Зборот на непријателот – la parola del nemico di Luca Benassi

Recensione di Dante Maffia

 

Luca Benassi ha sempre vissuto la sua esperienza poetica con molta discrezione, lavorando assiduamente, indifferente al chiacchiericcio che da decenni, ormai, si continua a fare sui poeti, anche perché purtroppo l’esercito dei poeti è immenso, si sono arruolati in massa, spessissimo confondendo la poesia con le accensioni infantili che troppo spesso persistono negli adulti.

Questo suo stare in disparte (naturalmente seguendo con attenzione ciò che accade) gli ha permesso di scegliere con calma, di ponderare, di valutare e di definirsi con agio e con sicurezza, portandolo ad esiti davvero straordinari. Io non esito a dire che Luca Benassi è uno dei cinque o sei poeti con una caratura internazionale e questa antologia lo dimostra largamente, anche grazie al lavoro certosino di Natasha Sardzoska, che ha saputo interpretare le allusioni, le alchimie linguistiche e concettuali del poeta e grazie anche alle puntualizzazioni critiche di Vladimir Martinovski, che ha parlato di «poetica del sottile», di «sguardo» che «penetra al di là del visibile e dell’ordinario» e di poesia «stratificata, misteriosa e altamente associativa».

Ovviamente Benassi sa muoversi con disinvoltura dentro un linguaggio che parrebbe surreale e che invece è attento a cogliere le stratificazioni sottese nella espressività ed è in sintonia con ciò che si nasconde dietro le apparenze. È l’antica e ormai magistrale e veritiera lezione di Baudelaire che seppe svoltare e fornirci la nuova strada uscendo dal descrittivismo.

Luca Benassi, che ho seguito fin dagli esordi, parlo del lontano 2005, quando I fasti del grigio segnarono quasi una svolta nel panorama della poesia italiana, ha la capacità di saper entrare nelle pieghe sottili della realtà e del suo rovescio e sa scandagliare ciò che fugge rapidamente, ciò che vorrebbe sottrarsi alle analisi e agli impatti. Egli sa trarre dalle emozioni il nettare necessario per focalizzare pensieri e sensazioni, emozioni e scoscendimenti nella psiche senza però mai portarli al disfacimento. Conosce le stazioni dove fermarsi, cioè quella famosa “misura” che è sempre libertà assoluta, che resta il sale dell’espressione poetica.

Ultimamente però Benassi ha aggiunto alla sua bravura, si vedano gli inediti di Questo muro mi somiglia, un pizzico di sale greco nel saper cogliere e trasmettere le emozioni. Non so, leggiamo da A Massimiliano: «Vorrei coglierlo di sorpresa, sollevarlo / ondeggiando come una medusa, come / un muso di delfino spingerlo sul filo / celeste della corsia fino / alle piastrelle dell’arrivo». Si noti quanta cauta dolcezza ci sta dentro le parole, quanta realtà che non perde la sua pesantezza e comunque sa farsi portatrice di valore estremo.

Ma vogliamo assaggiare un altro esempio?

«E poi arriva una farfalla gialla / sulle tegole della mansarda / e sembra porti un messaggio / di sabbia e azzurro / -le ali come vele, un abbraccio di onde / e le antenne tese alla mia voglia / di mare, a una risposta / che non sia parola, né silenzio».

Già, e qual è questa risposta senza parola e senza silenzio?

Quella della poesia, quella che è capace di creare la comunione con l’imponderabile e con l’invisibile, con ciò che fugge irrimediabilmente e lascia appena una scia di senso.

Vorrei però sottolineare ai lettori che non si giunge a esiti così intensi e così complessi se alle spalle non ci sono esercizi infaticabili di critica, di studi profondi, di conoscenza letteraria.

Sappiamo tutti che poeti si nasce ma che per diventare saldi e sicuri nel saper cogliere le essenze sottili delle verità e degli ardori bisogna allenarsi e affinarsi. Ciò che ha continuato a fare Luca Benassi non smettendo mai di confrontarsi, di abbeverarsi alle fonti alte della poesia mettendosi ogni volta in gioco. Il risultato, un primo risultato, è questa antologia che non a caso si intitola La parola del nemico.

Io non so chi Benassi, nella sua scelta intima, abbia individuato come nemico, però affermo che si tratta della mediocrità, della banalità, del gregge che crede di essere arrivato alle soglie del senso e della bellezza grattandosi un attino la testa. Ecco perché l’amico è la verità del senso detto con la massima semplicità, con però l’accorata dimensione di chi percepisce l’essenza e non la parvenza.

Ma andrebbero dette molte altre cose su questo poeta inquieto e falsamente pacato a vederlo, su questa anima che è troppo piena di ragioni profonde e sbraita e si dimena e vorrebbe sciogliersi in parole sublimi e mai divaganti.

«Ti ho portato qui, straniera / nella terra dell’abbandono / al fiume, alla codula di luna / e tu sei femmina / sei acqua di vena, sei / fiore selvaggio, vento di maestrale».

 

Luca Benassi, Зборот на непријателот – la parola del nemico (testo a fronte italiano e macedone PNV Publishing, Skopje, Macedonia 2019).