNO LIJOI nasce nel 1951 a Sant’Andrea Apostolo dello Jonio (CZ). Dopo aver vissuto da piccolo a Gaeta, si trasferisce a Roma nel 1960. Laureato in Scienze Politiche, impiegato presso un Ministero romano, ha ricevuto il titolo di Cavaliere per meriti di Lavoro. Ha pubblicato libri di Poesia, tra cui L’albero della vita Collana Aperilibri, Ed. Cofine, Roma, 2018 e di Narrativa e  Fiabe.

Come agricoltore

Non valutare
la mia valenza
ma lasciati avvolgere
dalle mie parole,
respira le mie sensazioni,
distilla le mie emozioni
e poi diventa,
nell’attimo fuggente,
il mio riflesso.
Non mi preoccupo,
sai,
di poter interferire
su altri e alti sentimenti,
in fondo non sono
che un agricoltore
che semina parole
sperando
in un raccolto copioso
anche se a me
non sarà mai certificato.

Silenzio

Anche il vento, ora,
non fa rumore:
non barattoli in strada
né bottiglie in bilico
con cui giocare
se non fronde
ad intonare melodie.
Questo assordante silenzio
viene stracciato,
all’improvviso,
dai latrati
che come stiletti
trapassano l’udito,
indifeso,
e si insinuano nell’animo,
attonito.

 

LEONARDO MARIGLIANI

LEONARDO MARIGLIANI, nato a Roma nel 1990, è cresciuto a Carbognano (VT). Laureato in Ingegneria Spaziale presso il Politecnico di Milano, lavora in Avio spa a Colleferro (RM).

Il prato

Nell’omogeneo verde
Di un prato piatto
La lontananza nasconde
Improvvisi sprazzi di vita ribelle.
È tutto un ribollire
Di colori e suoni a tratti,
E odori forti e lievi sentori.
Sensazioni che equilibrano l’anima
In un concerto che solo chi è vicino può ascoltare.

Montagna

Vorrei essere una montagna
Dolce e decliva,
Verde di boschi,
Viva di sogni brevi.
Vorrei sentire il vento
Sfiorare la mia pelle,
Portare briciole di vita
Dorate e lievi,
Mondare il superfluo
E muovere il tutto.
Vorrei gelare
Al freddo
Di un novembre prematuro
E godere
Del tepore
Profondo e tenero
Del sole tra le fronde.
Vorrei sentire la vita
Piantare radici
In me,
In me cercare la vita
Che ferma custodisco.
Vorrei che le rondini
Inquiete viaggiatrici
Venissero da me.
Che scegliessero
I miei luoghi più ignoti
Per dimorarvi.
Che se ne andassero
Ai primi esiti
Di un’estate ormai sfinita.
E poi tornassero,
Memori delle mie cure.
Vorrei essere una montagna
Con un lago al centro
E finalmente trovare
Nel mio cuore
La vita che gli altri
Trovano in me.


CRISTINA POLLI

Cristina Polli

CRISTINA POLLI, nata a Terracina, vive a Roma dove insegna in una scuola primaria e si occupa di formazione linguistica. Alcune delle sue poesie si possono leggere ne I Quaderni di Èrato IV, V, VI e VII e nel blog La presenza di Èrato con una nota critica di Marco Onofrio. È risultata finalista in vari concorsi poetici tra cui il Premio Don Luigi di Liegro del 2016.  La sua produzione è attualmente inedita. Pubblica i suoi scritti, prevalentemente poesie, sul suo blog https:////cristina-polli.blogspot.it/. Nel 2017 per Edilet ha pubblicato la silloge Tutto e ogni singola cosa.

 

E ora parla il mare
prossimo alle tamerici disadorne
ai versi striduli dei gabbiani
in comune sosta solitaria
sulle rive di sale
figura del fragore e del silenzio.
Tempesta cerchio immobile. Movimento d’attesa vento in conca.

Da Quando fioriscono le tamerici, Fusibilia 2020, p. 39

Niente è come prima
ognuno scava nella sua rovina
e solo perde il canto o forse tace.
Nessuno ascolta nelle albe d’inverno
solo la poseidonia lascia sulle sabbie
un languore di risacca
il riflesso interno delle voci
nascosto nelle fibre riarse.

Ibidem, p. 43

 

MAURIZIO ROSSI

Maurizio Rossi

MAURIZIO ROSSI, vive a Roma, dove è nato nel 1952. Ha esercitato come medico specialista. Ama scrivere in lingua e in dialetto romanesco. E’ iscritto all’Associazione Culturale “In tempo”; è socio de “La Primula”, Associazione tra volontari e famiglie di disabili, nella quale partecipa al laboratorio teatrale integrato e agli spettacoli messi in scena. E’ tra i promotori dell’Associazione “Casa delle Poesie Centocelle”, collabora, con scritti e recensioni sul sito “Poeti del Parco”; è nella redazione della Rivista “Periferie”. Ha pubblicato: Dal pozzo al cielo, Lulu.com, 2008, Tempo di tulipano, Lulu.com, 2009, Sono aratro le parole, LietoColle, 2011, Che resta da fare, LietoColle, 2014 Cercanno leggerezza,  poesie romanesche, Youcantprint 2015, La veglia e il sogno, Edizioni Cofine, 201

