Su Arturo Onofri (15 settembre 1885 – 25 dicembre 1928) sono fondamentali, oggi, gli studi di Anna Dolfi, curatrice, tra l’altro, dell’edizione delle «Poesie edite e inedite (1900-1914)», Longo, 1982.
A ragione, la Dolfi sostiene che «un’auspicabile antologizzazione permetterebbe di riscontrare nel miglior Onofri un indubbio precursore non dei temi ma della grammatica ermetica, e di rinvenirne ritmi e sintagmi in una generazione di poeti che […] ne furono sicuramente influenzati (si pensi a Gatto, Luzi…), sia pur nella lontananza della sua troppo esplicita e affermativa ideologia, dal suo dichiarato misticismo, dal barocco e sensuale susseguirsi e ripetersi di immagini entro un’opera poetica che appare spesso come un’ossessiva variazione su tema».
