2 – AGOSTA

AGOSTA (1450 abitanti, detti agostani). Situato nell’Alta Valle dell’Aniene a 382 m slm, il paese è costruito su un costone di roccia calcarea, alle falde occidentali dei Monti Simbruini.

IL DIALETTO DI AGOSTA:

 1. I vocabolari e le grammatiche
G. Panimolle ne La grammatica del dialetto di Agosta, concretizza l’obiettivo dichiarato della ricerca della identità della sua “piccola patria”. Introdotto dalla prefazione del prof. Ugo Vignuzzi, Ordinario di Dialettologia Italiana nell’Università “La Sapienza” di Roma e profondo conoscitore anche dei dialetti della Valle dell’Aniene, il volume nella prima parte tratta la fonetica, con un’attenzione particolare alla palatizzazione di “ll”, alla “u” finale, all’uso degli accenti, fondamentali nei dialetti, e “alle lettere aggiuntive k-j-w”, come, ad esempio, zìkkju, wéta, ràglju (secchia, dita, raglio). La seconda è dedicata alla morfologia.
Quasi metà dell’opera consiste nel vocabolario “ricco di termini anche assai arcaici, ben documentato, preciso nelle definizioni e intelligentemente corredato di una fraseologia non banale” (Vignuzzi). Ad es.: mùtrja (broncio): quella recàzza tê sembre a mùtrja. Ed ecco una scelta di termini dal vocabolario:
abbafà (far bollire l’uva); accarokkjà (mettere insieme, unire a caso), akkroccà (caricare le trappole, accatastare a caso oggetti, anche mettere insieme parole a caso), béota (bevuta), bissèculu (attrezzo del calzolaio per lucidare gli orli delle scarpe. Fig. enorme membro virile), bullittina (chiodino usato dal calzolaio per chiudere i bordi delle scarpe, detto anche semenza), cama (anche spulla, pula del frumento), casacummù (casa comunale, municipio), cendorambi (millepiedi), ciuccjulapénda (lucciola), crokkjà (colpire le bocce; fig. picchiare qualcuno), damandu (grande), énece (nidiandolo), faóne (falò), farzènde (dente guasto, cariato), martavégljo (nassa, rete da pesca a forma di sacco con vari scomparti intercomunicanti per intrappolare i pesci), gregnarólo, gregnarinu (ragazzo che trasportava i covoni di grano verso la manocchiara), ngutilluni (di traverso; camminare di traverso delle persone o degli animali, colpiti con legnate alla schiena), pescólla (pozzanghera), rapacciu (crosta di sudicio sulla pelle), rignìculu (regnicolo, abitante del Regno di Napoli), sdrinà (screpolare), sottotìglju (sotto l’ascella), stoccatummézzo (con le ossa rotte, stanco morto), surlìcchiju (ricerca amorosa; è l’atteggiamento di un giovane che cerca l’anima gemella), velòccjo (tuorlo dell’uovo), zondà (saltare).
 
Agosta, passione mia! Appunti di civiltà agostana, a cura di Mario Stazi, nella terza parte si occupa del dialetto agostano e della sua grammatica; nella quarta, Io parlo austano, propone un piccolo vocabolario.
 