Er cavallo der sovrano

In petto ar monumento nominato
Artare de la Patria,  l’occhi in su
affissi a quer cavallo, me diceva
papà che drento ar corpo equino,

muscoloso, propio sotto ar sovrano,
venti ommini ce staveno seduti.
Regazzino, je detti la fiducia
fin all’età de la contestazione,

er tempo che s’affossano li miti
der padre de famija e quello eterno,
cor morso ar frutto de la libbertà.
Doppo tant’anni, padre e puro nonno,

vecchio mito stranito, ho ritrovata
‘sta foto, più antica de cent’anni
che senza dubbio arcuno documenta
‘na bisboccia de venti e più  cristiani

tutt’attorno a ‘na tavola seduti,
davanti a quattro fiaschi de Frascati.
M’ ha infreddolito ‘na malinconia:
er dubità su  quelo che diceva

papà mio: nun solo der cavallo,
ma d’antro che j’avevo sbuggiarato
ner crede a la buciarda evoluzione
de la coscienza, ovvero der penziero.
2/4/2021

Aritmie

Persino il clima è aritmico, smarrito
tra la funzione d’onda
e l’asse rotolante attorno all’astro
che pensavano fisso, eppure lui
sta sulla giostra attorno all’ombelico
d’una galattica astronave.

Ed io che cerco il senso e la ragione
del mio palpitare, invero mi ribello
a questa lite atriale col ventricolo,
cercando d’acquietare il mio vagale
scrutando le ragioni del vagare
di quanti e quante stelle.

Fuochi di festa

E’ così che io penso l’alba
del mondo, una voce che esplode
nel vuoto assoluto, un fonema
di luce che lancia miliardi,
milioni di stelle e ricolma
il silenzio di cause ed effetti.

Accadde ed accade.

L’artificio dei fuochi
bevuti con occhi
di bimbi, è ancestrale memoria,
nostalgia d’un archè,
quando il punto senza misura
smisurata presenza ha creato.
16.7.17

 

ROSANGELA ZOPPI,

Rosangela Zoppi

ROSANGELA ZOPPI è romana e vive a Roma. Laureata in Scienze Politiche, ha lavorato alla RAI, alla Telespazio e ha insegnato inglese, per un breve periodo, presso un istituto statale. Da molti anni si dedica alla poesia, in dialetto e in lingua. Vincitrice di diversi concorsi, ha pubblicato alcune raccolte poetiche, tra le quali ricordiamo: Mo ch’er primo cartoccio l’ho vòtato (2001), Neve marzarola (2004), Le mie parole per gli altri (1990), Prima che il cuore impietri (2005), Frammezzo ar maruame (2005), Fiore di stecco (Ed. Cofine, 2018) ed il romanzo storico Una donna contro un re (2000). Insieme con Claudio Sterpi, ha scritto “SPQR – Sproloqui, Proverbi, Quisquilie, Ricordi – Roma e il suo popolo” (2011). Sue liriche sono apparse su molte riviste italiane e straniere e sono state tradotte in francese dal poeta Paul Courget. Si interessa di teatro (testi e regìa) e di traduzioni; di Eliot ha tradotto Assassinio nella Cattedrale (2016).

Avere

Ciò che ora ci appartiene
sarà del tempo domani
e lentamente
farà parte dell’infinito.
Tutto di questa vita
scivola dalle nostre mani
e non si posa
come l’acqua del fiume
che le fragili canne
non sanno fermare.

Da sola

Lassateme da sola in d’una stanza,
come un ucello in gabbia che nun vola,
a strigne in pizzo ar becco
sto rametto de vita mezzo secco
che un po’ a la vorta sfronno.
Ormai solo a distanza
je vojo bene ar monno.

L’orloggio

L’orloggio vecchio tuo è arimasto qua,
ner tiratore de sto commodino
ndove ogni tanto er core
se mette a smucinà.
Da trent’anni oramai le du’ lancette
so ferme su le sette e er centurino
de pelle arinzecchito
e tutto scolorito
s’è areso ar su’ distino.
Ma quanno smorzo er lume e se fa buio,
tramente un guazzabuio de penzieri
s’aggita ne la mente
e, come fusse gniente,
l’oggi addiventa jeri
e er passato s’abbraccica er presente,
l’orloggio tuo de botto, a la sordina,
se sveja e aricammina.
L’ore attaccheno a core come matte,
forse p’aricchiappatte,
ma inutirmente,
perché quer ticche-tacche che se sente
è solamente er còre mio che sbatte.