Il dialetto di Agosta (dall’intervento di G. Panimolle al Convegno di Anticoli Corrado “Dialetti a confronto” del 20-21 febbraio 2010).
Ne La grammatica del dialetto di Agosta, ho cercato di realizzare l’obiettivo della ricerca della identità della mia “piccola patria”. Introdotto dalla prefazione del prof. Ugo Vignuzzi, Ordinario di Dialettologia Italiana nell’Università “La Sapienza” di Roma e profondo conoscitore anche dei dialetti della Valle dell’Aniene, il volume nella prima parte tratta la fonetica, con un’attenzione particolare alla palatizzazione di “ll”, alla “u” finale, all’uso degli accenti, fondamentali nei dialetti, e “alle lettere aggiuntive k-j-w”, come, ad esempio, zìkkju, wéta, ràglju (secchia, dita, raglio). La seconda parte è dedicata alla morfologia.
Quasi metà della mia opera consiste nel vocabolario che contiene termini arcaici ed è corredato di una fraseologia che Vignuzzi ha definito “non banale”. Ad es.: mùtrja (broncio): quella recàzza tê sembre a mùtrja. Ed ecco una piccola scelta di vocaboli: accarokkjà (mettere insieme, unire a caso), akkroccà (caricare le trappole, accatastare a caso oggetti, anche mettere insieme parole a caso), bullittina (chiodino usato dal calzolaio per chiudere i bordi delle scarpe, detto anche semenza), cama (anche spulla, pula del frumento), casacummù (casa comunale, municipio), cendorambi (millepiedi), crokkjà (colpire le bocce; fig. picchiare qualcuno), damandu (grande), énece (nidiandolo), faóne (falò), farzènde (dente guasto, cariato), martavégljo (nassa, rete da pesca a forma di sacco con vari scomparti intercomunicanti per intrappolare i pesci), gregnarólo, gregnarinu (ragazzo che trasportava i covoni di grano verso la manocchiara), ngutilluni (di traverso; camminare di traverso delle persone o degli animali, colpiti con legnate alla schiena), pescólla (pozzanghera), rapacciu (crosta di sudicio sulla pelle), rignìculu (regnicolo, abitante del Regno di Napoli), sottotìglju (sotto l’ascella), stoccatummézzo (con le ossa rotte, stanco morto), surlìcchiju (ricerca amorosa; è l’atteggiamento di un giovane che cerca l’anima gemella).
Nello stesso libro ho raccolto oltre 350 proverbi e 200 modi di dire. Ne cito un paio: I porco quannu è saziu revoteca i scifu (Il suino quando è sazio rovescia la mangiatoia), marzo marzone ha scortecatu pecore e montone (A marzo si tosano pecore e montoni), Pasqua marzatica o morte o famatica (se la Pasqua verrà di marzo, l’anno non sarà buono, con morti e carestie), Sant’Andrea ogne oe a la lestra sea (dopo il 30 novembre ogni bue deve stare al suo giaciglio), se pioe e santa Bibbiana ne fa na quarantana (se piove il 2 dicembre, festa di S. Bibiana, pioverà per 40 giorni consecutivi).
Mi piace citare una filastrocca legata al gioco dell’altalena (Tìkki, tìkki taura, / s’à maritata Laura; / a taura d’argéndo / vale milleccéndo, / céndocinguanda: / a vaglina canda, / lassétela candane / ka s’àta maritane); un indovinello malizioso: Saccjo un niu ’e quarquagljòla, / co un cillìttu e co du òa: / nè nè nè, anduìna che cos’è? E ancora, un’invocazione: Matonna méa der Passo, / ce passo e ce repasso, / se non nge passo più / raccommànname a Gisù; ed alcune imprecazioni e minacce: Mette béo o sanque! Te ficco un vitu ncanna! (ti caccio un dito nella gola), te pòzza spogljà a crantine! (Possa spogliarti la grandine), te puzzi votecà a na price! (possa rotolare in un burrone).
Nel mio libro c’è pure una ricca antologia con stornelli e poesie in una sezione intitolata Poesie e laude, in cui figurano alcune preghiere, una per “L’aleme scordate” ed un’altra che si recitava prima di addormentarsi. Notevole è una laude antica “La Passione di Cristo” (tramandata per iscritto da mia madre). Vi leggo solo la parte finale, in cui la Madonna risponde al figlio Gesù che la rimprovera di non avergli portato una goccia d’acqua:
Ji respose Maria: / – Se a ssa croce potesse saline / a zinna mmocca te olarìa ficcane! / La sende unu ’e quigli giutèi, / sùbbitu corze co acitu e fèle. / Allora isse Cristu: / – Io so’ transitu! / Sô transitu e crétome ’e murine, / no nmella scarnparagljo questa dine; / so’ transitu e sendome a morte, / no nmella scarnparagljo questa notte! / Eppó isse a Ddio: / – Perdona tutti quandi – / volènnosenne ncélo cóglj Sandi. / A passjone ’e Cristu è già finita: / se cenne fosse ppiù la icjarìa. / Ammè.
 