 

MANUEL COHEN

Manuel Cohen

MANUEL COHEN, è poeta, critico e saggista. E’ condirettore della rivista “Periferie”. Figura nelle redazioni di: «Ali», «Argo», «Carte Urbinati. Rivista di Lett. Ital. e Teoria della Lett. Dell’Univ. Degli studi di Urbino», «Il parlar franco», «Punto. Almanacco della Poesia italiana». Collabora con i periodici: «Atelier», «Letteratura e dialetti», «Poesia». Tra i suoi più recenti lavori: L’Italia a pezzi. Antologia della poesia neodialettale (in co-curatela con V. Cuccaroni, G. Nava, R. Renzi e C. Sinicco, Ancona, 2014); Appunti di Geocritica, per una mappatura della Poesia Italiana Contemporanea (ATM, Monaco di Baviera, Germania 2013). In poesia ha pubblicato: Altrove, nel folto (Roma 1990); e dopo venti anni di silenzio: Cartoline di marca (Teramo 2010); WinterreiseLa traversata occidentale (Sondrio 2012), L’orlo (Sondrio 2014), Tutte le voci (Arcipelago Itaca, 2016).

 

(da “Tutte le voci: Capitoli I e II)
                                                -oltre la parete la soglia il muro
                                                nei silenzi infetti un suono puro-

vengono voci
in bollicine d’aria
rinvengono
dagli abissi
del Baltico

imprecazioni di soldati
foglietti scritti
biglietti ai cari
addii
imprigionati in sottomarini russi
incagliati sul fondo
assiderati

invocazioni suoni di corpi                 
avvoltolati nei ghiacciai
alpini andini himalayani          

                cacciatori mistici imbonitori
viaggiatori santi predicatori
                   esploratori eresiarchi pensatori

acciambellati in sconce stive
stipati
insaccati in suoli carsici
crivellati

 vittime le vittime 
agite agitate agapate ora e sempre

carnefici i caini le carneficine
i caligola i neroni le agrippine
nelle foibe titine nelle fosse di Milòsevic
di Arkan di Mladić
alle Ardeatine

le voci
dissepolte alle torbiere del Donegal
catene di affogati al largo del Senegal

golette
gondole
galeoni
galere

incagliate alle barriere coralline

voci indistinte 
                                                                          adamantine

II

le voci
piantate
in piantagioni
di tabacco coca caffè carioca

sepolte ai piedi dei faraoni
sacrificate su are capre agnelli
piatti d’argento vitelli d’oro

Nina Pinta Amistad Lusitania
Andrea Doria Titanic Moby Prince
Trafalgar Waterloo Salamina

le voci
dei suicidi iberici
all’arrivo di Scipione l’Emiliano

falangi opliti fanti

imprigionate a Guantanamo
a Cuba nel gulag siberiano

al supercarcere di Fossombrone
sequestrate all’Aspromonte
rapite
nella Locride in Barbagia
presidenze prigioniere in una dača
assediate a ferro e fuoco
a fame e sete
a Troia
a Micene
nel ghetto di Varsavia
a Mostar
nella guerra dei Balcani
nella guerra
dei cent’anni
nella guerra
dei trent’anni
nella guerra
dei cento giorni
nella guerra
dei sei giorni

                       guerre lampo
 guerre difensive
guerre mondiali
multimediali
                      guerre plurioffensive

 

VINCENZO LUCIANI

Vincenzo Luciani

VINCENZO LUCIANI è nato nel 1946 a Ischitella nel Gargano, dal 1975 vive a Roma dove dirige il mensile di informazione locale Abitare A. È fondatore dell’Associazione e della rivista di poesia Periferie. Dirige il Centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino”. Ha pubblicato le raccolte di poesia: Il paese e Torino, (Salemi, 1985) e, per le Edizioni Cofine, I frutte cirve (1986), Frutte cirve e ammature (2001), Tor Tre Teste ed altre poesie: 1968-2005 (2005), La Cruedda (2012), Straloche/Traslochi (2017). Dal 2005 al 2012 ha condotto, in prima persona o con l’aiuto di collaboratori, ricerche sui dialetti del Lazio, in particolare nelle aree della Tuscia meridonale, Campagna romana nord-occidentale, nei 121 Comuni della provincia di Roma e nei 33 comuni della provincia di Latina, i cui risultati sono poi confluiti in 8 volumi.

Via dei Noci 74*

Bruno, vorrei tornare in via dei Noci
e riascoltare quelle voci
in quella stanza che ha pareti
di sogno e d’infinito.
Vincenzo Scarpellino punta il dito,
s’incazza cor burocrate de stato
e poi s’accora su un cartone
de la stazzione Termini…
fragile foja ar vento.
Cesare, all’ombre declive
la luna alitava l’aurora; il sole
scuoteva l’odore di stabbio
sui campi in un mattino a Casacampi.
Ho appeso il mio cuore alla luna,
canta Patrizia e intenerisce
sopra le scarpe del marito.
Poi calpesta i viali
del parco con Giovanna
che spezza i settenari e
lungo passi d’asfalto
cerca sapore d’erba
scopre pluricoscienza
con cuore di poeta.
Esiliata da nordiche campagne,
non si rassegna Laura
alle casupole rosa dell’Alessandrino,
e Fontanelle dove il nulla
si taglia col coltello
sospira e una pianura che si culla
e si fa nulla.

da Tor Tre Teste ed altre poesie 1968-2005)

* Nella poesia sono citati versi dei poeti Bruno Cimino, Vincenzo Scarpellino, Cesare Boldorini, Patrizia Fanelli, Giovanna Giovannini, Laura Rainieri.