 

2. I proverbi e i modi di dire

In La Grammatica del dialetto di Agosta, G. Panimolle ha raccolto oltre 350 proverbi e 200 modi di dire. In Agosta, passione mia! Appunti di civiltà agostana, a cura di Mario Stazi, sono raccolti centinaia di modi di dire del parlare agostano. Alcuni proverbi agostani:
I porco quannu è saziu revoteca i scifu (Il suino quando è sazio rovescia la mangiatoia), marzo marzone ha scortecatu pecore e montone (A marzo si tosano pecore e montoni), Pasqua marzatica o morte o famatica (se la Pasqua verrà di marzo, l’anno non sarà buono, con morti e carestie), Palma nfossa, gregna assucca (se la domenica delle Palme piove, la mietitura sarà asciutta) l’ovo a Pasqua e la parola quanno casca (l’uovo si regala a Pasqua, la parola al momento opportuno), Sant’Andrea ogne oe a la lestra sea (dopo il 30 novembre ogni bue deve stare al suo giaciglio), se pioe e santa Bibbiana ne fa na quarantana (se piove il 2 dicembre, festa di S. Bibiana, pioverà per 40 giorni consecutivi).
 

3. I toponimi e i soprannomi

Ecco alcuni fra i soprannomi (le razze) più diffusi oggi ad Agosta (dal sito https:////digilander.libero.it/agostaonline): Battijappa, Cacastecche, Ciammottone, Cozza ’e asinu, Crasticotto, Scioppettero, ’Mbriachella, Ntinto’, Ntruppone, Cameraccanna, Mittenobis, Schioppapèe, Stracciacoperte, Stracciammasti.
Toponimi agostani riportati da G. Panimolle: Cambusalìnu, Castellóne, Castignàli, Câte, Colle’egliu Rosariu, Colletammùru, Costefinokkjàra, Costerizzélla, Culignòla, Fóssa, Mainùccia, Matignànu, Morécchje, Morescoàkkju, Muricèlla, Santjàni, Santiório.
 
 
 4. Canti – filastrocche-indovinelli – giochi- gastronomia- feste&sagre-altro
In Agosta, passione mia!, a cura di Mario Stazi, vengono narrati gli usi, i costumi, le credenze, le feste religiose e popolari. Da segnalare anche “Pasqua sparita” e “Natale sparito” a cura dell’Associazione Culturale “La Ginestra” di Agosta pubblicati nel 1998.
Feste e sagre. Festa dell’Assunta (15 agosto; comprende il rito dell’Inchinata, tradizionale anche in altri centri, in cui le immagini di Cristo e della Vergine, recate da due diverse processioni per le strade del paese, si incontrano e si ‘salutano’ con un inchino). Festa patronale di Sant’Agostino (27 e 28 agosto). Sagre della rana, dei fagioli e degli strozzapreti: si tengono fra agosto e settembre.
 
 
4.1 Canti
Sul sito https:////digilander.libero.it/agostaonline/canti.html c’è un’interessante trattazione sui canti più belli. Proponiamo alcuni “stornelli maliziosi”.
 
Se pozza muri j’àsinu a zi prete,
quanno ce va a cavaju la nepote.
Maranu è i paese ’elle cipolle,
l’Austa ’elle recazzette belle.
Revettenne de maggio caro amore,
quanno so fatte le cerasa nere.
Alla Cervara cólla mutinella,
all’Austa bbella cólla canestrella.
Maritate maritate alla Rocca,
te magni n’accitente che te spacca.
E se ju kiami mangu te responne,
quissu c’è natu aglju nfirniglju ’e Jenne.
Te pòzza pigljà un curbu própio mone,
tu vo più bbe alle pecora ke a mine.
Se mamma no nm’ assora miglju tagljo,
e migl’appicco pe fiskjttu ncógljo.
Sa tu me fa vede l’Addis Abeba
te faccio vede i negus cólla barba.
Eteme ntizzu che la vojo tegne,
la voglio fa più nera e ll’are fr…
Affattate alla finestra zinnacchiona,
e jettamette sopre e famme gama.
Sapissi agju vattu meo che ja successo,
pe na magnata e soreca sa morto.
I pecorari puzzani de zuzzu,
i cavallari de cavaju morto.
Che puzzi fa la fine egliu cutturu,
co j’ancinu ncanna e co ju foco ncuru.
E pe cantà ce vo la licurizia,
pe fa l’amore ce vo mpo de grazia.
 
 
4.2 Filastrocche, indovinelli, invocazioni, scongiuri
Dall’opera già citata di Panimolle una filastrocca legata al gioco dell’altalena (Tìkki, tìkki taura, / s’à maritata Laura; / a taura d’argéndo / vale milleccéndo, / céndocinguanda: / a vaglina canda, / lassétela candane / ka s’àta maritane); un indovinello malizioso: Saccjo un niu ’e quarquagljòla, / co un cillìttu e co du òa: / nè nè nè, anduìna che cos’è? Ed infine “La vendetta del morto”: Quanno me mòro io / che condendezza, / tutti ce vàu appéj / e io ncarozza; / tutti ce vau candènno / e io stongo zitta. E ancora, un’invocazione: Matonna méa der Passo, / ce passo e ce repasso, / se non nge passo più / raccommànname a Gisù; ed alcune imprecazioni e minacce: Mette béo o sanque! Te ficco un vitu ncanna! (ti caccio un dito nella gola), te pòzza spogljà a crantine! (Possa spogliarti la grandine), te puzzi votecà a na price! (possa rotolare in un burrone).
 
4.3 I giochi
Alcuni giochi agostani: crokkjawàcu (si praticava con le noci, con gli ossi di pesca o con le castagne), frangaletane (gioco simile alla “lippa”), patreggirólemo (si pratica saltellando su un solo piede), piripìkkju (si gioca sollevando gli indici a volte insieme, a volte in modo alternato per indurre l’avversario all’errore e fargli pagare pegno, mentre si pronuncia con sveltezza piripìkkju o piripakkju), setasetola (consiste nel far dondolare avanti e indietro un bambino tenuto a cavalcioni sulle ginocchia mentre gli si canta la filastrocca: Seta setola, Gjosèppe va alla scòla / se porta a ssidjòla / a ssidjòla e i canestrégljo / pjìnu pjìnu ’e pizzutégljo: / a maestra ji braéa / e Gjosèppe se nne scappéa), tikkitàura (si pratica con un asse di legno che bascula su un sostegno fisso, in modo tale che i bambini posti a cavalcioni nelle due estremità possano altalenare alternativamente in su e in giù).
 
4.4    la gastronomia
Non è stato reperito materiale.
 

5. I testi in prosa: il teatro, i racconti

In La grammatica del dialetto di Agosta di G. Panimolle sono riportati 7 racconti in vernacolo. Molto divertente è I pórco e i saettone di Nazzareno Giuliani.
Panimolle in Racconti popolari (2000), raccoglie una serie delle storie popolari più belle di Agosta. Il libro di M. Stazi – M. Pantini, A proposito di… Agosta. Seconda miscellanea storica, artistica e folkloristica, è anch’esso ricco soprattutto di racconti, opere teatrali (tragedie), novelle.
 

6. I testi di poesia

Ne La grammatica del dialetto di Agosta di G. Panimolle, c’è una ricca antologia con stornelli e poesie in un’interessante sezione intitolata Poesie e laude. Vi figurano alcune preghiere di Agosta, una per “L’aleme scordate” ed un’altra che si recitava prima di addormentarsi. In questo libro riportiamo, nel terzo capitolo, quella in uso a Roiate). Ne citiamo solo l’inizio: A létto a lètto me nne vô, / l’alema méa a Ddio la dò / la dò a Ddio e a San Gjuanni, / nnò al nimico che me nganni.
Notevole è una laude antica “La Passione di Cristo” (tramandata per iscritto dalla madre a Giuseppe Panimolle). Ne riportiamo solo la parte finale, in cui la Madonna risponde al figlio Gesù che la rimprovera di non avergli portato una goccia d’acqua:
Ji respose Maria: / – Se a ssa croce potesse saline / a zinna mmocca te olarìa ficcane! / La sende unu ’e quigli giutèi, / sùbbitu corze co acitu e fèle. / Allora isse Cristu: / – Io so’ transitu! / Sô transitu e crétome ’e murine, / no nmella scarnparagljo questa dine; / so’ transitu e sendome a morte, / no nmella scarnparagljo questa notte! / Eppó isse a Ddio: / – Perdona tutti quandi – / volènnosenne ncélo cóglj Sandi. / A passjone ’e Cristu è già finita: / se cenne fosse ppiù la icjarìa. / Ammè.
 
Panimolle riporta tre composizioni poetiche di Nazzareno Giuliani, tra cui un sonetto “A mutàta nòa” in cui si racconta cosa può accadere, a causa della fretta e della cattiva illuminazione, quando si deve approntare un vestito nuovo per la festività della Madonna del Passo:
Pe’ la Matònna ’egl’otto, sa’ comm’èra, / se reficéanu tutti ’a nòa mutàta; / ccusì pur’io ’e Arzuli alla fiéra / ’e “djàru” certa pelle era crombàta. // Me ice i sartu: – na sittimanàta / me cce olarà, revé a viggilia a sera, / vê dóppo ke sì l’àsena appagljàta. / Pasquà, sù, bbène spèra! // Ma io non pòtte própjo speràne / da un sartu che cocéa …alla pecorara, / peché me fegge a festa recordàne!!! / E mméce ’e quelle méi alla giacchetta / ’n ge ji attaccà e maniche ’e n’ara? / Ke pòzza ji a ccàvaglju a ’na saétta!!!
(mutàta: vestito nuovo; “djàru”: qualità di stoffa detta “pelle di diavolo”; …alla pecorara: in maniera frettolosa e a lume di candela; ’n ge ji…: non gli attaccò alla giacca le maniche di un’altra?).
 
Pietro De Angelis è autore di Sonetti austani, una raccolta di sonetti su usi, costumi, tradizioni e personaggi di un’Agosta ormai sparita, dalla quale scegliamo L’ammazzata e ju porco:
Tira Frangì! Marià rìggigli a spalla! / Damme jafferaturu pe accorà! / I fusu addó stà? a paglia? l’acqua calla? / Ecc’a funi e jammero pe sparà! // che strilli! Che zambate! È na cavalla! / Rìggila fòrte e no st’a chiacchiarà! / Basta! s’è mòrta! Potéte lassàlla! / Mitt’a paglia che se po’ nfocarà! // Che scrofa! Farà quaci du quindali! / Pe mi unu e meso quanno s’è sfreddata! / Cumunque lo sendémo pe le scali! // Appenna che la sarémo sparata, / sènza batà agli chili e agli quindali / ce ne ficémo na bbèlla magnàta!
(j’afferatu pe accorà: lo stilo per macellare il maiale; fusu: zipolo per chiudere il foro provocato dallo stilo per impedire la fuoriuscita del sangue; jammero: arnese di legno che si infilava nelle zampe posteriori della bestia per appenderla alle travi; sparà: aprire il ventre; nfocarà: appiccare il fuoco; sparata: tolto le interiora)
 
Poeti e scrittori
Pietro De Angelis, Nazzareno Giuliani, G. Panimolle, M. Pantini, Mario Stazi
 
Bibliografia
Panimolle, Giuseppe, La grammatica del dialetto di Agosta, Errebigrafica, Subiaco, 2004
 
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